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Che lavoro che fa

Forse è ancora possibile sfruttare i “canali tradizionali” per trovare un’occupazione, nonostante l’attenzione attratta dalle figure dei navigator. Numeri sul lavoro e le tendenze riscontrate fra i “reclutatori”

11 Marzo 2019 alle 16:11

Che lavoro che fa

Forse è ancora possibile sfruttare i “canali tradizionali” per trovare un’occupazione, nonostante l’attenzione attratta dalle figure dei navigator, designati ad accompagnare i beneficiari del reddito di cittadinanza nel loro percorso di ricerca del lavoro. A patto di capire come evolve il mercato. Se ne parlerà a Bologna dal 21 al 23 marzo al festival della cultura del lavoro, Nobìlita. Numeri di Onelia Onorati sul lavoro e le tendenze riscontrate fra i “reclutatori”.

 

  

21.000

Il numero dei nuovi occupati nei primi mesi dell’anno secondo l’Istat, pari a +0,1 per cento, per un tasso di occupazione del 58,7 per cento. Circa 56 mila sono contratti a tempo indeterminato in più, frutto anche della trasformazione di vecchi contratti. Essendo calate, però, le assunzioni a termine, non sono stati creati sostanzialmente posti di lavoro in più.

 

49 per cento

I “reclutatori” italiani, intervistati per una recente ricerca condotta dal social specializzato Linkedin, che registrano il numero più alto di assunzioni nel settore manifatturiero (49 per cento, soprattutto figure di apprendisti), poi nel settore tecnologico dei software (45 per cento), dei servizi (44 per cento) e nell’ambito del food (37 per cento).

32 per cento

I recruiter che trovano difficoltà a trovare candidati per il settore bancario/finanziario, il 30 per cento trova pochi addetti alla produzione di hardware, il 29 per cento pochi formatori, il 29 per cento ha difficoltà per media e comunicazione e infine sempre per il 29 per cento è più complicato effettuare assunzioni nel settore sanitario.

65 per cento

La quota di bambini oggi alle scuole elementari che in futuro svolgeranno un lavoro che ancora non esiste (studio del World Economic Forum). Secondo le previsioni, andranno forte i settori digital (che oggi impiega 267 mila persone), dell’eco-sostenibilità (581 mila impiegati), della cultura e conservazione del patrimonio (455 mila impiegati tra turismo e formazione).

79

Le aziende italiane cedute agli stranieri negli ultimi anni, secondo Mediobanca. I nuovi proprietari sembrerebbero aver giovato al loro andamento, e dunque alle assunzioni effettuate, visto che in media sono salite del 4,7 per cento la redditività rispetto alle imprese competitor rimaste in mani italiane e del 7,9 per cento la quota di export sui ricavi, mentre sono scesi di 9,5 giorni i tempi di pagamento dei clienti e gli organici sono più qualificati.

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