L'Eurozona ha una debolezza (la Germania) e una zavorra (l'Italia)

Renzo Rosati

L’indice Pmi segnala uno stallo dell’industria tedesca (peggio del previsto) mentre l’economia italiana è in recessione cronica

Roma. L’economia europea rallenta più del previsto, frenata dalla manifattura a cominciare dalla Germania. In questa situazione l’Italia, a sua volta anche in recessione non più tecnica ma reale – “cronica” la definisce il centro studi indipendente basato a Londra Capital Economics – è esposta a un pericolo in più, quello del debito che non scende, e dunque non riesce ad approfittare della politica accomodante della Banca centrale europea. Come ha detto Mario Draghi “la crescita italiana, diversamente dagli altri paesi d’Europa, è sempre inferiore al pur basso costo del denaro prodotto dai tassi a zero della Bce, e per questo l’Italia è costretta ogni anno a compensare il rischio-debito accantonando un avanzo primario al netto degli interessi sui titoli pubblici. Risorse sottratte alla crescita”.

 

Draghi ha parlato giovedì mentre ieri mattina sul Consiglio europeo si sono abbattuti i dati Pmi di marzo relativi alla media dell’Eurozona e alle due maggiori economia, Germania e Francia. Le previsioni dei responsabili acquisti (purchasing manager) delle imprese sono tutte peggiori sia del mese di febbraio sia delle attese. L’indice Pmi composito della zona euro è sceso a 51,3 dal 51,9 di febbraio, rispetto al 52 di consenso degli analisti. Dunque ci si aspettava una timida ripresa che non è arrivata. Si tratta di un dato, nota Capital Economics, “coerente con una crescita media del pil dell’eurozona inferiore allo 0,2 per cento nel primo trimestre dell’anno, certo non superiore allo stesso dato dell’ultimo trimestre 2018. L’Eurozona appare ancora in crescita, ma molto lentamente”. Il dato scomposto tra manifattura e servizi dimostra una situazione assai peggiore per la prima, il cui indice Pmi è sceso a 47,7 (livello più basso degli ultimi sei anni, dal cuore della crisi europea), mentre i servizi si mantengono a quota 52,7. Il gap è il più largo dal 2009, il che rivela una domanda interna ancora sostenuta mentre continua ad arretrare quella estera.

 

Dei due paesi analizzati, Francia e Germania, la prima appare meno resistente di come appariva, per esempio alla Banque de France. L’indice composito francese scende a 48,7, coerente con un’economia stagnante, quello manifatturiero è al di sotto di 50. Ma le vere cattive notizie riguardano la Germania il cui indice manifatturiero è a 44,7, ai minimi dal 2012, con ordini a 40,1 e richieste per l’export a 39,5. Problemi tedeschi e francesi? Recessione italiana vittima di contagio, come sostiene la maggioranza? O non piuttosto anche il contrario? Intanto l’Italia contribuisce per alla media la propria parte.

 

In seconda battuta la Germania è il nostro primo partner commerciale e maggior cliente dell’export (la Francia è al numero due). Inoltre la pioggia di dati negativi della fiducia delle imprese ha avuto un’immediata ripercussione sullo spread: i Btp decennali che avevano beneficiato di una certa discesa degli interessi hanno subito un rialzo dello spread di 3,5 punti e un aumento dei tassi a 2,46 per cento. Il motivo? Come nel pieno della crisi gli investitori hanno cercato il “porto sicuro” dei Bund tedeschi (segno comunque di fiducia nella ripresa della Germania) accantonando per ora i titoli periferici come quelli italiani. A pagare dazio sono anche i titoli pubblici spagnoli e portoghesi, sennonché lì i tassi sono quasi un terzo e la metà di quelli italiani. L’indice Pmi di marzo dell’Italia deve ancora essere reso noto, mentre quello della Spagna (ai primi di aprile) potrebbe rivelarsi in controtendenza. “Quella europea è una debolezza protratta ma non una recessione” ha aggiunto ieri Draghi. “L’immagine – conferma Capital Economics – è di una zona euro che rimane a lungo nella corsia di rallentamento, soprattutto a causa di una recessione industriale che si approfondisce e di una cronica recessione dell’Italia”. Ora che il sipario è squarciato vedremo se il governo insisterà nell’ottimismo delle miracolistiche promesse gialloverdi o con vittimismo per un “contagio” europeo. Intanto governo risponde con provvedimenti di cartapesta tipo #sbloccacantieri.

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