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La Bce torna ad avvertire l'Italia sui conti pubblici

Mariarosaria Marchesano

Secondo il bollettino mensile dell'Eurotower il nostro paese e uno dei tre dell'Eurozona, con Grecia e Cipro, che presenta “squilibri eccessivi”

Milano. La giornata economica di oggi si apre con la pubblicazione del bollettino della Bce in cui l'Italia viene indicata come uno dei tre paesi dell'eurozona che presentano “squilibri eccessivi” nei conti pubblici (gli altri due sono Cipro e la
Grecia) ed è l'unico che ha bisogno di un avanzo fiscale primario per stabilizzare o ridurre il rapporto tra debito pubblico e pil. “I rischi per l'Italia – si legge nel bollettino che riporta il giudizio della banca centrale – derivano dalla sostenibilità delle finanze pubbliche e dalla situazione di sostanziale stallo e arretramento sul fronte delle riforme che stanno mettendo in ombra i progressi compiuti negli anni precedenti". Un giudizio pesante che, a due mesi dalle elezioni per il Parlamento europeo, soffia sul fuoco dei rapporti contrastati da Bruxelles e Roma sul tema del bilancio. Questa situazione non è priva di conseguenze in un contesto europeo che, secondo la Bce, tra dicembre e marzo ha visto stabili le condizioni dei mercati delle obbligazioni sovrane “a eccezione del mercato italiano, dove il differenziale di rendimento a dieci anni ha continuato a mostrare una certa volatilità”.

 

Il bollettino ricorda anche come l'Eurotower abbia bloccato i tassi d'interesse fino al 2020 e varato nuove misure di politica monetaria (i prestiti agevolati alle banche) in considerazione del rallentamento del ciclo economico che si protrarrà anche per l'anno in corso. “Le perduranti incertezze legate a fattori geopolitici, alla minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti sembrano lasciare il segno sul clima di fiducia”, è scritto nel bollettino.

 

L'Italia diventa così uno dei principali vincoli alla crescita dell'Europa. Come rileva Matteo Ramenghi, responsabile degli investimenti di Ubs WM Italia, “l'ansia dovuta all'aumento dello spread e allo scontro tra il governo M5s-Lega e la Commissione europea è stato un fattore determinante per la frenata degli investimenti da parte delle aziende italiane alla fine dello scorso anno e questo ha peggiorato le condizioni economiche contribuendo a far scivolare l'Italia in una recessione tecnica”. Ramenghi non manca di precisare che parte del rallentamento economico è stato causato da fattori esterni, analogamente ad altri paesi dell'area euro, quali l'impasse del settore automobilistico, l'aumento dei prezzi del petrolio e una domanda estera debole, aggiungendo che, però, l'economia italiana "ha sofferto molto più delle altre". 

 

Il punto è che la parziale retromarcia del governo sulla manovra economica è stata vista positivamente dai mercati e gli investitori ritengono anche che il rischio si sia ridotto rispetto al secondo semestre del 2018, ma allo stesso tempo lo scontro tra Roma e Bruxelles ha avuto un costo molto elevato e “l'Italia si ritrova a pagare tassi d'interesse che sono ormai oltre il doppio di quelli spagnoli e a meta' strada rispetto a quelli greci”. Il capo degli investimenti per l'Italia di Ubs non esclude che nella seconda parte del 2019 si possa riproporre lo scontro tra Italia ed Europa sui conti pubblici: “Occorre considerare che gli investimenti non costituiscono solo un motore di crescita per il futuro: la loro realizzazione rappresenta oltre un sesto del pil attuale. La mancanza di fiducia delle imprese sulla situazione politica o un quadro non chiaro sullo sviluppo infrastrutturale possono, quindi, rallentare l'economia”. 

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