Usa-Cina: torna la guerra dei dazi e le Borse vanno a picco

Mariarosaria Marchesano

Trump annuncia nuovi rincari delle tariffe e fa saltare il negoziato tra i due paesi. Piazza Affari in profondo rosso (-2,2 per cento). Intanto il cancelliere austriaco Kurz riapre il fronte dei conti pubblici italiani invocando rigore e regole ferree

Milano. Un nuovo, inatteso, colpo di scena nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina mette in ginocchio le Borse europee nella prima seduta di una settimana che si annuncia “calda” per i conti dell'Italia che martedì saranno di nuovo sotto la lente della Commissione europea. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato - via Twitter, come sempre - un ulteriore aumento dei dazi a carico di 200 miliardi di dollari di merci provenienti dalla Cina (il carico tariffario passerà dall'attuale 10 per cento al 25 per cento).

 

  

Per tutta risposta il governo di Pechino ha detto che potrebbe ritirare la delegazione dal negoziato commerciale aperto tra i due paesi (la prossima riunione è prevista per mercoledì 8 maggio). Dietro la mossa del presidente Usa ci sarebbe proprio la “delusione” per come stanno procedendo a rilento le trattative. Ma è opinione diffusa che l'insoddisfazione della Casa Bianca nasca dall'altro fronte aperto di conflitto con la Cina, cioè quello tecnologico e del predominio nelle reti 5G, settore in cui gli Stati Uniti registrano un ritardo rispetto ai paesi asiatici. 

 

La notizia di un nuovo inasprimento della guerra commerciale ha fatto crollare i mercati asiatici stanotte con il listino di Shangai che è arrivato a perdere il 5,6 per cento e a ruota hanno aperto in ribasso i mercati del Vecchio Continente con Piazza Affari in profondo rosso a metà mattina (-2 per cento), in picchiata anche la Borsa di Parigi, che perde oltre il 2 per cento, e quella di Francoforte (-1,7 per cento). Sul listino milanese non si salva nessun comparto, ma quelli che vanno peggio sono i titoli dei settori tecnologico, materie prime e servizi finanziari.

 

Quali effetti produrrà l'ennesimo rincaro delle tariffe sull'economia cinese? Secondo Patrick Zweifel, capo economista di Pictet Am, una delle maggiori case d'investimento del mondo, dall'inizio del 2018, l'amministrazione Trump ha imposto sanzioni sulle merci cinesi per un totale di 250 miliardi di dollari e ciò equivale a un'incidenza dello 0,3 per cento sul pil cinese, che potenzialmente potrebbe arrivare all'1 per cento se la controversia si dovesse inasprire. Ma questo non costituirà per forza un problema perché finora le autorità cinesi hanno reagito in modo positivo accelerando le riforme e varando misure di stimolo dell'economia, compresi tagli fiscali, spesa per le infrastrutture e allentamento monetario. L'analisi di Pictet mostra che circa un terzo di tale importo dovrebbe tradursi in crescita economica, l'equivalente di una spinta annua di circa 0,3 - 0,5 per cento per i prossimi due anni.

 

Sul fronte della politica interna, intanto, si attendono le reazioni alle dichiarazioni del cancelliere austriaco Sebastian Kurz sui conti pubblici dell'Italia rilasciate in un'intervista alla Stampa. Kurz invoca ordine, regole e sanzioni per salvare il “malato” d'Europa dalla crisi. “Regole ferree aiuteranno a impedire che l'Italia, ad esempio, finisca per diventare una seconda Grecia attraverso una politica del debito irresponsabile”, ha detto il leader politico confermando i timori di quanto ritengono sia un errore quello del vice premier Matteo Salvini di contare sugli alleati sovranisti europei per evitare una manovra correttiva del bilancio pubblico. Questi, infatti, non sembrano affatto disposti a rinunciare alla politica del rigore. Senza contare che l'attuale composizione della Commissione europea, che vede Jean Claude Juncker alla presidenza, si protrarrà per diversi mesi dopo le elezioni del 26 maggio e lo stesso organismo potrebbe di nuovo essere chiamato in causa per valutare il bilancio pubblico dell'Italia.

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