Populisti e banchieri. Patuelli si arruola (per un giorno) con #StopMes

David Carretta

Il capo dell’Abi contro la riforma del Fondo salva-stati dice: “Non ne sapeva nulla, non compreremo più Btp”. Poi rientra nei ranghi

Bruxelles. Di fronte alle polemiche scoppiate dentro la maggioranza e in Parlamento attorno alla possibilità che l’Italia dia il via libera alla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, ieri il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi) Antonio Patuelli ha prima detto di non saperne nulla, per poi lanciare un avvertimento apocalittico: se il governo firmerà il nuovo trattato sul fondo salva-Stati, le banche italiane smetteranno di comprare Btp. “Io non so niente”, ha detto Patuelli ai giornalisti a Bruxelles, convocati dall’Abi per discutere delle sue priorità nell’Ue. “Leggo i giornali, questa mattina ho letto l’Huffington Post. Ma sono materie sulle quali il mondo bancario italiano non è stato messo al corrente da parte delle istituzioni della Repubblica”. Un po’ esterrefatti, i giornalisti gli fanno notare che la bozza di trattato del nuovo Mes è pubblica. “Eh sì, ma non è tutto proprio pubblico. Il testo non mi sembra pubblico”, ha risposto Patuelli. Quando gli hanno fatto notare che basta andare su “esm.europa.eu”, il presidente della lobby delle banche è sbottato: “Io non ho avuto notifica alcuna, coinvolgimento alcuno. Leggo. Guardo gli atti. Le responsabilità sono istituzionali. Non c’è una compartecipazione o un tavolo in proposito”. Alla fine un giornalista gli ricorda che le banche in futuro potrebbero trovarsi a comprare titoli con clausole di azione collettiva (le Cacs single limb) che rendono più facile la ristrutturazione del debito, e allora Patuelli sbotta: “Eh, non li compreremo più. Siamo liberi di comprare quello che vogliamo. Se le condizioni relative al debito pubblico altereranno o per maggiori assorbimenti o per elementi che favoriscano sinistri, è chiaro che le banche italiane sottoscriveranno meno debito pubblico”. Boom!

 

 

La frase di Patuelli è roba che – se presa seriamente – poteva far schizzare lo spread a 350, perché prefigura il default dell’Italia. Invece – più probabilmente – traduce i mali profondi di un paese in cui – per dirla con Flaiano – “la situazione è sempre grave ma non è mai seria”: ignoranza, superficialità o piccoli giochi di potere, o un misto delle tre cose. Se l’Abi non sapeva è peggio della tragicommedia sul bail-in, che ha visto il settore bancario suonare l’allarme dopo la sua entrata in vigore. Solo che l’Abi non poteva non sapere: il suo direttore generale, Giovanni Sabatini, è anche presidente del comitato esecutivo della European Banking Federation, principale interlocutore delle istituzioni Ue su tutti i dossier che toccano il settore. Così, in serata, dopo che il ministro Gualtieri ha ribadito l’ovvio, Pautelli ha dichiarato che “l’odierna dichiarazione del ministro dell’Economia Gualtieri sul Mes produce un positivo chiarimento in proposito”. Sboom.

 

 

La riforma dell’Esm è in stadio avanzato da tempo e per l’Italia ha negoziato il governo Lega-M5s. I ministri delle Finanze e i capi di Stato e di governo della zona euro hanno dato un via libera politico in giugno. Il Parlamento è stato informato da Giuseppe Conte e Giovanni Tria e ha approvato una mozione che impegna il governo “a opporsi a assetti normativi che finiscano per costringere alcuni paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti e automatici”. In realtà quei risultati li aveva già portati a casa Tria nei precedenti negoziati all’Eurogruppo. Gli automatismi sulla ristrutturazione del debito sono stati cancellati. Le Cacs si attivano solo in casi estremi e su base volontaria. La Camera ha chiesto di essere consultata per un atto di indirizzo prima del vertice europeo di dicembre e comunque ha la possibilità di mettere il veto con la ratifica del trattato Mes. Eppure è bastata un’audizione di Giampaolo Galli il 6 novembre, in cui l’economista ha criticato alcuni aspetti della riforma, per scatenare le truppe social di Alberto Bagnai e Claudio Borghi (Galli ha poi definito la campagna #stopMes “una sciocchezza demagogica” perché il fondo salva-Stati “è uno strumento di solidarietà”). Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha paventato “grandi rischi” (ieri smentiti) nonostante le Cacs per la ristrutturazione esistano dal 2013, anche se in forma più rigida. Il M5s si è lanciato all’inseguimento di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il governo è in bilico e Conte pensa di bloccare tutto nell’Ue. Hai voglia a spiegare che il nuovo Mes è un vantaggio per l’Italia, dato che diventerebbe il backstop del Fondo di risoluzione delle banche e permetterebbe linee di credito facilitate per i paesi che non violano le regole negli ultimi due anni. Hai voglia a sottolineare che la partita strategica è sulla garanzia europea sui depositi. Hai voglia a ricordare – come ha fatto ieri Luigi Abete – che in questo modo l’Italia lascia intendere che sarà il prossimo “cliente” del fondo salva-Stati. Prima ancora del default finanziario, le bufale sul Mes mostrano la bancarotta della classe dirigente.

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