Donald Trump (Foto LaPresse)

Trump su nei sondaggi, midterm è un test per capire se ha punti deboli

Daniele Raineri

L’onda democratica si sgonfia, il Partito tiene d’occhio alcune gare per studiare come giocarsi le presidenziali 2020

New York. Martedì un sondaggio Washington Post-Schar School ha confermato che non soltanto il Partito democratico americano ha poche speranze di conquistare il Senato alle elezioni di metà mandato fra dieci giorni, ma rischia anche di non conquistare il controllo della Camera che sembrava molto più a portata di mano. I sondaggi che fino a un mese fa davano i democratici molto in vantaggio sui repubblicani – la cosiddetta #bluewave – si sono sgonfiati e il momento della svolta ha coinciso con la nomina del giudice Brett Kavanaugh alla Corte suprema da parte del presidente Donald Trump. La conferma del giudice al Senato è stata un evento controverso a causa delle accuse di violenza sessuale contro di lui, ha scatenato proteste ma ha anche compattato l’elettorato repubblicano. Spesso le elezioni di midterm sono un fattore correttivo e portano il Congresso dalla parte opposta rispetto al presidente, ma questa volta – e dopo due anni di martellamento dei media senza precedenti contro l’Amministrazione – potrebbe non succedere.

 

Se i democratici pensavano che Trump avrebbe danneggiato i candidati repubblicani alle midterm, sta succedendo il contrario: il presidente vola a sostenere i candidati, persino in Texas dove c’è il detestato Ted Cruz.

 

A questo punto i democratici si sono rassegnati a considerare il voto del 6 novembre anche come un test per capire meglio che cosa fare durante la campagna per le presidenziali contro Trump – che comincerà da subito, dal giorno dopo (in effetti è già partita e i candidati democratici tengono comizi senza presentarsi ufficialmente come candidati). Il sito Politico ha pubblicato un bell’articolo per spiegare quali sono le sfide delle elezioni di metà mandato che spiegheranno – a seconda dell’esito – che direzione imboccare per provare a battere Trump. Prima di tutto Texas, Georgia e Florida, dove Beto O’Rourke, Stacey Abrams e Andrew Gillum hanno creato le attese maggiori. Se vincessero, ribalterebbero la visione convenzionale delle cose che vuole che il Partito democratico per vincere dove i repubblicani sono forti deve spostarsi verso destra. Loro invece hanno costruito delle coalizioni multietniche le più larghe possibile e si sono tenuti su posizioni molto liberal, a partire da armi e aborto. “Vincere nel sud con queste posizioni darebbe una turbospinta allo spostamento del Partito verso sinistra per le elezioni del 2020”, scrive Politico.

 

Un altro gruppo di sfide da seguire è quello dei candidati come Katie Porter e Mike Levin in due distretti della California e Scott Wallace in un distretto della Pennsylvania che si stanno battendo per un sistema sanitario “single-payer”, ovvero dove a pagare è uno solo, il sistema pubblico finanziato con le tasse dei cittadini, e non tanti payer come i privati, le assicurazioni sanitarie, i contribuenti e i datori di lavoro che è il sistema in vigore adesso. Ci sono altri tre distretti in Nebraska, Wisconsin e Minnesota dove i candidati democratici hanno deciso di fare del sistema sanitario “single-payer” la proposta dominante del loro programma e dove corrono contro repubblicani molto più forti e sono guardati come casi di studio. Grazie alla loro vittoria o alla loro sconfitta il Partito prenderà le misure reali sul dossier sanità, che in teoria sarebbe uno dei più forti da sbattere in faccia ai repubblicani (e gli avversari si sentono infatti scoperti, persino Trump tenta di aggiustare la percezione a colpi di tweet).

 

In Georgia la candidata Lucy McBath, madre di un ragazzo ucciso a colpi di pistola da un vicino perché ascoltava musica rap a volume troppo alto in macchina, è diventata il test democratico per quel che riguarda il dossier armi – che torna a essere discusso dopo ogni strage, come Las Vegas e la scuola di Parkland, e poi sparisce. Molti candidati democratici lo ignorano o sono contrari a farne un tema elettorale, lei ha fatto della sua storia personale la sua piattaforma politica. Attenzione, non ha una posizione intransigente, non chiede il divieto di vendere armi definite “d’assalto”, ma vuole alzare il limite d’età a 21 anni e vietare la vendita a chi è stato condannato per abusi domestici e altri crimini. Anche la sua campagna è considerata un esperimento politico, in vista della campagna contro il presidente inaffondabile che intanto si dice molto sicuro che sarà confermato nel 2020 per un secondo mandato.

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)