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Il soft power di Draghi

In un mondo di leadership ipertrofiche la Bce esercita il potere con diplomazia

9 Marzo 2019 alle 06:11

Il soft power di Draghi

Foto Imagoeconomica

Con l’annuncio che lascerà invariati, a zero o sottozero, gli interessi della Banca centrale europea almeno fino a fine 2019 Mario Draghi sarà l’unico banchiere centrale dell’intero occidente a non avere mai aumentato il costo del denaro per tutta la durata del mandato, che scadrà il 31 ottobre.

 

Quando è entrato in carica a novembre 2011 il predecessore Jean-Claude Trichet aveva aumentato i tassi di due volte in quattro mesi benché ci fossero tutti i segnali di una nuova e più grave recessione non più made in Usa ma in Europa. Trichet era recidivo: a luglio 2008, a due mesi dal crac Lehman Brothers, aumentò i tassi al 4,25 per cento, il massimo da sei anni. Naturalmente il banchiere francese non agiva da solo ma con l’appoggio di un’Eurotower nella quale il peso dei rigoristi era schiacciante: per dare un’idea del clima ad aprile 2011 Axel Weber si dimise dalla presidenza della Bundesbank e dal board Bce accusando platealmente Angela Merkel di lassismo verso il sud Europa. Dopodiché Draghi non solo ha operato otto tagli dei tassi ma ha gradatamente portato sulla linea di agevolare l’economia reale (e prima i bilanci degli stati) tutti i colleghi europei, falchi e colombe, come testimonia oggi l’unanimità anche sul terzo piano biennale di finanziamento alle banche (Tltro), nonché sulla cosiddetta “forward guidance”, la definizione di linee guida non mutevoli a seconda dell’immediata contingenza economica.

 

Il compito gli è facilitato dal rallentamento dell’economia? In parte sì. Ma che dire della Fed americana, che gli aumenti dei tassi li ha annunciati, in parte attuati e poi congelati? Per non parlare della Bank of England, che cerca di afferrare per la coda la Brexit. Una sola Banca centrale non aumenta i tassi da dieci anni, quella del Giappone: ma la BoJ attua la politica del governo, col vantaggio di un debito pubblico tutto interno ed esente da rischi. Gli ultimi capi della Fed (Volcker, Greenspan, Bernanke, Yellen, Powell) hanno battibeccato con la Casa Bianca; Draghi non ha sfidato i politici; però ha esercitato un soft power che non ha riscontri nel rissoso condominio europeo né in un mondo di leadership tanto ipertrofiche quanto incerte.

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