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A Gaza decine di morti prima dell'apertura dell'ambasciata americana a Gerusalemme

Continuano le "marce del ritorno" organizzate da Hamas nel giorno della nascita dello Stato di Israele. Migliaia di palestinesi provano a sconfinare. "E' Gerusalemme la capitale di Israele", dice Trump

14 Maggio 2018 alle 14:56

A Gaza decine di morti prima dell'apertura dell'ambasciata americana a Gerusalemme

Tensioni a Gaza per l'apertura dell'ambasciata americana a Gerusalemme (foto LaPresse)

Oggi a Gaza l'esercito israeliano ha ucciso almeno 52 palestinesi, nel giorno in cui gli Stati Uniti hanno inaugurato la loro nuova ambasciata a Gerusalemme. I feriti sono oltre 1.800. Da sei settimane Hamas organizza manifestazioni violente lungo il confine con Israele per protestare contro lo spostamento dell'ambasciata, vista dai palestinesi come un sostegno americano a quella che definiscono l'occupazione israeliana di Gerusalemme.

  

   

Sono "35mila manifestanti violenti", ha detto l'esercito israeliano, e le truppe stanno "reagendo secondo le procedure standard". Al lancio di pietre e bombe incendiarie da parte dei palestinesi, l'esercito di Gerusalemme ha risposto con armi da fuoco, mentre i copertoni incendiati hanno prodotto un denso fumo nero che ha coperto il confine tra Gaza e Israele. Secondo Hamas, tra le vittime ci sono anche dei bambini e i feriti sono oltre mille.

 

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Le proteste a Gaza finora hanno già causato 60 morti. Hamas ha indetto la "Grande marcia del ritorno" in occasione di una ricorrenza molto sentita dai palestinesi, quella del Nakba, che in arabo significa catastrofe. In quest'occasione si ricorda il giorno della cacciata di centinaia di migliaia di persone dalle loro case subito dopo la nascita dello Stato di Israele avvenuta 70 anni fa, il 14 maggio del 1948.

 

 

La decisione degli Stati Uniti di fare cadere proprio in questi giorni l'inaugurazione della nuova ambasciata a Gerusalemme, città contesa da israeliani e palestinesi, ha aumentato le tensioni. "Oggi è il grande giorno in cui attraverseremo il recinto e diremo a Israele e al mondo che non accettiamo di essere occupati per sempre", ha detto un insegnante palestinese di Gaza all'agenzia stampa Reuters.

  

 

Alla cerimonia di inaugurazione della nuova ambasciata hanno partecipato la figlia di Donald Trump, Ivanka, il consigliere della Casa Bianca, Jared Kushner, il segretario al Tesoro Steven Mnuchin e il vice segretario di stato, John Sullivan. Assente invece alcun rappresentante delle istituzioni europee, in disaccordo con la scelta di Trump. "Gerusalemme è la capitale di Israele", ha detto Donald Trump intervenendo durante la cerimonia con un messaggio video, "e gli Stati Uniti resteranno sempre amici di Israele". L'ambasciatore americano David Friedman ha elogiato il presidente degli Stati Uniti per il suo coraggio: "Gliene saremo grati in eterno", ha detto. "Spostare l'ambasciata a Gerusalemme era la cosa giusta da fare", ha detto Kushner, che ha raccolto gli applausi della sala quando ha fatto riferimento alla decisione di Trump di recedere dall'accordo sul deal iraniano. "Trump mantiene le sue promesse", ha spiegato.

 

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  • Dario

    Dario

    14 Maggio 2018 - 16:04

    Mi sembra che la gestione di questa crisi da parte di Israele sia stata pessima. Qui si parla di manifestazioni violente dei palestinesi: lancio di sassi, bombe incendiarie (cioè bottiglie piene di liquido incendiario), copertoni bruciati: il tutto per tentare di entrare marciando nei territori rivendicati. Sarà difficile non far passare questi 60 morti per martiri: qui non c'è l'odioso kamikaze che si fa brillare provocando una strage. Qui i morti stanno da una parte sola, ed è gente che ha espresso come massima violenza il lancio di una bottiglia incendiaria. Israele poteva farli entrare: cosa avrebbero fatto dopo? Sarebbero rimasti lì per un po' e poi se ne sarebbero tornati indietro. Così, invece, per anni si ricorderanno i 60 morti, molti ragazzi, che praticamente a mani nude sono andati contro i carri armati e i cecchini israeliani e si sono fatti ammazzare per la causa. Dei martiri perfetti, questa volta.

