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Gli ebrei di Francia, minacciati nelle loro case

Interi quartieri che si svuotano, proiettili a casa, omicidi e l’abbandono dell’intellighenzia

Giulio Meotti

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meotti@ilfoglio.it

26 Settembre 2018 alle 06:13

Gli ebrei di Francia si sentono soli

Foto LaPresse

Roma. “Gli ebrei si sentono minacciati nelle loro case”, aveva detto appena il mese scorso Francis Kalifat, che guida le comunità ebraiche francesi. Due giorni fa, il portone di una casa nel Diciottesimo arrondissement di Parigi è stata imbrattata con la frase: “Qui vive la feccia ebraica”. Racconta un corposo dossier del mensile Causeur che “un nuovo antisemitismo imperversa nei sobborghi francesi e spinge molti ebrei a partire”. In un anno, ci sono stati due omicidi islamisti dentro alle case degli ebrei (Sarah Halimi e Mireille Knoll, che si aggiungono ad altre dieci uccisioni).

 

A fine agosto, un’ala del Parlamento francese è stata evacuata a causa di una lettera di minacce di morte contro un parlamentare di origine ebraica, insieme a diversi grammi di polvere bianca. Il “maiale sionista” è Meyer Habib, che da questa estate è protetto da quattro agenti della gendarmeria. “Hanno minacciato di decapitarmi”, ha rivelato Habib. Il magazine Causeur di Élisabeth Lévy racconta l’islamizzazione dei quartieri ebraici. “In dieci anni, la comunità si è dimezzata, da 800 famiglie a 400, gli ebrei fuggono dall’islamizzazione”, testimonia David Rouah, presidente della comunità di Vitry-sur-Seine. “Quando usciamo dalla sinagoga, ci sputano, ci tirano lattine, uova, pomodori. Moto e auto ci suonano il clacson, gridando ‘Allahu Akbar’. Quando c’è un evento politico in Israele, i musulmani attaccano gli ebrei. Gli ebrei vogliono trasferirsi. Rimangono i poveri, chi non può permettersi di mettere i figli nelle scuole private o trasferirsi. Ebrei e poveri. Doppia punizione”.

 

A Villepinte ci sono 60-70 famiglie ebree delle 150 di dieci anni fa, ha spiegato Charly Hannoun, presidente della comunità: “La maggior parte è andata in Israele. Chi rimane si sta facendo la domanda: restare o andarsene?”. Tanti ebrei sono scappati nel 17esimo arrondissement di Parigi. Di 173 mila abitanti, 42 mila oggi sono ebrei. “E’ un esodo interno e quasi tutti i sabati si ricevono nuove famiglie”. Jean-Pierre S., direttore di una società di costruzioni, ha ricevuto una lettera con un proiettile accompagnato da “Allahu Akbar, siete tutti morti”. E’ solo una parte del numero del dossier di Causeur. “Sono estremamente preoccupato, tanto per gli ebrei francesi quanto per il futuro della Francia”, ha detto Alain Finkielkraut in un’intervista di poche settimane fa con il Times of Israel. “E’ il peggiore antisemitismo che abbia mai visto in vita mia e peggiorerà”. Finkielkraut ha raccontato che non si sente più sicuro a vivere nel quartiere dove è cresciuto con i genitori tra Place de la République e la stazione della Gare du Nord. “Quello che mi preoccupa molto è l’abbandono degli ebrei da parte di una parte importante dell’intellighenzia”, ha spiegato Finkielkraut. “Hanno scelto il loro campo, che è quello dei palestinesi contro gli israeliani, e in Francia, i musulmani contro gli ebrei. Questa è una delle cose più difficili con cui vivere oggi”. Il New York Times ha appena raccontato che a Aulnay-sous-Bois da 600 famiglie ebraiche si è scesi a 100; a Le Blanc-Mesnil da 300 a 100; a Clichy-sous-Bois da 400 a 80; a La Courneuve da 300 a 80. Ouriel Elbilia, rabbino, ha detto che il fratello a Clichy ormai non officia più i servizi in sinagoga: ché non c’è più nessuno. “Negli ultimi venti anni, intere comunità si sono trasferite”, ha detto Ariel Goldmann, che guida una agenzia di servizi sociali ebraici. “Questi posti si stanno svuotando”.

 

Per un quadro più generale, oggi a Montecitorio il Centro Machiavelli presenta il dossier realizzato da Fiamma Nirenstein sull’antisemitismo nell’Europa contemporanea. Si parla di “israelofobia” e di una nuova “malattia cognitiva della società”. C’è quel dato, terribile: E’ fuggito dall’Europa un ebreo su quattro”. I minatori erano soliti portarsi dietro dei canarini per avvertire la presenza di gas. Se cadevano a terra significava che l’aria era ammorbata. Gli ebrei sono i canarini delle società europee.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    27 Settembre 2018 - 01:03

    Nicola Porro nella sua Zuppa giornaliera commentando il suo articolo ricorda che i "canarini " che se ne vanno dalla Francia non partono a causa dei presunti nuovi Mussolini o Hitler ma a causa di una classe politica che ha concesso di tutto,di piu` e il contrario di tutto agli estremisti islamici.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    26 Settembre 2018 - 18:12

    Decenni fa i musulmani proclamarono "guerra santa universale" all'occidente in questi spaventosi ma inconfutabili termini: "Noi, con le vostre leggi vi invaderemo, poi, con le nostre, vi sottometteremo". E' ciò che sta avvenendo. La nostra debolezza, l'impossibilità di reagire, il disarmo implicito nella nostra concezione antropologica costituisce la forza dell'islam. Il problema comunque non è dell'islam, bensì dalle contraddizioni etiche della nostra attuale civiltà, dopo che ai princìpi della Civiltà cristiana vi sono stati sovrapposti princìpi ideologici dell'illuminismo. E' la nostra c.d. Civiltà Occidentale ad essere schizofrenica, paralizzata dalle contraddizioni che la cronaca evidenzia ogni giorno e quindi incapace di reagire, Il Padreterno ci lascia liberi di sbagliare. Piano piano... ce ne accorgeremo e cercheremo di e come reagire. Ma inutilmente, perchè nel frattempo basterà la semplice demografia a completare l'islamizzazione a tappeto di tutta l'Europa. Salvo miracoli.

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  • Carlo Senneca

    26 Settembre 2018 - 12:22

    Se Israele non ritira i numerosi insediamenti nel "west bank", i territori occupati che loro chiamano territori contesi, non ci sara' speranza alcuna. Nel 1948 circa un milione di palestinesi furono sloggiati dagli ebrei dopo la guerra civile, e circa 1 milione furono gli ebrei cacciati dai paesi arabi limitrofi e del nord Africa "per ritorsione". Nel 1967 con la guerra dei sei giorni altri ebrei dovettero scappare ad esempio dalla Libia per non essere massacrati. Ritirare le colonie e' un passo obbligato. Basta guardare la cartina per capire che e' una follia insediarsi li'. Occorre dimenticare Grande Israele: tutto nasce da questo sogno trasformato in incubo. Non giustifico l'antisemitismo, ma bisogna rimuovere il terreno fertile che lo fa prosperare.

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