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Cosa c'è dietro alle minacce turche nel Mediterraneo

Vascelli da guerra di Ankara contro la nave da perforazione in missione per Eni nelle acque di Cipro

23 Febbraio 2018 alle 21:18

Cosa c'è dietro alle minacce turche nel Mediterraneo

Roma. Le navi da guerra turche hanno minacciato l’uso della forza per fermare un nuovo tentativo dell’imbarcazione per l’estrazione petrolifera Saipem 12000 di raggiungere l’area di mare a sud-est di Cipro dove Eni vorrebbe esplorare riserve di gas. Saipem 12000 era ancorata a circa 50 chilometri dall’obiettivo dal 9 febbraio quando le navi militari turche ne hanno bloccato il passaggio dicendo che stavano conducendo un’esercitazione sul posto. Le perforazioni sono state dunque rimandate e la nave sarebbe ora diretta in Marocco. Il ministro dell’Energia di Cipro, Yiorgos Lakkotrypis, ha detto che il comandante italiano ha mostrato “grande determinazione” dopo che il suo governo aveva concordato con Eni di provare ancora a raggiungere l’area, nota come Blocco 3, nonostante gli espliciti ammonimenti della Turchia. Il punto di attrito geopolitico è chiamato “Cuttlefish” (seppia) ed è in una lingua d’acqua nella zona economica speciale di Cipro, ma adiacente a quella turco-cipriota.

   

La Turchia dice che quella zona dovrebbe essere di sua competenza: nel 2011 Turkish Petroleum aveva vinto la concessione per esplorare in un’area sovrapposta al Blocco 3. Cipro è divisa dal 1974. La Turchia non riconosce Cipro come stato ma è l’unico paese a riconoscere l’indipendenza della parte turca a nord dell’isola.

 

  

La frenesia per le risorse di idrocarburi nel Mediterraneo orientale origina dalla scoperta del mega-giacimento Zohr da parte di Eni in acque egiziane nel 2015 che ha persuaso le altre compagnie ad attivarsi. La produzione di Zohr è stata avviata a dicembre e potrà raggiungere i 2,7 miliardi di piedi cubi al giorno entro il 2019, pari al 50 per cento dell’intera produzione di gas in Egitto. La convinzione che la geologia di Zohr potesse estendersi in acque cipriote aveva motivato gli appetiti di Nicosia. All’esibizione di forza della Turchia l’Egitto ha risposto in modo speculare questa settimana. Il 20 febbraio il portavoce militare egiziano ha detto che la Marina militare del Cairo conduce diverse operazioni per garantire la sicurezza del giacimento Zohr. Le forze navali egiziane “assicurano il controllo di ampi tratti di mare impiegando tutto il loro potenziale e nuove unità ad ampia capacità di combattimento, come fregate, sottomarini e torpediniere” per “proteggere le capacità economiche e garantire gli investimenti per rafforzare l’economia nazionale” e “contrastare ogni tipo di minaccia per conseguire una reazione rapida e immediata a ogni tipo di situazione” anche con navi della marina mercantile “caratterizzate da agilità e velocità di manovra”. L’Italia è attendista. Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha mostrato al suo omologo turco Mevlüt Cavusoglu l’intenzione di trovare una soluzione condivisa nel rispetto degli interessi di Eni, dei paesi coinvolti e delle due parti cipriote, in un incontro a Kuwait City il 13 febbraio poco dopo il fermo della Saipem 12000. Giovedì Claudio Descalzi, ad di Eni, ha detto che la compagnia non rinuncia ai suoi piani “in attesa che la diplomazia internazionale, europea, turca, greca e cipriota trovi una soluzione”. Una questione delicata per il prossimo governo.

  

Durante la visita di stato a Roma del 5 febbraio il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva segnalato il malessere per il coinvolgimento di Eni nei progetti gasieri ciprioti. “Abbiamo attirato la loro attenzione sulle iniziative di Eni nel Mediterraneo orientale visto che i lavori petroliferi in quella regione sono una minaccia per Cipro nord e per noi”. Nei giorni seguenti Saipem 12000 si è diretta in acque contese. Eni aveva inoltre appena annunciato la scoperta di un nuovo giacimento, molto promettente in termini geofisici, al di fuori delle coste greco-cipriote in direzione sud-ovest, detto Calypso, il Blocco 6. Il sito è operato insieme alla francese Total e rientra nella zona economica speciale di Cipro. Anche in questo caso la Turchia ritiene ingiustificate le attività Eni perché il Blocco 6 giace sulla placca continentale reclamata da Ankara.

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