Perché il sorpasso della manifattura francese su quella italiana sa tanto di fake news

Marco Fortis

L’Italia è al secondo posto in Europa nell'export del settore dei manufatti e il primato sui transalpini si è molto rafforzato negli ultimi anni

La notizia circolata qualche giorno fa di un “sorpasso” dell’industria manifatturiera francese ai danni di quella italiana è un singolare mix tra scarsa conoscenza dei dati statistici e del loro reale significato e una classica fake news. L’ennesimo “scoop” masochistico sull’Italia è stato diffuso sulla base di dati relativi al valore della produzione e del fatturato manifatturiero ricavati dalla Structural Business Statistics dell’Eurostat, che già di per sé non è propriamente la fonte più adatta per questo genere di confronti. Ma anche la scelta del valore della produzione o del fatturato per stilare una graduatoria di importanza tra i vari paesi nei diversi settori economici è molto opinabile, anche perché può essere gonfiato da attività di puro trading. Per cui normalmente il dato di riferimento a cui gli economisti e gli statistici guardano è invece il valore aggiunto. Infatti, è con il valore aggiunto che ciascun settore economico concorre alla formazione del pil.

 

Tutto ciò premesso, ci vuole davvero molta fantasia per inventare una fake news come quella di un “sorpasso” della Francia sull’Italia nella manifattura. Primo, perché chiunque abbia una minima conoscenza dello stato delle industrie dei due paesi sa che quella francese è da tempo in declino ed è soggetta a massicci fenomeni di delocalizzazione. Mentre l’industria manifatturiera italiana è diventata in questi ultimi anni molto competitiva e, superata la crisi della domanda interna 2012-’14 dovuta all’austerità, è tornata a macinare miliardi. Prova ne è che da quando è nato l’euro, la differenza tra il valore aggiunto manifatturiero a valori correnti dell’Italia e della Francia non è mai stato tanto ampio a nostro favore come nel 2018, cioè pari a 31,3 miliardi.

  

 

Nel 2018, infatti, secondo l’Eurostat il valore aggiunto manifatturiero dell’Italia è stato di 263,4 miliardi di euro mentre quello della Francia si è fermato a 232 miliardi. Si tratta di valori superiori perfino ai precedenti massimi toccati durante il boom dell’export italiano del 2007-2008 precedente la grande crisi mondiale del 2009. Scorrendo le statistiche degli ultimi venti anni, osserviamo che nel 1999 il divario tra il valore aggiunto manifatturiero italiano e francese era di soli 5,6 miliardi di euro. In seguito, esso ha toccato un minimo di 2,9 miliardi nel 2000 per poi dilatarsi progressivamente a nostro favore fino a superare i 30 miliardi nel 2007-2008. Solo la doppia recessione del 2009 e del 2012-’13 ha permesso temporaneamente alla Francia (che diversamente da noi non ha vissuto l’austerità) di riavvicinarsi ai nostri livelli, con uno scarto tra i valori aggiunti delle manifatture dei due paesi che si è ridotto nuovamente fino a soli 2,9 miliardi a favore dell’Italia nel 2013. Da quel momento il nostro paese ha ripreso a crescere velocemente distanziando la Francia anno dopo anno fino al massimo citato di 31,3 miliardi toccato lo scorso anno, nonostante la decelerazione registrata dall’attività produttiva nazionale nel secondo semestre.

 

D’altronde, per capire quanto l’Italia sia più forte della Francia nella manifattura esistono anche diversi altri indicatori significativi. Basti pensare che la bilancia commerciale complessiva con l’estero dell’Italia nel settore dei manufatti non alimentari è stata nel 2018 positiva per ben 88 miliardi di euro, il che ci pone nell’Unione Europea al secondo posto alle spalle soltanto della Germania, mentre la Francia ha presentato un deficit con l’estero per i manufatti di ben 42 miliardi, il peggiore dell’Ue dopo quello del Regno Unito.

 

Guardando ai dati settoriali del valore aggiunto del 2016 e del 2017 (non essendo ancora disponibili quelli dettagliati del 2018) si ricavano poi una serie di informazioni disaggregate che non lasciano incertezze di sorta sulla maggiore importanza relativa dell’Italia nella manifattura rispetto alla Francia. Nel 2016-’17, infatti, l’Italia è stata davanti alla Francia per valore aggiunto in un numero molto elevato di settori manifatturieri: tessile-abbigliamento-pelli-calzature; legno-carta; articoli in gomma e plastica; articoli in minerali non metalliferi; metalli e prodotti in metallo; materiale elettrico ed elettrodomestici; macchine e apparecchi meccanici; veicoli; mobili e altri manufatti. L’Italia distanzia nettamente la Francia soprattutto in tre settori: metalli e prodotti in metallo (42 miliardi di euro contro 27); macchine e apparecchi (37 miliardi contro 12); e moda (24 miliardi contro 5). Per togliere ogni dubbio sulla superiorità dell’Italia nella manifattura rispetto alla Francia c’è poi il dato degli scambi bilaterali. Nel 2018 l’Italia ha esportato in Francia 46,7 miliardi di euro di beni manufatti, importandone dal paese transalpino per 31,8 miliardi. La bilancia commerciale manifatturiera bilaterale tra Italia e Francia è stata dunque positiva a nostro favore per ben 14,9 miliardi. Con buona pace della fake news del “sorpasso”.

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