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    • Carlo A. Rossi

      14 Maggio 2018 - 16:04

      Carissimo Dario, ogni tanto mi domando se io viva in una dimensione parallela, quando leggo interventi come il Suo. Non capisco se sia candore quello per cui Lei pensa che le persone "lasciate entrare" (50'000, non 500) sarebbero "rimaste lì un po' e se ne sarebbero poi tornate indietro", o se sia ignoranza. Quelle persone che riuscivano ad entrare, nel passato, lo facevano per ammazzare. Punto primo. Punto secondo: quando la finiremo di chiamarli "martiri"? "Martire" significa "testimone": i veri martiri sono quelli che morivano fra le torture (cristiani, ebrei e altri) pur di non rinnegare la loro fede o la gente. Quali sarebbero, in questo caso, i "martiri"? Fra quali torture sono morti? Queste persone arrivano al confine con l'intenzione di provocare, nella migliore delle ipotesi, o di ammazzare qualche ebreo (uso scientemente "ebreo", perché loro non distinguono fra "ebrei" e "israeliani"), nella peggiore. Li si deve accogliere con i festoni? Mi faccia il piacere, suvvia.

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      • Dario

        Dario

        14 Maggio 2018 - 18:06

        Lo so anch'io che nel passato entravano per ammazzare. E che Israele ha dovuto costruire il muro. "In passato", dice lei, e questo non è un particolare da niente. Entravano di nascosto e di nascosto colpivano. Quello che stanno facendo ora è una cosa diversa. Arrivano al confine "con l'intenzione di provocare". E' sicuro. Ma la provocazione, per quanto fastidiosa, è legittima. Che poi una volta entrati si sarebbero dedicati al massacro degli ebrei, è tutto da vedere. Mi pare che se lo avessero voluto avrebbero potuto farlo ora. Invece no, hanno preferito farsi ammazzare. O meglio, chi li ha diretti ha preferito mandarli al macello. E dall'altra parte non ci sono stati dubbi: si spara e via. Ho usato la parola martiri, perché ho cercato di mettermi dalla parte di quegli altri. Ogni tanto bisognerà pure farlo, no? La sua definizione di martire, infine, mi sembra calzi perfettamente con quello che che i palestinesi potranno dire di questi morti.

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        • Carlo A. Rossi

          14 Maggio 2018 - 23:11

          Carissimo Dario, guardi che "in passato" non significa "trent'anni or sono". Di israeliani morti ammazzati ne ricordo (ma i giornali a parte il Foglio no) parecchi anche negli ultimi anni, a colpi di coltello, investiti alle fermate del tram. Posso comprendere la frustrazione da un lato. Ma mi dispiace di non poter provare comprensione per chi, e non intendo soltanto la classe dirigente, in realtà non ha un interesse vero alla pace e alla convivenza, ma soltanto un odio profondo. Ai palestinesi, del ritorno e della terra importa ben poco: molto più dà loro fastidio che ci siano degli ebrei che vivono lì, dove dovrebbe esserci solo Islam. E per finire: non calza proprio la mia definizione per questi, perché l'unica cosa che testimoniano non è amore per la propria fede, bensì l'odio che li spinge a cercare la morte violenta (ma non come vittime indifese trascinate al Colosseo o ad un Auto da Fè) a tutti i costi. E questo non è martirio, mi dispiace. Cordiali saluti.

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        • Skybolt

          14 Maggio 2018 - 18:06

          Dario, tra la folla ci sono gli operativi di Hamas. L'obiettivo è uccidere o rapire i soldati. Se poi la folla entrasse in territorio israeliano, ci sarebbe bisogno di molti più soldati per fermarla senza fare una strage vera. E Hamas vuole risucchiare forze verso Gaza. Ricordiamoci chi c'è dietro Hamas.

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  • luigi.desa

    14 Maggio 2018 - 15:03

    Gli europei sono da sempre antisemiti - l'Olocausto avvenne nell'indifferenza delle cosìdette nazioni civilissme . L 'Onu in prima fila - molte nazioni sono chi più apertamente o velatamente anti-israeliane. Basta prendere nota di molteplici campagne contro financo i prodotti israeliani . In Europa centro supposto di civiltà universale ( compreso il Vaticano) nell'intimo attendono un secondo sterminio di giudii. salta chi zompa.

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