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La differenza tra divano e smart working. La rivoluzione che manca al lavoro pubblico

La vitalità del settore privato sarà cruciale per determinare la ripresa a V del paese. Ma mai come in questa fase lo stato e la politica avrebbero il dovere di creare una forma di concorrenza virtuosa tra pubblico e privato. La prova dello smart working

13 Luglio 2020 alle 09:06

La differenza tra divano e smart working. La rivoluzione che manca al lavoro pubblico

Foto Unsplash

C’è una particolare lettera dell’alfabeto che da qualche tempo a questa parte i principali osservatori economici scrutano con attenzione. Quella lettera, cruciale, corrisponde alla lettera “V” ed è una lettera da cui passa semplicemente il futuro del paese. Fino a qualche tempo fa, dicevi “V” e pensavi al vaffa di Grillo, oggi passato alla fase “esticazzi” come magistralmente segnalato sabato scorso dal nostro Makkox, o al massimo potevi pensare alla anonima “V”, nel senso di vendetta. Oggi la “V” indica...

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Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    13 Luglio 2020 - 14:56

    Al direttore – Cosa c’entra? Hai voglia se c’entra. Anniversario. 13 luglio 2009. Grillo in vacanza in Sardegna chiede la tessera del Pd per candidarsi al prossimo Congresso Pd. Bersani: “Il Pd non è un autobus di linea.” Rifiuto politico prima che da regolamento interno. Undici anni dopo il Pd, Italia Viva, a parte, corteggia spudoratamente il Rifiutato, perché faccia alleanze elettorali con lui. Ora Bersani, anche lui, le auspica. Sono elezioni amministrative, certo, solo che dall’alleanza ci guadagnerebbe solo il Pd. I 5S non hanno regioni da perdere. Oddio, al Nazzareno s’aggrappano al proverbio: “Da cosa nasce cosa” Anche per il sindaco di Roma?

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  • Andrew

    Andrew

    13 Luglio 2020 - 13:31

    Ma si può chiedere la proroga dello stato di emergenza se l’emergenza non c’è? Non si tratta di una spaccatura solo culturale ma di una lacerazione tra categorie portatrici di interessi estremamente diversi, quella dei dipendenti pubblici che possono contare a fine mese su risorse garantite dallo Stato e quelle di dipendenti di società private che hanno sperimentato sulla loro pelle come il blocco delle attività può salvare la salute ma li condanna ad un miseria a cui non riescono a porre alcun rimedio le promesse di interventi assicurati ma spesso disattesi dal Governo e dal sistema bancario. Una emergenza che serve soltanto ad impedire che gli irritati possano andare al voto anticipato a battere democraticamente i garantiti con la pancia piena. Gli apprendisti stregoni, dunque, farebbero bene ad evitare le loro sperimentazioni con i media compiacenti. Non saranno di certo giornali e televisioni compiacenti a spegnere le tensioni ed i grandi fuochi quando saranno stati accesi.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    13 Luglio 2020 - 13:20

    Anniversario. 13 luglio 2009. Grillo in vacanza in Sardegna chiede la tessera del Pd per candidarsi al prossimo Congresso Pd. Bersani: “Il Pd non è un autobus di linea.” Rifiuto politico prima che da regolamento interno. Undici anni dopo il Pd, Italia Viva, a parte, corteggia spudoratamente il Rifiutato, perché faccia alleanze elettorali con lui. Ora Bersani, anche lui, le auspica. Sono elezioni amministrative, certo, solo che dall’alleanza ci guadagnerebbe solo il Pd. Oddio, al Nazzareno s’aggrappano al proverbio: “Da cosa nasce cosa”

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