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Il naufragio dei navigator

Ma quali politiche attive? Il reddito di cittadinanza è e resta solo un sussidio

14 Marzo 2019 alle 06:06

Il naufragio dei navigator

Foto Imagoeconomica

Dovevano essere gli artefici principali della rivoluzione, negli annunci ripetuti per mesi da Luigi Di Maio. E invece finiranno con l’essere incaricati di “svolgere le azioni di assistenza tecnica”, e null’altro. Questo, stando all’intesa raggiunta tra il governo e le regioni, saranno alla fine i “navigator”, questa fantasmatica categoria professionale indicata con nome esotico e di sicuro effetto mediatico. Dovevano essere 6.000, e saranno non più della metà. La montagna ha partorito il topolino, e il ministro del Lavoro si è dovuto rassegnare non tanto alle istanze che giungevano dagli assessori di tutt’Italia, quanto piuttosto alla prepotenza della realtà. Nello schema iniziale del reddito di cittadinanza, i 6.000 navigator, reclutati da Anpal con contratti precari attraverso un test a crocette, sarebbero dovuti essere distribuiti tra le varie regioni, che se li sarebbero ritrovati da un giorno all’altro a intasare, più che potenziare, la struttura dei centri per l’impiego, col rischio poi di doverli pure stabilizzare dopo due anni.

 

“Si creerà una doppia corsia: da un lato i disoccupati normali, costretti a seguire la normale trafila, e dall’altro i fruitori del reddito di cittadinanza seguiti dai loro orientatori personalizzati”, ha denunciato per settimane Cristina Grieco, assessore toscano al Lavoro e coordinatrice delle regioni nella trattativa. Senza contare, poi, la sgrammaticatura costituzionale, visto che la Carta assegna proprio alle regioni le competenze esclusive sulle politiche attive.

 

E così, alla fine, perfino Di Maio è dovuto tornare sui suoi passi: navigator dimezzati e delegati a mansioni secondarie che saranno gli stessi assessorati a indicare. Tremila contrattualizzazioni in meno e un risparmio di 90 milioni sul 2019, devoluti anche questi alle regioni per finanziare in vario modo le politiche attive su scala locale. Un ripensamento tardivo, che testimonia dell’improvvisazione con cui si è allestita l’intera riforma, e comunque non completo. Un mezzo passo indietro che permetterà di non dover ripudiare del tutto la trovata dei navigator, e salvare così almeno la faccia. E una certezza: l’unico interesse del M5s è quello di erogare il sussidio e passare all’incasso elettorale per le europee di maggio.

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Commenti all'articolo

  • maropadila

    14 Marzo 2019 - 12:12

    Una certezza, appunto: altro che le scarpe di Achille Lauro!

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    14 Marzo 2019 - 12:12

    Al direttore - Sfugge, anzi lo si ignora ipocritamente, ma la democrazia rende assiomatica la ricerca del consenso. Il suffragio universale, scelta democratica, senza dubbio, ha reso le masse, i serbatoi del consenso. I voti sono lì: girarci intorno con approccio morale non sposta quella realtà. Qualsiasi forza politica sia arrivata al potere coi voti dei serbatoi è obbligata, se vuole mantenerli, ha impostare la sua azione in sintonia con la provenienza dei voti. Il RdC è una iniziativa mirata, una mancia elettorale, una misura assistenziale, è allora? Il baco nativo è nelle cause che hanno portato quei voti in quella direzione. Poiché nessuno può scagliare la prima pietra, il cane si morderà sempre la coda.

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  • FrancescoS

    14 Marzo 2019 - 12:12

    Una domanda: come viene assegnato un unico posto (per esempio da impiegato) nei confronti di 100 disoccupati beneficiari del sussidio?

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  • guido.valota

    14 Marzo 2019 - 12:12

    3000 o 30.000 navigator, l’importante è che non siano competenti, non vengano formati, non dispongano di banche dati, e che comunque queste non comunichino tra loro. Se per disgrazia emergesse troppo sommerso si azzerebbe la base elettorale del ministro del lavoro nero.

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