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L’Istat fotografa i rischi dell’inazione

Sì: reddito di cittadinanza e quota 100 sono incentivi al non lavoro

13 Marzo 2019 alle 20:23

L’Istat fotografa i rischi dell’inazione

Foto LaPresse

I dati Istat sulla disoccupazione nel 2018 si prestano alle solite letture opposte, ottimista e realista, per non dire pessimista. Il tasso di disoccupazione annuo è del 10,6 per cento, in calo rispetto all’11,2 del 2017; sennonché siamo ben distanti dalla media europea intorno all’8 per cento. Ma soprattutto se la prima parte del 2018 ha beneficiato del traino di un pil e una produzione industriale ancora in crescita (il che ad agosto aveva fatto scendere la disoccupazione sotto al 10 per cento), poi sono arrivate la recessione, la frenata delle industrie e il calo di fiducia. Il dato degli occupati aumentati di 192 mila unità nel lavoro dipendente riguarda esclusivamente i contratti a tempo determinato (più 323 mila). Mentre, per la prima volta dopo quattro anni, sono diminuiti i rapporti stabili (meno 108 mila). Che siano gli effetti indesiderati del decreto dignità by Luigi Di Maio?

 

Quanto al livello di occupazione, siamo al 58,5 per cento, in lieve aumento, ma ben distanti dal resto d’Europa dove tra 20 e 64 anni lavorano oltre 70 persone su 100. Ma la vera domanda è: che impatto avranno le due misure cardine del governo gialloverde, reddito di cittadinanza e quota 100? Per gli occupati c’è un calo proprio nel quarto trimestre, cioè in concomitanza con l’annuncio ufficiale delle due riforme: meno 36 mila, per le quali l’Istat parla di “lieve peggioramento”.

 

L’Inps retto da Pasquale Tridico, super consulente di Di Maio per il reddito di cittadinanza, non cerca di spiegare l’inversione di tendenza. Qualcuno ha lasciato il lavoro, magari precario, in attesa del sussidio? Era il timore espresso dal Fmi, dalla Confindustria e dall’Upb. Quest’ultimo ha anche avvertito che “solo il 26 per cento dei percettori della card verrà inizialmente inserito in un percorso lavorativo”. Quanto all’entità dell’assegno, 780 euro che crescono con il nucleo familiare, oltre a essere la più alta d’Europa, si confronta con retribuzioni medie che nel sud d’Italia e per certi lavori sono meno vantaggiose. E quindi la tentazione di passare al nero c’è. Neppure quota 100 incoraggia l’occupazione. Servono nuove controprove, ma per ora altro che misure anti cicliche.

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