I tedeschi pro Coronabond ci spiegano l'urgenza della “stabilizzazione”

Daniel Mosseri

Un appello di molti economisti tedeschi a favore di “community bond” che l’Ue dovrebbe adottare per far fronte all’imminente catastrofe economica da pandemia

Berlino. Nei momenti di crisi un nemico aiuta sempre. Nella tempesta del coronavirus, gli italiani hanno scelto: è la Germania. Tedesche sono le due leader (Angela Merkel per la Repubblica federale e Ursula von der Leyen per l’Unione europea) contrarie all’emissione di coronabond da parte dell’Ue. Con loro ci sono i paesi europei finanziariamente virtuosi. In maniera speculare, la proposta italiana è sostenuta fra gli altri da Francia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Grecia. Lo scontro nord-sud ricalca quello non lontano sula Grecia, quando il ministro della Finanze della Germania Wolfgang Schäuble invocava il ritorno della dracma, sostenuto dai principali pensatoi economici tedeschi, contrari a spendere denaro pubblico a favore dei greci dalle mani bucate. Poi sappiamo come è andata a finire.

  

Neppure oggi la Germania si è mossa come un sol uomo, o meglio come le sue due donne più in vista. Curiosamente, mentre la cancelliera e la presidente della Commissione si mettevano di traverso alla proposta di Conte, il fior fiore degli economisti tedeschi pubblicava sulla stampa europea un appello congiunto in tre lingue a favore di “community bond” che l’Ue dovrebbe adottare per far fronte all’imminente catastrofe economica da pandemia. La lista dei firmatari dell’appello include Gabriel Felbermayr e Christoph Trebesch (rispettivamente presidente e macroeconomista del Kiel Institute for the World Economy), Michael Hüther (direttore dell’Istituto per l’economia di Colonia), Peter Bofinge (ex Bundesbank ed ex Consiglio di esperti economici della Germania) e ancora Sebastian Dullien (Imk Düsseldorf), Jens Südekum e Moritz Schularick (Università di Bonn). Il loro appello a favore dei coronabond è apparso sulla Faz, sul Monde e sul britannico NewStatesman. “Non siamo riusciti a trovare un giornale che lo pubblicasse in italiano”, ha detto al Foglio il portavoce di uno degli istituti summenzionati. “Forse non avevamo i contatti giusti”. Una svista dei media di casa, più impegnati a puntare il dito contro le rigidità dei tedeschi che ad ascoltarne gli accenti sorprendentemente flessibili e solidaristici.

  

I diretti interessati ci spiegano perché le obbligazioni europee sarebbero un’opzione migliore dell’uso del Mes, lo strumento oggi sostenuto dal governo Merkel. “Perché il Mes non ha la potenza di fuoco che avrebbero i coronabond”, risponde Trebesch da Kiel. Ma è anche una questione di precisione: “A differenza dei prestiti del Mes, i coronabond aumenterebbero il debito dell’Italia solo marginalmente e conterrebbero un vero e proprio elemento di trasferimento”. Mezzi necessari per aiutare i governi “in questa situazione di emergenza acuta e immeritata”, a disporre della tutta la libertà necessaria per guidare i rispettivi paesi fuori dalla crisi. Nella loro lettera, i professori paragonano la crisi di oggi a quella del 1974, che portò all’emissione di communtiy bond da parte dell’allora Cee. “Entrambe le crisi sono state choc esogeni massicci che hanno minacciato il progetto europeo – riprende Trebesch – ma l’impatto della pandemia da coronavirus è probabilmente molto più grave”. Trebesch ricorda che la recessione del 1975 provocò in Italia un calo del pil del 2,2 per cento annuo. “Oggi invece possiamo aspettarci un calo della produzione, un aumento della disoccupazione e conseguenze sulla finanze pubbliche molto più profonde”. Un tema che ricorre nella lettera degli economisti è “solidarietà”, ma importante è anche il tema della “stabilizzazione”. Perché una lezione fondamentale dell’ultima crisi è che è un’azione “tempestiva e proattiva” serve a evitare dubbi sulla stabilità del sistema bancario e a stroncare gli attacchi speculativi.

  

Da Colonia e Kiel, i professori tedeschi sembrano d’accordo. Notevole è l’apertura di credito in arrivo dal’Ifo di Monaco, tradizionale baluardo del rigorismo tedesco. Intervistato da T-Online, il numero uno dell’Ifo Clemens Fuest ha spiegato l’utilità del Mes. “E i coronabond?”, chiede l’intervistatrice: “Sono un passo ulteriore, non strettamente legato al mercato del capitale quanto un segnale per dire che l’Europa risponde con solidarietà: Francia e Germania, per esempio, metterebbero l’Italia in condizione di combattere l’epidemia con più forza. Bisogna discutere dei dettagli”.

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