Erdogan minaccia "schiaffi ottomani" in faccia agli alleati

La Turchia lancia due sfide, una a Cipro e l’altra contro gli americani in Siria, dopo anni di retorica dura

15 Febbraio 2018 alle 06:04

Erdogan minaccia "schiaffi ottomani" in faccia agli alleati

Foto LaPresse

Milano. “La Turchia vuole eliminare qualsiasi problema dalle proprie relazioni con i vicini”, scriveva sul suo sito il ministero degli Esteri di Ankara. Erano gli anni in cui la diplomazia turca era guidata da un fidato alleato del presidente Recep Tayyip Erdogğan: Ahmet Davutogğlu capo della diplomazia turca dal 2009 al 2014, uscito di scena nel 2016 tra voci di screzi con il leader.

  

Se già nel 2013 Foreign Policy si chiedeva come la Turchia fosse passata da “zero problemi a zero amici”, la retorica sempre più aggressiva del rais Erdogğan sembra oggi sorprendere anche gli alleati più resistenti. “Avvisiamo chi su Cipro e nell’Egeo sta facendo male i conti e si sta comportando in maniera impertinente: manderemo all’aria i vostri piani”, ha detto il presidente nelle scorse ore. Da venerdì, la marina turca blocca una nave da perforazione noleggiata dall’Eni, Saipem 12000, e le trivellazioni davanti alle coste di Cipro, in acque politicamente sensibili. L’isola è divisa dal 1974 in due zone di influenza, greca e turca. Nella parte turca ci sono 40mila soldati di Ankara.

  

“Consiglio alle compagnie straniere che operano nelle acque di Cipro di non superare i limiti. Le spacconerie di costoro sono sotto osservazione dei nostri aerei, delle nostre navi e dei nostri uomini”. I toni di Erdogğan sono pesanti, tanto da far intervenire i miti vertici di Bruxelles. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk su Twitter ha chiesto di “evitare minacce” contro qualsiasi membro dell’Unione.

   

Poco prima, il leader turco aveva rivolto parole insolitamente dure – per l’equilibrato mondo della diplomazia – agli Stati Uniti. Il suo governo è freddo nei confronti dell’America dai tempi del fallito golpe di luglio 2016. Ankara accusa Washington di proteggere Fethullah Gülen, il predicatore che ritiene responsabile del colpo di Stato e che è in esilio in Pennsylvania. Oggi, il rais mette in guardia gli Stati Uniti: la relazione con loro potrebbe rompersi a causa del continuato sostegno americano alle milizie curde siriane dell’YGP, terroriste per i turchi, alleate contro lo Stato islamico per gli americani.

Le truppe turche da un mese conducono un’operazione contro queste forze curdo-siriane nella zona di Afrin, nel nord-ovest della Siria, e hanno intenzione di proseguire verso Manbij, città strategica a ovest del fiume Eufrate. Il presidente ha avvertito i soldati americani lì dispiegati di non “mettersi in mezzo”. “È molto chiaro che chi ci dice ‘risponderemo in maniera aggressiva se ci colpite’ non ha mai provato lo schiaffo ottomano”, ha detto al Parlamento, riferendosi a un commento di un generale in visita a Manbij. E tutto questo accade alla vigilia della visita in Turchia, oggi e domani, del segretario di Stato Rex Tillerson.

  

La politica degli “zero problemi” con i vicini e la conseguente perdita dei tradizionali freni diplomatici del leader turco sembra essere stata accelerata dallo scompiglio regionale causato dalle rivolte arabe del 2011. Se nel 2012 Erdogğan dava il benvenuto al nuovo presidente egiziano, il leader dei Fratelli musulmani Mohamed Morsi, l’intesa turca con l’Egitto si è rotta con l’allontanamento dal potere degli islamisti da parte dei militari di Abdel Fattah al Sisi, in seguito a giorni di proteste popolari. “Non c’è differenza tra Bashar e Sisi”, ha sentenziato nel 2013 il leader di Ankara, accantonando così le relazioni con il Cairo.

