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Ucciso in Libia un leader dello Stato islamico

Venerdì notte due caccia americani F-16 partiti da una base in Inghilterra hanno ucciso un capo dello Stato islamico in Libia, vicino Derna. L’attacco arriva assieme alla strage di Parigi, ma è il frutto di un’operazione cominciata da tempo e segna l’apertura di un terzo fronte della campagna aerea dell’America contro il gruppo estremista.

14 Novembre 2015 alle 21:19

Ucciso in Libia un leader dello Stato islamico

Venerdì notte due caccia americani F-16 partiti da una base in Inghilterra hanno ucciso un capo dello Stato islamico in Libia, vicino Derna. L’attacco arriva assieme alla strage di Parigi, ma è il frutto di un’operazione cominciata da tempo e segna l’apertura di un terzo fronte della campagna aerea dell’America contro il gruppo estremista: dopo l’Iraq e la Siria, dove i raid sono iniziati nell’agosto e nel settembre 2014, ora tocca alla Libia.

 

Il leader ucciso, secondo le dichiarazioni di ufficiali anonimi del Pentagono, è un iracheno che nel 2004 per pochi mesi è stato compagno di carcere del capo Abu Bakr al Baghdadi nella prigione americana – in Iraq – di Camp Cropper, vicino Bassora. L’identità sul passaporto del leader era Wissam al Zubeidi e il nome di battaglia era Abu Nabil al Anbari. Secondo il Pentagono, sarebbe lo stesso leader che parla in inglese nel video della decapitazione di 21 copti egiziani da parte di membri dello Stato islamico, messo su internet il 14 febbraio e girato quasi certamente sulla spiaggia di Sirte. Che è successo in mezzo, tra la prigionia assieme a Baghdadi in Iraq con guardiani americani e la morte in Libia più di dieci anni dopo sotto i missili americani? 

 


 

Uno screenshot del video dello Stato islamico che secondo il Pentagono potrebbe raffigurare Abu Nabil al Anbari

 


 

 

L’identità sul passaporto del leader è Wissam al Zubeidi e il nome di battaglia è Abu Nabil al Anbari. Nell’Iraq di Saddam Hussein, Zubeidi era un poliziotto, come un leader molto importante dello Stato islamico, Abu Omar al Baghdadi, che è stato il predecessore di Abu Bakr al Baghdadi. Dopo il rilascio dalla prigione, e per sei anni, tra il 2004 e il 2010, al Anbari è stato il comandante che dirigeva le operazioni nel corridoio tra le città irachene di Falluja e di Ramadi, due città che sono centrali nella storia del gruppo. Dopo la morte del primo Baghdadi fu nominato “Wali”, che in arabo vuol dire governatore, della provincia di Salaheddin  (quella dove c’èla città di Tikrit, un altro posto molto importante per lo Stato islamico). E’ possibile dire che il leader si fidasse di al Anbari, perché nel settembre 2014 lo spedì in Libia a organizzare il nascente gruppo locale dello Stato islamico. Aveva già fatto una cosa simile nell’agosto 2011, mandando il suo direttore delle operazioni nella provincia di Mosul, Abu Mohammed al Jolani, in Siria, per approfittare della rivolta contro Bashar el Assad e creare una edizione locale dello Stato islamico sotto il nome di facciata di Jabhat al Nusra. Era finita male, con una scissione spettacolare: Al Jolani ha creato un gruppo tutto suo e ha abbandonato al Baghdadi.

 

In Libia al Anbari è stato più disciplinato: ha creato lo Stato islamico in Libia come da istruzioni, assieme ad altri leader stranieri e libici, e lo ha fatto espandere da Derna a Sirte, da Bengasi a Sabratha, vicino alla Tunisia, dove si addestrano i terroristi suicidi che partono per fare stragi di turisti. A giugno, però,  a Derna è scoppiata una rivolta contro lo Stato islamico. Al Anbari e i suoi sono stati cacciati fuori dalla città, verso le colline di al Fatayah. Anzi, alcune fonti hanno detto che gli abitanti e i gruppi armati di Derna hanno catturato l’iracheno e lo hanno punito facendolo camminare nudo per le vie della città e infine impiccandolo in piazza – alcune fonti hanno sostenuto che di quella esecuzione ci fossero anche video. Se le dichiarazioni di ieri del Pentagono sono vere,  allora aveva ragione chi sostiene che al Anbari fosse riuscito a fuggire.

 

[**Video_box_2**]L’uccisione di al Anbari è l’inizio delle operazioni americane in Libia contro lo Stato islamico, prima erano dirette soltanto contro leader di al Qaida. Qualche mese fa anche sul Foglio si era scritto che se entro ottobre non si fosse raggiunta una soluzione politica in Libia, nella forma di un governo di unità nazionale, allora sarebbero cominciate le missioni per contenere in qualche modo l’espansione del terrorismo nel paese africano. Lo scandalo della corruzione di Bernardino Leon, l’inviato speciale delle Nazioni Unite che ha accettato un lavoro da più di mille euro al giorno negli Emirati arabi (che sono una parte interessata) mentre era ancora incaricato della mediazione in Libia, ha spostato ogni ipotesi di accordo più in là, in un futuro incerto. Gli americani hanno deciso di non aspettare oltre. Il fatto che abbiano colpito al Anbari dimostra per la terza volta in due settimane che dopo un anno di guerra sono riusciti a violare il network di comunicazioni del gruppo estremista. Prima hanno rivelato di avere intercettato messaggi che provano la responsabilità dello Stato islamico per l’abbattimento di un aereo passeggeri russo nel Sinai. Poi hanno individuato e ucciso Mohamed Emwazi, che nei mesi scorsi ha ucciso ostaggi occidentali davanti a una telecamera.  Adesso, dieci anni dopo il rilascio, hanno individuato di nuovo al Zubeidi / al Anbari.

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