Klaus Regling, managing director del Meccanismo europeo di stabilità (foto LaPresse)

Il fantasma del Mes

Mariarosaria Marchesano

La paura di ristrutturare il debito confonde le idee a molti. Parola di Altomonte (Bocconi)

Milano. Che una forza di opposizione come la Lega di Matteo Salvini monti un caso politico sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità, il Mes, pur essendo stata parte attiva di questo percorso quand’era al governo, non c’è da sorprendersi. Semmai ci sarebbe da domandarsi quanto “euroscetticismo” ci sia ancora nel dna della Lega, quesito che assilla gli investitori che osservano l’evolversi della situazione italiana. Che, però, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, critichi apertamente la revisione del meccanismo europeo, meglio noto come fondo salva-stati, lamentando anche il fatto di non esserne stato informato, desta qualche preoccupazione. Soprattutto quando Patuelli dice che se l’Italia non tutela il debito sovrano, “allora le banche non lo compreranno più”. Le banche italiane hanno in portafoglio quasi il 18 per cento del debito pubblico del paese (400 miliardi su 2.300 miliardi), così le parole del presidente dell’Abi non possono essere sottovalutate e offrono l’occasione per fare chiarezza su un tema complicato.

 

Mi pare ci sia un po’ di confusione tra la riforma del fondo salva stati, che è stato discussa decine di volte in sede europea senza che l’Italia sollevasse alcuna eccezione, e il meccanismo per la garanzia sui depositi che la Germania vorrebbe modificare con una proposta che punta ad aumentare i coefficienti di rischio per i paesi più indebitati come l’Italia”, dice al Foglio Carlo Altomonte, ordinario di politiche economiche europee all’Università Bocconi. Il primo punto da chiarire, dunque, è che il Mes fa parte di un pacchetto completo di misure per approfondire l’Unione economica e monetaria e renderla più resiliente alle crisi future.

 

Proprio ieri, la Bce ha pubblicato il rapporto sulla stabilità finanziaria in cui si osserva che i rischi per la sostenibilità del debito dell’Eurozona sono in aumento soprattutto a causa dei paesi con più alto debito. E questo perché le prospettive economiche stanno peggiorando a causa della combinazione tra “la perdurante debolezza del commercio globale e le incertezze politiche a livello globale”. In questo contesto, le probabilità che l’economia dell’Unione faccia registrare una crescita sotto lo zero entro la metà del 2020 sono salite al 20 per cento.

 

“Non può destare meraviglia il fatto che vengano meglio definite le regole per i prestiti che l’Unione eroga agli stati membri – osserva Altomonte – Rispetto al passato, l’unica novità è che viene messo nero su bianco il fatto che se un paese richiede i finanziamenti al fondo deve dimostrare di essere in linea con i parametri di Bruxelles, tra i quali c’è il tetto del 3 per cento del rapporto tra deficit e pil. Mi sembrano, inoltre, infondate anche le preoccupazioni per le clausole che riguardano le azioni collettive da parte dei detentori di titoli di stato. Queste vengono attivate nei casi di ristrutturazione del debito di paesi sovrani e attraverso la modifica delle maggioranze necessarie per approvare le proposte di pagamento, tutta l’operazione viene resa di fatto più facile e ordinata. Credo che la semplificazione delle procedure sia una cosa utile per tutti, ma mi rendo conto che il fatto stesso che se ne parli evoca il fantasma di possibili future ristrutturazioni di debito nell’Eurozona”. L’aspetto che, invece, potrebbe mettere in difficoltà l’Italia riguarda l’assicurazione sui depositi, meccanismo di cui si è discusso nelle stesse sedi istituzionali che hanno avviato la revisione del Mes ma che in realtà è tutt’altra cosa. “Convengo col fatto che la proposta tedesca sia inaccettabile per il nostro paese – prosegue l’economista – perchè si fonda sul presupposto che la qualità del debito italiano sia peggiore rispetto ad altri paesi. Quello che accadrebbe se passasse questa ipotesi è che gli acquirenti di Btp dovrebbero iscrivere a bilancio una cifra più bassa rispetto al valore nominale del titolo, accettando quindi un rischio maggiore per investire in Italia. Ovviamente, questo le banche che comprano debito sovrano non potranno mai accettarlo. Ma al momento si tratta solo di una proposta e mi pare che la Germania sia in una posizione di minoranza”.