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Editoriali

Maresciallo Twitto vs l'Ue 

Redazione

Le uscite del premier sloveno mostrano che bisogna fare i seri sullo stato di diritto

Il premier sloveno, Janez Jansa, giovedì si è lanciato in una rissa su Twitter contro il suo omologo olandese, Mark Rutte, e una serie di parlamentari europei. Prima ha accusato la deputata liberale Sophie in’t Veld, che ha guidato una missione in Slovenia per verificare la situazione sullo stato di diritto, e altri suoi colleghi di essere “burattini” di George Soros. Poi ha pubblicato messaggi contro il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, e il gruppo socialista. Quando Rutte ha condannato con “la massima severità” i tweet e ha fatto sapere di averne informato l’ambasciatore Sloveno all’Aia, Jansa ha risposto così: “Bene Mark, non perdere tempo con ambasciatori e libertà dei media in Slovenia. Insieme a in’t Veld, proteggete i giornalisti che vengono uccisi nelle strade” in Olanda. Di fronte a commenti senza precedenti, e a una situazione potenzialmente esplosiva al vertice del 21 e 22 ottobre, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, si è sentito in dovere di intervenire. Dopo aver parlato a Rutte e Jansa, Michel ha spiegato che “i membri del Parlamento europeo dovrebbero essere in grado di fare il loro lavoro liberi da ogni forma di pressione. Il rispetto reciproco tra istituzioni e dentro il Consiglio europeo è il solo modo di andare avanti”. 


L’obiettivo di Michel è di calmare la tensione. Al vertice la prossima settimana i leader discuteranno di temi controversi, come l’aumento del prezzo dell’energia su cui sono divisi. C’è un altro tema esplosivo: Rutte ha annunciato che chiederà di bloccare i fondi del Recovery destinati alla Polonia. I panni si dovrebbero lavare nel palazzo del Consiglio europeo, ma la rissa di Jansa e la sentenza del Tribunale costituzionale polacco – senza dimenticare Viktor Orbán – dimostrano quanto il populismo nazionalista stia erodendo il funzionamento dell’Ue. Rutte, che a giugno aveva evocato la possibile uscita dell’Ungheria dopo la legge anti Lgbt, ha ragione a denunciare questo problema.