Matteo Salvini (foto LaPresse)

La faccia di bronzo di Salvini e Di Maio nella guerra sul caso Mes

Luciano Capone

La Lega scatena una battaglia contro l’accordo sul Fondo salva-stati, raggiunto quando era al governo

Roma. L’unico a mantenere la calma sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) sembra essere il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che afferma in maniera abbastanza chiara: “Nessuno ha firmato nulla, quindi neanche l’Italia” che “la firma del trattato avverrà a dicembre”, e in ogni caso “non penalizzerebbe assolutamente l’Italia”. Attorno a lui è però divampato un incendio politico, con Lega e Fratelli d’Italia sulle barricate contro quella che viene considerata una cessione di sovranità e un tradimento della patria. “Chi ha voglia chieda a Conte se, senza autorizzazione del Parlamento e ovviamente della Lega, ha dato l’ok dell’Italia e sarebbe alto tradimento a trasformare il fondo salvastati in un fondo ammazza stati – ha dichiarato Matteo Salvini –. Se qualcuno lo ha fatto si ponga rimedio, altrimenti sarà alto tradimento e per i traditori il posto giusto è la galera”. Subito a ruota, Giorgia Meloni: “Conte ha dato ok a riforma Fondo salva stati (Mes) senza coinvolgere il Parlamento, che entro dicembre sarà chiamato a ratificare questa nuova eurofollia: una super Troika onnipotente. Fdi farà barricate contro l’ennesimo tradimento verso il popolo”. A rimorchio della campagna StopMes arriva il M5s, che sente il richiamo della foresta populista e chiede un vertice di maggioranza: “Il Parlamento aveva dato un preciso mandato al presidente del Consiglio. La discussione sul Mes deve essere trasparente, il Parlamento non può essere tenuto all’oscuro dei progressi nella trattativa – scrivono in una nota i deputati M5s della commissione Finanze –. E’ chiaro, invece, che la riforma del Mes sta andando proprio nella direzione che il Parlamento voleva scongiurare. Chiediamo al capo politico di far convocare un vertice di maggioranza, perché sul Mes noi non siamo d’accordo”.

 

Ma cos’è successo di nuovo? Nulla. Quali sono le modifiche segrete degli ultimi giorni avvenute alle spalle del popolo e del Parlamento? Nessuna. Ciò che è davvero paradossale in questa discussione è che non è stato firmato nulla e che a difendere una bozza di accordo nata in epoca gialloverde ci sia solo il ministro Gualtieri, che è del Pd. E che Lega e M5s accusino di tradimento o chiedano spiegazioni ai loro presidenti del Consiglio e ministri dell’Economia, Conte e Tria. “Non sanno di cosa parlano”, ha dichiarato il ministro dell’Economia, ed è “grottesco” accusare Conte di tradimento. “Sostengo il mio predecessore, il ministro Tria – ha detto Gualtieri – che ha condotto questo negoziato ed è stato bravo. Salvini dovrebbe fare i complimenti a Tria perché è riuscito a evitare tutte le cose negative che alcuni volevano”. Infatti tutto il percorso di riforma del Mes è nato in epoca gialloverde, prima con il vertice europeo del 14 dicembre 2018 e successivamente con quello del 21 giugno 2019, entrambi quando Salvini era vicepremier. E non che la negoziazione sia avvenuta alle sue spalle, perché il premier Conte, il 19 giugno, nelle sue comunicazioni al Parlamento in vista del vertice di due giorni dopo, aveva esposto pubblicamente quali sarebbero stati i punti fondamentali della riforma del Mes, dal common backstop (il meccanismo di supporto al Fondo di risoluzione unico per le banche) alle valutazioni sulla sostenibilità del debito pubblico. E anche dopo il vertice di giugno, il 31 luglio, il ministro Tria espose i termini e i tempi dell’accordo (firma prevista a dicembre 2019, a cui seguirà comunque la ratifica dei Parlamenti). Tria aggiunse anche di aver trasmesso alle presidenze di Camera e Senato la bozza del nuovo trattato del Mes, come richiesto da una risoluzione Molinari-D’Uva (Lega e M5s). Nessun mistero, quindi. Nessun complotto. 

 

Ci sono sicuramente aspetti delicati, su cui si è soffermato anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, riguardo il rischio che l’introduzione di un meccanismo di eventuale ristrutturazione del debito pubblico per accedere all’aiuto del Mes autoalimenti l’aspettativa – e la possibilità – di una ristrutturazione. Ma al Mef sono soddisfatti di aver strappato diverse concessioni (ad esempio c’è il backstop per le banche e non c’è la ristrutturazione automatica del debito, come invece volevano i tedeschi). Soprattutto perché il negoziato si è svolto in un clima non facile per l’Italia, reso ostile dalla guerra scatenata dalla maggioranza gialloverde sul deficit – con il rischio della procedura d’infrazione – e dalle minacce salviniane di uscita dall’euro. Una posizione antieuropeista che ha alimentato un clima di sfiducia nel paese e indebolito la posizione dei negoziatori italiani. Che però, nonostante questo, sono riusciti a strappare diverse assicurazioni di cui un paese indebitato – e con un forte rischio banco-sovrano come il nostro – ha bisogno.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali