La sede della Bce a Francoforte (Foto LaPresse)

Salvataggi bancari

Redazione

Nessuna eccezione, le regole europee (bail-in) valgono anche per la Germania

Il caso della banca tedesca Nord Lb di Hannover salvata con 4 miliardi di euro pubblici dai due Länder di Bassa Sassonia e Sassonia Anhalt, azionisti al 65 per cento, porta argomenti agli antieuropeisti italiani: “La Germania predica bene e razzola male”. Norddeutsche Landesbank, sottocapitalizzata anche per crediti deteriorati, aveva di fronte due soluzioni: l’intervento dei fondi privati Cerberus e Centerbridge, comunque limitato al 49 per cento del capitale, o il soccorso dei Länder. Come sempre per le casse locali si è scelta la seconda opzione.

 

La commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager si è riservata di verificare se questo violi la direttiva Brrd sull’obbligo di risoluzione delle crisi bancarie tramite bail-in e senza beneficio pubblico; a meno che il salvataggio “non sia a condizioni di mercato”, e su questo c’è il precedente della Caixa General de Depositos finanziata nel 2016 dal governo portoghese. È un fatto che la Germania non ammetta intrusioni nelle politicamente sensibili casse dei Länder; caso diverso sono le difficoltà delle due big, Deutsche Bank e Commerzbank (benché il ministro dell’Economia Peter Altmaier proponga un fondo statale per difendere le industrie dalle incursioni straniere).

 

C’è una differenza di trattamento con le crisi italiane? In via preliminare c’è da dire che anche le operazioni tedesche verranno valutate dalla Commissione europea. Inoltre l’Italia ha appena salvato la Carige con garanzie pubbliche sempre “a condizioni di mercato”, il che ha consentito l’emissione di bond per due miliardi. Analogamente, il Tesoro è entrato nel capitale di Mps, di cui detiene circa due terzi delle azioni. Ma a differenza che da noi, il governo tedesco non risarcisce azionisti e obbligazionisti, né promette commissioni d’inchiesta sulle banche e tantomeno sulla Banca centrale. I tedeschi, che hanno anche meno debito e più risorse fiscali a disposizione, stanno sul crinale di regole europee che essi stessi hanno voluto e sulle quali vigilano costantemente. L’Italia ha invece accentuato la distanza dall’Europa: il simbolo è un ministro degli Affari europei – appena nominato a capo di Consob – che a Bruxelles non ci è praticamente mai andato.

Di più su questi argomenti: