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L’ultima sfida di Erdogan all’Europa passa per una moschea a Cipro

Il presidente turco mina la laicità della zona nord dell’isola. I ciprioti protestano. “Qui non c’è spazio per un altro califfo”

8 Agosto 2018 alle 06:15

L’ultima sfida di Erdogan all’Europa passa per una moschea a Cipro

Foto LaPresse

Nicosia. “Il vostro muro non ci dividerà”, dice un cartello graffitato poco oltre il muro che attraversa Nicosia, l’ultima capitale di un paese dell’Unione europea divisa in due dal filo spinato. Ora, a rendere ancora più distanti il versante turco-cipriota da quello greco-cipriota ci saranno anche i quattro minareti alti oltre 60 metri della nuova moschea di Hala Sultan, nella periferia del versante turco di Nicosia. Una volta completata – l’inaugurazione è prevista a breve dalle autorità di Cipro nord – quello di Hala Sultan sarà l’edificio di culto islamico più grande di tutta l’isola. L’intera moschea è stata finanziata dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan che – accusano i secolaristi – ha avviato a Cipro nord una lenta missione di restaurazione culturale e religiosa. Negli ultimi anni la costruzione di luoghi di culto islamici in tutta la zona settentrionale è diventata sistematica, al punto da alimentare il malcontento nei confronti del presidente turco. Persino qui, in quello che è considerato de facto un protettorato di Ankara sin dall’invasione turca del 1974, dopo il golpe dello stesso anno sostenuto dalla Grecia. Secondo i movimenti di sinistra di Cipro nord, Erdogan mira a conquistare le coscienze dei ciprioti per renderli buoni turchi e buoni musulmani. Costruire moschee e scuole coraniche è lo strumento con cui il sultano turco intende trasformare la tradizione laica dei turco-ciprioti in una versione più radicale dell’islam. “La religione è usata da Ankara come strumento politico. Quello che hanno fatto i greco-ortodossi decenni fa, ora lo ripropongono i musulmani finanziati da Erdogan. Ma qui non c’è spazio per un nuovo califfo”, racconta al Foglio Sener Elcil, un sindacalista diventato la voce più seguita dai secolaristi di Cipro nord che contestano il presidente turco.

 

Ankara prova a replicare a Cipro nord lo schema già applicato nel resto del medio oriente: sostenere l’islam sunnita a costo di scatenare nuovi conflitti interconfessionali. Ma i rappresentanti della comunità musulmana dicono al Foglio: “L’islam è qui da 500 anni, non l’ha portato oggi Erdogan”.

La nuova moschea di Hala Sultan è stata costruita in una regione in cui da secoli l’islam segue la tradizione sufi, quella del tasawwuf, che indica una dimensione mistica, meno attenta ai formalismi più ortodossi. Così, girando per Famagosta, si incontrano pochissime donne velate e non esistono divieti per il consumo di alcol. Tra i turco-ciprioti l’insofferenza nei confronti di Erdogan è stata sopita dallo stesso presidente turco che, come da tradizione, il mese scorso ha compiuto proprio a Cipro nord una delle sue prime visite ufficiali, poco dopo essere stato riconfermato presidente alle elezioni dello scorso 24 giugno. Ma qui la vittoria dell’Akp in Turchia non è stata accolta da manifestazioni di giubilo. “Quello che il presidente turco vuole fare è replicare lo schema che ha già adottato nel resto del medio oriente, dalla Siria allo Yemen – attacca Elcil – Sostenere l’islam sunnita appoggiando governi amici di Ankara”. L’apice del confronto tra sostenitori e oppositori di Erdogan si è raggiunto lo scorso dicembre, quando uno dei principali quotidiani di Cipro nord, Afrika, ha pubblicato una vignetta satirica dove una statua greca urinava sulla testa di Erdogan. Un insulto “all’intera nazione turca”, aveva accusato il vice primo ministro turco-cipriota, Recep Akdag, a dimostrazione che nella parte settentrionale dell’isola il nazionalismo neo-ottomano resta ben radicato. Ora la nuova moschea di Hala Sultan lo esalta, e allo stesso tempo ricorda a tutti i ciprioti del nord che l’islam è il pilastro della nuova Turchia di Erdogan.

 

Il rischio – spiega Elcil – è che il piano turco riporti l’isola verso conflitti interconfessionali che sembravano ormai appartenere al passato. La nuova moschea potrà ospitare oltre 6 mila fedeli. “Non so nemmeno se in tutta Cipro nord ci siano così tante persone pronte ad andare a pregare in moschea – dice il sindacalista – So solo che è costata oltre 30 milioni di dollari e che con quella somma si potevano costruire 20 scuole, che sono quelle che mancano davvero da queste parti”. Così il mese scorso i sindacati hanno organizzato a Nicosia manifestazioni contro il governo, al grido di “prima vengono le scuole”. Lo stato di Cipro nord, separato da appena 40 miglia dalle coste turche e guidato dal presidente Mustafa Akinci, vive dei finanziamenti provenienti da Ankara. Soldi che però, secondo i partiti di sinistra ciprioti, ora sono spesi in modo diverso da Erdogan, secondo un piano che mira alla conversione graduale delle nuove generazioni a un islam radicale. Il tutto nel silenzio dell’Ue: “L’Europa è una potenza debole e ha troppi interessi commerciali e politici con la Turchia (l’accordo per l’immigrazione in particolare, ndr)”, spiega Elcil.

 

Ma ad appena una manciata di chilometri a sud della linea verde che divide in due l’isola, il mufti di Larnaka, che si autodefinisce mufti di tutta Cipro, non sembra per nulla preoccupato dall’imperialismo confessionale di Erdogan. “L’islam è qui da 500 anni, non l’ha portato ora il governo turco. E se Ankara oggi fosse governata dai socialisti, i partiti di sinistra di Cipro nord sarebbero più contenti?”, si chiede Shakir Alemdar. Imam di un’altra moschea Hala Sultan, quella che sorge a Cipro sud, sulle sponde del lago salato di Larnaka, Alemdar partecipa da anni ai tavoli per i negoziati di pace per unificare l’isola, falliti – forse definitivamente – lo scorso anno. Nel suo ufficio campeggia una mappa dell’isola datata 1868. In rosso sono evidenziate le moschee che all’epoca erano sparse per l’isola. “Oggi sono appena la metà. Dov’è il problema? Cipro è sempre stata governata in pace dai musulmani”, dice l’imam indicando la mappa. “I veri laici sono quelli che predicano la pace e che rispettano le religioni, non chi fomenta l’odio tra le religioni. Chi si oppone alla costruzione dei luoghi di culto non conosce la storia, è anti islamico ed è anche anti cristiano”.

 

Sullo sfondo resta il fallimento dei negoziati di pace dello scorso anno su due nodi irrisolvibili. Da una parte c’è la proposta dei turco-ciprioti di instaurare un governo federale, nonostante siano appena il 19 per cento degli abitanti di tutta l’isola; dall’altra, la richiesta dei greco-ciprioti, che invece vogliono il ritiro dei militari turchi. “Cipro è una nostra causa nazionale”, ha ricordato Erdogan durante la sua visita a Nicosia. Ma ora la variabile dello scontro interconfessionale torna a intrecciarsi pericolosamente con quella nazionalista e rischia di allontanare ancora di più l’obiettivo dell’unificazione.

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