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Coronavirus, S&P vede il picco ad aprile ed è una buona notizia

Mariarosaria Marchesano

Anche i progressi di alcune società farmaceutiche che stanno studiando un vaccino al virus hanno causato ottimismo nei mercati

Milano. La notte scorsa Hon Hai Precision (Foxconn), il più grande produttore mondiale di componenti elettrici ed elettronici con un fatturato di oltre 170 miliardi di dollari, nonché principale partner industriale di Apple, ha ridotto le sue previsioni di fatturato per il 2020 da un range del 3-5 per cento a un intervallo dell’1-3 per cento principalmente a causa dell’effetto coronavirus. Sempre ieri, anche Adidas, dopo Nike e Hugo Boss, ha deciso di chiudere, temporaneamente “un numero considerevole” dei suoi punti vendita in Cina. E la società di consulenza britannica Oxford Economics ha rivisto al ribasso le stime di crescita per l’economia italiana (portandola a zero per cento nel 2020 e a 0,2 per cento nel 2021) anche per effetto dell’impatto dell’epidemia. Potrebbe continuare a lungo il bollettino delle cattive notizie, anche considerando che in casi come quello della taiwanese Foxconn, fondata negli anni Settanta da Terry Gou e diventata nel giro di qualche decennio una multinazionale che alimenta una gigantesca catena di fornitura, è davvero imprevedibile cosa potrebbe accadere al sistema produttivo globale se la chiusura delle sue fabbriche andasse oltre il termine annunciato del 10 febbraio. Detto questo, da qualche giorno le Borse stanno recuperando terreno dopo le consistenti perdite registrate quand’è scoppiata l’epidemia e in alcuni casi, compreso Piazza Affari, che ieri ha chiuso con un rialzo dell’1,6 per cento, gli indici sono tornati ai livelli precedenti allo scoppio del virus di Wuhan.

 

Ad alimentare l’ottimismo contribuiscono le notizie provenienti da Cina e Gran Bretagna sui progressi che alcune società farmaceutiche stanno facendo per individuare un vaccino ma anche il fatto che finalmente si comincia a intravedere il picco della pandemia e questa è una buona notizia, per come ragionano i mercati che detestano l’incertezza. Un’analisi S&P Global Ratings ipotizza un orizzonte temporale entro cui l’epidemia può essere contenuta: l’ipotesi più probabile è che la crisi del coronavirus si stabilizzerà a livello globale nell’aprile 2020, il che vuol dire che già a partire da maggio non ci saranno nuovi contagi. Nel peggiore dei casi, il virus potrebbe smettere di diffondersi a fine maggio, nel migliore a fine marzo.

 

Dunque, pur prendendo in considerazione lo scenario più triste, secondo S&P, il picco d’impatto sull’attività economica nell’area Asia-Pacifico sarà nel primo e secondo trimestre di quest’anno, mentre a partire dal secondo semestre 2020 ci sarà una fase di normalizzazione e poi la ripresa a partire dal 2021. Questo non vuol dire che i danni saranno ridotti, anzi, S&P individua i settori più vulnerabili come quelli del lusso, delle automobili, dei beni di consumo, dei viaggi e spiega che ci saranno effetti anche sulle banche e le istituzioni finanziarie di Hong Kong e Singapore, crocevia di capitali e affari internazionali, e sugli operatori immobiliari, che investono in tutto il mondo. Ma almeno si prospetta un termine per il fenomeno coronavirus. Anche perché in questo caso bisogna fare i conti con l’emotività che accompagna il diffondersi di notizie allarmanti, a volte fasulle, che potrebbero peggiorare la percezione dei danni effettivi all’economia. Un operatore di estrazione anglosassone come State Street, si è preso la briga di misurare il sentiment percepito dai media del coronavirus mettendolo a confronto con quello della Sars nel 2002, dell’Ebola nel 2014 e della Zika nel 2016. Ebbene, a un mese da quando è scoppiato il caso, l’intensità della copertura mediatica, secondo State Street è in media otto volte superiore rispetto alle crisi precedenti. E questo – dice – è probabilmente riconducibile alla gravità del virus o alle misure più severe adottate dal governo cinese per contenerlo. In ogni caso, si spera che proprio l’enorme copertura mediatica comporti una maggiore consapevolezza dei rischi rispetto al passato e una più rapida inversione di tendenza.

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