Perché i mercati s'interrogano sulle mosse della Fed

Mariarosaria Marchesano

Stasera la banca centrale americana decide su tassi e altre misure di politica monetaria. Borse piatte nell'attesa di capire quanto potrà durare la “pazienza” del presidente Jerome Powell 

Milano. Fino ad alcuni mesi fa la data del 20 marzo era segnata sul calendario degli investitori come quella in cui la Federal Reserve, sotto la guida di Jerome Powell, avrebbe potuto decidere il primo rialzo dei tassi d'interesse nel 2019 (il livello attuale è del 2,5 per cento contro zero per cento della Bce).Ma dopo gli interventi diretti e inediti della Casa Bianca sui temi di politica monetaria e la conseguente decisione presa da Powell di adottare la linea della “pazienza”, questa data ha assunto un altro significato. Dalla riunione di stasera i mercati non si aspettano sorprese, la Fed lascerà quasi certamente invariato il costo del denaro, ma l'appuntamento è ugualmente atteso con un certo nervosismo per due motivi. Il primo è che Powell dovrà dire qual è il limite della “pazienza”, che tradotto in parole povere vuol dire far capire agli investitori se quest'anno si chiude a tassi invariati oppure se, come pensano diversi analisti, c'è da aspettarsi un rialzo dopo l'estate. L'indicazione di una possibile finestra per un cambio di passo è connessa alle valutazioni che potranno scaturire dalle nuove stime di crescita dell'economia americana, che sta dando segnali di indebolimento anche se i dati sono ancora molto positivi.

Il secondo motivo per cui il meeting di stasera è importante è che i mercati attendono informazioni su come procederà il Quantitative Tightening, una misura che è l'esatto opposto del Quantitative easing e che è stata messa in campo nel 2017 dalla banca centrale americana per ridurre il suo bilancio e avviare una normalizzazione della politica monetaria (l'azione consiste nel graduale riacquisto di titoli finanziari sul mercato, il che ha come effetto una riduzione della liquidità). Se la Fed dovesse mantenere invariato il ritmo degli acquisti, pur mantenendo i tassi invariati, i mercati potrebbero prenderla come una cattiva notizia, che potrebbe replicare lo scenario di dicembre quando in poche settimane l'indice S&P perse circa 500 punti e le vendite di Wall Street trascinarono al ribasso anche i listini europei. Insomma, Powell allenterà la corda o no? E' più importante la stabilità dei mercati oppure l'obiettivo di alleggerire il bilancio della banca centrale? A queste domande si attende una risposta stasera. 

 

Nell'attesa, le Borse europee sono tutte piatte o negative (l'indice Ftse Mib di Piazza Affari si muove poco sopra la parità) con il tema Brexit che continua a dominare. La data teorica dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea si avvicina (29 marzo), mentre governo e Parlamento proseguono su una linea caotica che non facilita i negoziati per “un'uscita ordinata” come vorrebbe il primo ministro Theresa May. L'ultima novità è che nella lettera che invierà oggi al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, la May non chiederà una “proroga lunga”. Stando a fonti di Downing Street citate dalla Bbc, la premier dovrebbe chiedere un rinvio breve, circa tre mesi. Un argomento che dovrebbe essere al centro del summit dei leader europei di giovedì, chiamati a esaminare e a dare il via libera alla richiesta di Londra. 

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