Sopravvissuta alla Shoah, scortata in Italia

Redazione

L’immagine di Liliana Segre con la polizia è indegna di un paese civile

“Sgomento per la notizia della scorta alla senatrice Segre. A lei la nostra solidarietà e il ringraziamento per l’impegno contro l’odio razziale. Una sopravvissuta di 89 anni sotto scorta simboleggia il pericolo che corrono le comunità ebraiche ancora oggi in Europa. Apprezziamo lo sforzo delle autorità italiane nel combattere l’antisemitismo e invitiamo anche il governo italiano al recepimento della definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance). Un impegno preso dalla Camera dei deputati e dal presidente Conte”. Quello di Dror Eydar, nuovo ambasciatore d’Israele in Italia, è il miglior commento alla triste e tragica immagine di Liliana Segre sotto scorta della polizia.

 

Oggi in Europa l’antisemitismo ha tre matrici: islamica (maggioritaria); di estrema sinistra, rappresentata da Corbyn, e nazionalistica, come quella del killer di Halle, in Germania, dove ha gridato “gli ebrei sono l’origine di tutti i problemi”. Una vera battaglia contro l’antisemitismo non deve escludere l’impegno su uno dei tre fronti per ragioni politico-ideologiche: la sinistra che tende a discolpare l’islam, la destra che tende a glissare quando l’odio antiebraico proviene dal nazionalismo. Ha ragione l’ambasciatore Eydar: al di là delle polemiche politiche sulla commissione parlamentare appena varata, è indegna per un paese civile l’immagine di una sopravvissuta alla Shoah, col numero di Auschwitz tatuato, che va in pubblico con i gendarmi al seguito. Non dimentichiamo mai che, due anni fa in Francia, un’altra sopravvissuta, Mireille Knoll, è stata uccisa in quanto ebrea. L’antisemitismo è un mostro feroce e famelico. Va stroncato sul nascere. Ricordiamo che in Europa il terrorismo ha colpito per primi gli ebrei. Qui, in Italia. Era il 9 ottobre 1982, quando un commando palestinese assaltò il tempio maggiore a Roma, uccidendo un bambino, Stefano Gaj Taché. Avremmo dovuto aspettare vent’anni prima che in Europa si rifacesse vivo il terrorismo internazionale, che colpisse noi, noi che avevamo pensato che si sarebbero limitati ad attaccare gli ebrei. Ci sbagliavamo. Non commettiamo nuovamente lo stesso errore.

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