La falsa emergenza della carovana di migranti

Eugenio Cau

Sul movimento in marcia dall'Honduras, Trump ha fatto gioco di sponda per creare paura su un pericolo che probabilmente non arriverà

Roma. Ecco cos’è per davvero la “carovana” di migranti che è partita dall’Honduras e due giorni fa ha attraversato il confine sud del Messico, con gli Stati Uniti come destinazione finale – e impossibile. E’ un movimento di persone relativamente piccolo (i marciatori effettivi sono circa cinquemila) che in 11 giorni ha percorso 650 chilometri, dall’Honduras al confine messicano, e non ha praticamente nessuna speranza di percorrere i 1.700 chilometri che lo separano dalla più vicina città americana, Brownsville. Il percorso più sicuro, che passa da Tijuana e che probabilmente sarà quello scelto dai migranti, misura il doppio: più di 3.500 chilometri. Il Messico è un paese enorme, e la traversata a piedi tra montagne e deserti richiederebbe almeno 20 giorni, più probabilmente un paio di mesi. E’ certo che la carovana si disperderà dentro al Messico, come successo con tutte le altre – questa carovana non è affatto la prima, ce ne sono state molte negli ultimi anni e si è sempre trattato più di movimenti di protesta che di spostamenti di popolo. Ma se, per assurdo, i migranti arrivassero al confine, in quanto richiedenti asilo sarebbero smistati e rispediti indietro. E dunque ecco cos’è per davvero la carovana: un fenomeno lontanissimo nello spazio e nel tempo e in gran parte velleitario, che senza aiuti esterni sparirà da sé senza che un solo migrante sia avvistato al confine.

 

Ecco invece come è stata trattata la carovana dai media e dalla politica degli Stati Uniti: un esodo biblico di popoli latinos, un’invasione di massa di immigrati illegali, narcotrafficanti e peggio ancora che mina la solidità del confine. E’ il principale tema di cui da giorni si occupano tutte le televisioni, su cui il presidente Trump twitta ossessivamente e che ha trasformato l’immigrazione nella prima preoccupazione degli elettori americani a pochi giorni dalle midterm. 

  

Perché un gruppo di immigrati che si muove a piedi ed è ancora a duemila chilometri dal confine è all’ordine del giorno di tutte le news? Perché le televisioni parlano in maniera parossistica di un fenomeno che non si materializzerà in America ancora per un mese? Semplice, perché Donald Trump ha visto nella carovana un perfetto materiale da campagna elettorale, e ha deciso di approfittarne per scatenare una campagna di paura. Da più di una settimana Trump sta facendo un gioco di sponda con Fox News, l’emittente a lui favorevole: Fox fa servizi allarmistici sulla carovana, e lui di rimando twitta dichiarazioni che fanno notizia, come per esempio: se la carovana andrà avanti, per difendere i nostri confini sarò costretto a tagliare gli aiuti umanitari all’Honduras. Tutti gli altri media sono costretti a riprendere queste dichiarazioni, i caporedattori decidono che il tema va seguito, inviano reporter sul posto, la copertura dell’evento aumenta esponenzialmente. All’improvviso, tutti i media parlano della carovana di migranti, e l’attenzione fa sembrare che sia vicina, che i latinos siano ormai al confine. Più i media ne parlano più Trump e i suoi fanno dichiarazioni drammatiche, allarmistiche o false (tra quelle false: le carovane sono finanziate da Soros! ci sono mediorientali tra i migranti!), che vengono riprese in un gioco continuo di rimandi. I media trumpiani raccontano la storia volenterosi; i media antitrumpiani raccontano la storia per smentirla, ma alla fine hanno lo stesso effetto sul pubblico. Non soltanto i media cadono nella trappola: anche i politici che si oppongono a Trump, che si trovano costretti a prendere posizione sul tema di cui tutti parlano. Ma poiché la posizione del “difendiamo i confini” è già di Trump, spesso i democratici devono prendere quella opposta: “difendiamo la carovana e i migranti”. Così, diventa fin troppo facile per Trump accusare i democratici di essere deboli sulla sicurezza e di volere l’invasione degli irregolari. I risultati della campagna di paura orchestrata da Trump e dalla Fox sono stati immediati: i candidati repubblicani alle elezioni di midterm negli stati di frontiera sono in rimonta, e chi era già in vantaggio lo ha aumentato. Inoltre, i sondaggi mostrano che negli ultimi giorni l’immigrazione ha superato la sanità e l’economia come la principale preoccupazione degli elettori.

 

Le carovane dei migranti (sono due: ne è partita un’altra, piccola, dal Guatemala), dunque, non sono una notizia – almeno non una da trattare con tanto clamore e anticipo. Sono piuttosto un perfetto caso di studio su come deviare artificiosamente il dibattito politico usando un’emergenza fabbricata a tavolino. Il fatto che questa falsa emergenza sia l’immigrazione non è un caso: è successo lo stesso anche in Italia.

  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.