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Eccolo, l’effetto Murdoch

Dal golpe in Australia al giudice supremo, passando per Soros. Il magnate australiano non è finito

10 Ottobre 2018 alle 10:57

Dal golpe in Australia al giudice supremo, passando per Soros. Eccolo, l’effetto Murdoch

Il magnate australiano Rupert Murdoch (Foto LaPresse)

Milano. Fox News ha puntato tutto sulla nomina del giudice Brett Kavanaugh alla Corte Suprema e ha vinto: sabato scorso, il giorno della resa dei conti con la conferma del giudice accusato di molestie sessuali, è stato un giorno magico, la rete dei Murdoch ha battuto uno dei propri record, che risaliva al 2005, ed era il giorno della massima furia dell’uragano Katrina. Il segmento serale del primetime è stato il più visto dall’invasione dell’Iraq, nel 2003, e in tutta la giornata il pubblico di Fox News è stato più grande di quello della Cnn e della Msnbc messe assieme. Il successo ha a che fare con l’effetto eccitante che lo show trumpiano ha avuto e ha sui media, tutti quanti, ma si sa che il mondo Murdoch ha un posto speciale in questa eccitazione: sembra sempre che stia lottando per la propria sopravvivenza, economica e culturale, e invece, a ogni test, scopriamo che è vero il contrario.

 

L’impero Murdoch sarà ridimensionato l’anno prossimo, quando la cessione degli asset dell’entertainment diventerà concreta, ma la sua potenza resta quasi immutata. Mentre eravamo occupati a seguire ogni sussulto del trumpismo, allarmati dalla crazytown che è diventata l’Amministrazione, Murdoch ha contribuito a un golpe democratico nella lontana, ma per lui centralissima, Australia. E’ cambiato il governo di Cranberra ed è stata epurata la leadership dell’Abc, la compagnia mediatica rivale dei Murdoch, e tutti, chi con enfasi chi con disperazione, hanno spiegato che si è trattato di un’operazione voluta e diretta da Rupert Murdoch. Chi parla di semplici guerre mediatiche non coglie il punto: a Murdoch interessa certo l’aspetto mediatico, essendo la sua fonte di reddito, ma il suo obiettivo è l’influenza politica. E’ il motivo per cui il Regno Unito gli ha dato parecchi dispiaceri: non soltanto perché lì lo scandalo delle intercettazioni e la questione Sky News hanno colpito duro, economicamente parlando, ma anche perché il suo ruolo di kingmaker si è un po’ appannato (anche se ieri sull’Independent, giusto per citare l’ultimo caso, c’era un lungo pezzo che sostanzialmente diceva: a chi dice che Murdoch è finito, buonanotte).

 

L’America di Trump invece dà enormi soddisfazioni a Murdoch. Ci sono molti agglomerati tra internet, le radio e le tv locali che contribuiscono a cementare l’ideologia trumpiana, ma nessuno ha il peso di Fox News. Ci sono i dettagli sulle persone: la new entry nella comunicazione della Casa Bianca, che come si sa è un terreno che può diventare ostile in un attimo, arriva dal mondo Trump (Bill Shine) ed è notizia di questi giorni che la “preferita” del presidente, Hope Hicks, dimissionaria, andrà a lavorare in California per la nuova Fox, quel che resta della frammentazione di News Corp. C’è una continua sovrapposizione tra il Trumpworld e il Murdochworld, ma quel che più conta è, appunto, il potere che si esercita sull’elettorato, sulla coscienza degli americani, che tra meno di un mese sono di nuovo chiamati alle urne per le elezioni di midterm.

 

Il caso del giudice Kavanaugh sarà studiato nei corsi universitari di comunicazione politica e giornalismo: così si forma l’opinione pubblica. Dopo due settimane di tormenti, morali e politici, il caso si è chiuso con la conferma e con la vittoria della linea dura adottata da Trump. Il quale si abbevera alla fonte di Fox News: un esempio per tutti è quello di Soros. E’ stata Laura Ingraham, volto notissimo di Fox, la prima a segnalare che una delle due donne che hanno fermato in ascensore il senatore repubblicano Flake raccontando le loro storie di molestie lavorava per una associazione dei diritti umani che tra i finanziatori ha l’Open Democracy di George Soros. Dopo quello scambio in ascensore, Flake ha deciso di insistere per l’intervento dell’Fbi nella questione Kavanaugh, rallentando i tempi della conferma.

 

“E’ stato Soros” è diventato presto un tweet di Trump, mentre il Wall Street Journal, quotidiano di Murdoch, ha pubblicato un articolo domenica dal titolo: “La marcia di Soros su Washington”, che spiegava come il “ben noto network” sorosiano abbia fomentato proteste (inutili) contro il giudice e contro Trump. L’esito finale è la grande vittoria del mondo Trump, non soltanto in termini di share: si parla di un “Kavanaugh bump” che ha accelerato la raccolta fondi del Partito repubblicano, che potrebbe addirittura essere la “October surprise” di cui si favoleggia a ogni tornata elettorale americana. I democratici sono già sulla difensiva: sono accusati di aver creato ad arte il dibattito svilente su Kavanaugh, e di averlo pure perso. Trump ride, Murdoch di più.

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