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Ora l’impulso per una Netflix europea arriva dalla Germania

Nell’alleanza tra la tedesca ProSiebenSat.1 e l’americana Discovery c’è spazio anche per Mediaset che ha scaricato Vivendi

1 Luglio 2018 alle 06:11

Ora l’impulso per una Netflix europea arriva dalla Germania

Roma. Divise su quasi tutto il resto, dai dazi al diesel alle banche, Germania e Stati Uniti uniscono le forze nello streaming, il settore più effervescente e glamour del business globale. ProSiebenSat.1, secondo gruppo radiotelevisivo europeo con base a Unterföhring in Baviera, e Discovery Communications, l’azienda di Silver Spring (Maryland), forte di 140 canali tematici a 1,5 miliardi di spettatori, annunciano un accordo industriale per una piattaforma comune a pagamento, con sede tedesca che, come al solito, mira a difendersi dallo strapotere di Netflix e altri over the top. Max Conze, ceo di ProSiebenSat.1 dichiara un obiettivo di dieci milioni di abbonati in dieci anni.

  

Non irrealizzabile visti i 125 milioni di clienti di Netflix e considerando l’enorme bouquet di Discovery, presente in 210 paesi (l’azienda tedesca lo è in dodici, tutti europei, e solo in Germania, Svizzera e Scandinavia con pay tv). Così l’intesa appare soprattutto uno sbarco di Discovery in Europa, in chiave anti Netflix. E Jean-Briac Perrette, noto come JB, lo ha detto chiaramente: “Ciò che più temiamo è il modello Hulu, la piattaforma nella quale hanno unito le forze i colossi dei media come Walt Disney ed i broadcaster come Nbc e Warner”. Hulu peraltro, un YouTube più perfezionato e sofisticato, distribuisce video on demand solo negli Stati Uniti e Giappone. Per rafforzare l’intesa i due partner hanno invitato emittenti storiche tedesche come Rtl, Ard e Zdf ad aumentare la massa critica. Si tratta di tv generaliste, come anche generalista è Mediaset il cui amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi ha appena dichiarato di guardare ad alleanze “con player europei quali Tf1, Itv e soprattutto ProSiebenSat.1”. Anche qui evocando un fronte anti Netflix e contro Sky: con il gruppo di Rupert Murdoch conteso a sua volta da Walt Disney e Comcast. Disney ha già acquisito la holding 21st Century Fox ma deve fronteggiare i rilanci di Comcast. Le cifre in ballo sono da fuochi d’artificio: la prima offerta di Disney era stata di 50 miliardi di dollari, la controfferta Comcast di 65, il rilancio del gruppo di Mickey Mouse di 71, e ora si profila un ulteriore contropuntata da oltre 90 miliardi. L’assemblea dei soci deciderà a luglio ed è possibile un agreement che lasci a Comcast le attivtà europee di Sky nel Regno Unito, Germania e Italia. Si tratta degli stessi mercati ai quali si rivolge l’accordo Discovery-ProSiebensat.1, e ai quali guarda Mediaset (con l’aggiunta della Francia).

  

Giovedì il titolo Mediaset è stato il peggiore in Borsa (meno 4,5 per cento) dopo che un report di Morgan Stanley metteva in guardia i broadcaster europei dalla penetrazione di piattaforme di video on demand e degli over the top, come ad esempio Netflix. Per il Biscione è una rotazione strategica dai mercati francese e spagnolo, storici territori d’interesse, al centro-nord Europa. Rotazione obbligata dopo la clamorosa rottura con Vivendi, ma che non potrebbe non rivelarsi un ripiego considerando le protezioni nazionalistiche della Francia e il livello avanzato dello streaming in Germania. Il Regno Unito, dove è nata e opera Itv, prima tv commerciale a fare concorrenza alla Bbc, e dove c’è la base europea di Sky, è il terzo mercato mondiale per le transazioni digitali; la Germania il quinto. L’Italia non è fra le prime dieci posizioni, sopravanzata anche da Corea, Canada, Russia e Brasile. E poiché nel campo dell’entertainment cinematografico-televisivo pare dimostrato, finora, che sia stato lo streaming a fare il prodotto, il ritardo ne produce un altro nei contenuti. L’accordo tedesco americano è chiaramente sbilanciato a favore di Discovery, che proprio nei contenuti è all’avanguardia. Ma può dare una frustata alle vecchie televisioni generaliste europee. Mentre quelle rimaste in mani pubbliche, come Rai, Ard e Bbc, sono ancora fuori dalla partita, e il motivo è semplice: la competizione è sul controllo, di reti e quote azionarie, e nessun governo vuole vendere.

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Commenti all'articolo

  • jerrypummarola

    01 Luglio 2018 - 16:04

    Questo article sui broadcaster è senza dubbio over the top, molto glamour questo business dell'entertainment, interessante leggere dei player e degli agreement che concludono. Having said this, io di vedere massacrata la mia lingua madre mi sarei anche un po' rotto il dick. Ossequi.

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