L'Eurozona continua a rallentare, ma sono le banche ad affossare Milano

Mariarosaria Marchesano

Nel mese di marzo l'indice Pmi scende ai livelli di sei anni fa. A Piazza Affari l'indice bancario ha perso il 28 per cento in un anno

Milano. Avvio di seduta contrastato per i mercati europei, prima positivi sulla scia di Wall Street (dove ieri hanno debuttato con grande successo i jeans Levi's) e delle Borse asiatiche (sempre in attesa di svolta sui negoziati Stati Uniti-Cina), poi in decisa retrocessione dopo i dati negativi dell'indice pmi dell'Eurozona. Nel mese di marzo l'indice è sceso a 47,6 punti da 52,8 del mese di febbraio, un livello nettamente inferiore alle aspettative e che rappresenta il minimo degli ultimi sei anni. In particolare, la manifattura tedesca, attesa in rialzo a 48 punti, è invece scivolata a 44,7, lo stesso dato per la Francia è calato da 51 a 48,8. Dunque, l'economia dell'Eurozona continua a perdere vigore con un numero crescente di aziende che starebbe riconsiderando i piani di investimento. "Ulteriori perdite di vigore del pil durante il secondo trimestre solleverebbero dubbi sulla reale capacità di una crescita economica superiore all'1 per cento nel 2019", dice Chris Williamson, capo economista di IHS Markit, citato dall'agenzia Radiocor.

 

Ma a Piazza Affari è il comparto bancario a trascinare verso il basso il listino con perdite che superano l'1 per cento dopo le prime ore di negoziazione. Titoli come Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca e Unicredit accusano perdite tra il 2 e il 3 per cento in concomitanza con un allargamento dello spread tra btp e bund tedeschi a 245 punti base dopo che nei giorni scorsi il differenziale era invece sceso sotto il livello di 240. Va ricordato che l'indice che misura la performance del settore bancario in Borsa (Ftse banche) ha perso circa il 28 per cento del suo valore nell'ultimo anno come effetto della forte volatilità dello spread sovrano sul mercato dei titoli di stato ma anche in conseguenza degli interventi della vigilanza europea sulla necessità di mantenere requisiti di solidità patrimoniale.

 

Il comparto bancario, poi, non ha reagito secondo le attese di fronte alla prospettiva che la Bce immetta nuova liquidità nel sistema attraverso la terza tornata di prestiti agevolati (i cosiddetti Tltro) poiché ha percepito come più penalizzanti rispetto al passato le condizioni per accedere ai prestiti, sia in termini temporali (cominciano quest'anno ma terminano già nel 2021, quindi durano due e non quattro anni) sia in termini di costi (non si conoscono ancora i tassi d'interesse che saranno applicati). Gli attesi dettagli sul programma, come precisato ieri dal bollettino della Bce, saranno resi noti "a tempo debito" e questo ha deluso in particolare le aspettative degli istituti di credito italiani che avvertono come impellente l'esigenza di sapere se e come potranno riacquistare i titoli che andranno a scadenza già a partire da giugno di quest'anno (complessivamente le banche italiane hanno usufruito di 240 miliardi su un totale di 740 miliardi di prestiti erogati dall'Eurotower nel Tltro II partito nel 2016)