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Due pastori incendiari incoronano l’evangelico Donald Trump a Gerusalemme

Chi sono Robert Jeffress e John Hagee, i ministri del culto che hanno presieduto il trasferimento dell’ambasciata nella città santa delle religioni. Due esempi del rapporto di cieca fedeltà verso il presidente

Mattia Ferraresi

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ferraresi@ilfoglio.it

15 Maggio 2018 alle 06:17

Due pastori incendiari incoronano l’evangelico Donald Trump a Gerusalemme

Robert Jeffress

New York. L’Amministrazione Trump ha curato nei dettagli la scenografia della cerimonia di apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme per sottolineare tanto la vittoria politica condivisa con Benjamin Netanyahu quanto le affinità di tipo religioso, incarnate per l’occasione da Jared Kushner, messo trumpiano ed ebreo osservante che ha guidato la marcia di avvicinamento. Ma per la preghiera di apertura e la benedizione finale il presidente ha dato l’incarico a due rappresentanti del mondo evangelico con curricula fitti di dichiarazioni incendiarie, controversie politiche e iperboli teologiche, un promemoria del fatto che oltre l’80 per cento degli evangelici ha votato per Trump e che, secondo un recente sondaggio del Public Religion Research Institute, il 75 per cento continua a sostenerlo con accesa convinzione. Non c’è scandalo a sfondo pornografico o turpitudine morale e linguistica che abbia fatto cambiare idea alla base evangelica, e la scelta dei ministri del culto che hanno presieduto il trasferimento dell’ambasciata nella città santa delle religioni del libro è la conseguenza naturale del rapporto di cieca fedeltà verso il presidente.

  

 

 

Robert Jeffress, che ha pronunciato l’invocazione iniziale, è il pastore battista di una megachurch di Dallas con 13 mila membri e autore di un programma radiofonico quotidiano seguito su scala globale, ed è uno dei consiglieri religiosi più vicini al presidente. E’ stato lui il primo leader religioso a tranquillizzare i fedeli quando il caso di Stormy Daniels è venuto alla luce: “Anche se le accuse a Trump di avere avuto una relazione con una ex attrice porno sarà confermata dai fatti, non importa”, ha detto alle telecamere di Fox News. I suoi sermoni ruotano spesso attorno al significato di Gerusalemme per i cristiani, topos centrale del protestantesimo americano, che con un generoso torrente di donazioni e finanziamenti sostiene la causa del ritorno degli ebrei in Israele.

 

 

Ebrei, musulmani, cattolici e mormoni si sono trovati spesso dal lato sbagliato della sua urticante retorica. Qualche anno fa, in una serie di lezioni intitolata Politically Incorrect, ha detto che islam, ebraismo, mormonismo e induismo “non solo conducono le persone lontano da Dio, ma le portano verso la separazione eterna da Dio, l’inferno”. Ha detto, poco dopo, che “non puoi essere salvato se sei ebreo, e fra l’altro questa cosa l’hanno detto i tre ebrei più grandi del Nuovo testamento, Pietro, Paolo e Gesù Cristo”. Della chiesa cattolica ha detto che è “uno strumento di Satana”, una “impostura”, una “religione pagana” interamente corrotta, e la sua corruzione tanto pervicace e sofisticata mostra “il genio di Satana”. La chiesa mormona è finita spesso nel mirino della sua vis polemica, e quando Mitt Romney ha iniziato a preparare la sua corsa elettorale, Jeffress ha messo in guardia i fedeli dalla “setta” e dall’uomo che le avrebbe dato credibilità. Alla vigilia della cerimonia di ieri, Romney ha rivangato le posizioni articolate dal pastore negli anni: “Jeffress dice ‘non puoi essere salvato se sei ebreo’ e ‘il mormonismo è un’eresia infernale’. Dice lo stesso dell’islam. Un fanatico del genere non dovrebbe pronunciare la preghiera d’aperta dell’ambasciata di Gerusalemme”. La denuncia di Romney ha rinfocolato qualche polemica, ma Jeffress ha ha fatto ugualmente la sua introduzione, opportunamente evitando certi spigoli.

 

Ha chiuso invece la cerimonia John Hagee, pastore texano di quinta generazione che ha fondato l’associazione Christian United for Israel, ed è salito agli onori della cronaca per la provocatoria tesi secondo cui Hitler sarebbe stato uno strumento – malvagio, ma pur sempre uno strumento – per il compimento della volontà di Dio, cioè per il ritorno degli ebrei nella terra di Israele. Hagee ha una lunga storia di attacchi ai cattolici, che proclamano la “teologia dell’odio”, ed è stato criticato dai settori più moderati dell’ebraismo riformato per le sue posizioni troppo estreme”. Jeffress e Hagee incarnano due anime della destra religiosa che ha sostenuto e continua a sostenere senza tentennamenti Trump, in perfetto allineamento con i magnati e le associazioni dei cristiani sionisti. Alla cerimonia a Gerusalemme c’era anche Sheldon Adelson, il re dei casinò che da poco ha donato 70 milioni di dollari a un’organizzazione che assiste gli ebrei che vogliono tornare in Israele e che ha offerto di pagare di tasca propria le spese per il trasferimento dell’ambasciata.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    15 Maggio 2018 - 07:07

    Sottoscrivo quanto affermato da Romney.

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