È nello stesso periodo che accusa Israele – un ex alleato e solido partner commerciale – d’essere dietro ai fatti del 2013 in Egitto, che hanno portato al crollo di Morsi e della Fratellanza musulmana, ideologicamente vicina al suo Akp. Con Israele, i rapporti di buon vicinato erano in crisi dal 2010. Quell’anno, la nave turca Mavi Marmara, con a bordo attivisti pro-palestinesi, è stata intercettata dalla marina israeliana mentre tentava di rompere il blocco imposto da Israele su Gaza. Nove persone, otto turchi, sono rimaste uccisi nell’azione israeliana. Benché i rapporti siano ripresi nel 2016, Erdogğan ha alzato i toni a livelli senza precedenti dopo che a dicembre l’Amministrazione Trump ha dichiarato Gerusalemme capitale d’Israele. “La Turchia non lascerà Gerusalemme alla mercé di una nazione ammazza-bambini”, ha detto. E con queste parole ha messo in forse un accordo per la costruzione di un gasdotto marittimo tra Turchia e Israele, che adesso guarda per completarlo alla via egiziana.

   

E se l’Europa si trova in queste ore con Cipro e l’italiana Eni obiettivo delle aggressioni verbali del sempre meno diplomatico rais turco, non è la prima volta che il presidente attacca un membro di quell’Unione in cui la Turchia ha desiderato per anni entrare. Alla vigilia del referendum costituzionale di aprile, davanti al rifiuto di Germania e Olanda di permettere comizi di politici turchi sul suolo nazionale, Erdogğan ha accusato il governo tedesco di “nazismo”, e dichiarato tutti gli olandesi responsabili della strage del 1995 a Srebrenica, quando un gruppo di peacekeepers olandesi non riuscì a fermare il massacro condotto dalle forze serbe di Ratko Mladicć.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    15 Febbraio 2018 - 20:08

    Cosa aspetta l'Europa a dotarsi di forze armate unitarie? Pochi europei sono a conoscenza del fatto che i paesi UE singolarmente presi spendono per le loro forze armate cifre non indifferenti. Cifre che se si sommano sono quasi pari a ciò che spendono gli Stati Uniti per il loro apparato militare. Singolarmente non facciamo paura a nessuno ma se ci unissimo diventeremmo una grande potenza.

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  • robyv73

    15 Febbraio 2018 - 17:05

    Come è possibile che questo dittatore fanatico che compra armi dalla russia ed ammazza i Curdi, che sono gli unici alleati che ha l’occidente In medio oriente a parte Israele, faccia ancora parte della NATO? Quanti segreti avrà già passato ai suoi amici Russi ed Iraniani?

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  • Giovanni Attinà

    15 Febbraio 2018 - 12:12

    Il comportamento del sultano antidemocratico Erdogan sta passando il segno da tempo, ma il solito pavido Occidente sta a guardare e lo finanzia anche per le vicende dell'immigrazione.

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    • tamaramerisi@gmail.com

      tamaramerisi

      15 Febbraio 2018 - 19:07

      Da quando al posto di quell'arrrogante di Obama c'è Trump (incommensurabile passo avanti, un ritorno al futuro !) l'Occidente non sta a guardare affatto! Di Churchill dicevano tutti pesta e corna, che era un ubriacone, un incapace, che trattava male tutti, che non ci capiva un'acca di diplomazia, che avrebbe causato (sic!!) una guerra non necessaria.... Se non fosse stato per lui non esisterebbe piu un ebreo, non esisterebbero nè l'Europa nè la Nato, e probabilmente nemmeno un Papa. Trump non sarà Churchill, forse, ma Erdogan sta esaurendo la sabbia nella clessidra. A meno che l'internazionale liberal non riesca a indebilire il Governo Statunitense. Vedremo. Io dico ancora GRAZIE agli americani che hanno eletto Trump. Sforzandomi di continuare a leggere gli articoli di Ferraresi.

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