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Per fortuna che l'Europa c'è

Tra un atlantismo ammaccato (Trump), un antiatlantismo minaccioso (Cina) e antieuropeisti nel pallone (Regno Unito e Salvini) mai come oggi il mondo ha bisogno di Europa. I numeri choc della recessione (Italia -9,7) e la nuova sfida per la libertà

7 Maggio 2020 alle 06:14

Per fortuna che l'Europa c'è

foto LaPresse

Non è forse la stagione migliore per essere europeisti, con tutti i guai che ci sono, con tutti i problemi che emergono, con tutte le lentezze che spiccano, con tutte le leadership che mancano, ma la stagione pandemica che stiamo vivendo ormai da mesi ci ha ricordato che quella che stiamo osservando in queste settimane è certamente la stagione peggiore per essere antieuropeisti. Essere antieuropeisti oggi – ovverosia gioire per le difficoltà dell’Europa, soffiare sulle sue contraddizioni, speculare sulle sue...

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Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • oliolà

    07 Maggio 2020 - 20:20

    Già, l'atlantismo. L'atlantismo era cosa degna e giusta finché in Europa ci fu la cortina di ferro, anche per chi, inizialmente e per lungo tempo, schiumava di rabbia contro di esso. Ora il mondo lo si vuol dividere in quattro quando è ancora diviso in due. L'Europa è un luogo di manovre e non sarà una ripassata di coronavirus a farla nascere,nascere, non rinascere.Putin ha le sue gatte da pelare e il petrolio non si può bere come la vodka. Messo a scegliere, sceglierei come Churchill l'atlantismo e non "la via della seta" che parte dall'altro oceano.

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  • Andrew

    Andrew

    07 Maggio 2020 - 17:17

    ...segue- la leadership sui competitori interni al mercato comunitario. Sono per questo da condannare i tedeschi? Certo che no. Essi fanno il loro mestiere di conquistatori al quale hanno da sempre aspirato, pur senza successo. Il problema non è loro, è semmai nostro. Siamo noi italiani, una volta dismessa quell’ipocrita messinscena della fratellanza europea che non esiste se non nei sogni di qualche servo sciocco di Bruxelles, a dover accettare o negare un futuro da Quarto Reich. Usa, Cina e la Federazione Russa sono superpotenze planetarie, l’Europa delle piccole patrie non lo è. Non prendiamoci in giro: l’Unione europea o sarà germanica o non sarà. Sta a noi scegliere se starci facendo atto di vassallaggio a Berlino o provare a sopravvivere sulle nostre gambe, senza alcuna garanzia di riuscirvi. A riguardo, sono con Indro Montanelli quando scriveva: “Le battaglie si fanno in quanto degne. Non per la garanzia di vincere la guerra”. Chiara l’antifona?

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    • raffaele@linuxmail.org

      raffaele

      07 Maggio 2020 - 19:06

      Chiarissima! Di nome fa Vladimir.

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  • Andrew

    Andrew

    07 Maggio 2020 - 17:09

    La Germania raccoglie sistematicamente i benefici derivanti dalle scelte comunitarie ma pretende da tutti gli altri tranne che da se stessa una cieca osservanza delle regole.Tale è il comportamento di un capo che ha poca dimestichezza con la solidarietà e molta con l’egoismo. Nessuna meraviglia per la pronuncia di Karlsruhe. Si tratta della trasposizione sul piano giuridico-costituzionale di un pensiero politico che viene da lontano. Ora, i tedeschi si arrabbiano quando se lo sentono dire ma l’odierna visione egemonica riguardo all’Europa è simile a quella prefigurata nella Germania hitleriana alla fine degli Anni Trenta del Novecento con il “Piano Funk”, dal nome del ministro delle Finanze del Reich, Funk, che lo predispose. La Germania, a stretto rigore lessicale, è storicamente europeista. Ma la concezione di un nazionalismo europeo in chiave germano-centrica è riaffiorata, non appena le condizioni complessive dell’apparato produttivo nazionale le hanno riconsegnato ......continua

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    07 Maggio 2020 - 17:05

    Emmanuel Macron, sulle ali della sua vittoria dichiarò, enfaticamente che Europa sì, ma non quella in essere: andava ripensata e cambiata. Gli erupeisti nostrani apllaudirono: ok sarà la morte degli infami, egoistici sovranismi nazionalistici, il trionfo della solidarietà tra popoli. Naturalmente non possono ammettere che alla prova dei fatti i paesi, cioè le nazioni più sovraniste, egoiste, sono state Germania, Olanda, Austria e quelle del Nord Europa. Nessuno può farcela da solo, giusto. L' epoca di globalizzazione economica, finanziaria e produttiva hanno creato delle interdipenze profonde. ma non ha eliminato, non poteva eliminare, i reali, concreti rapporti di forza tra le varie nazioni. O preferite paesi? Noi facciamo razza a parte. Per secoli siamo vissuti agognando un Papa straniero. Oggi il Papa è la Santa Europa. Prosit. O se fosse XI?

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