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Se voglio sentire una predica vado in parrocchia, non accendo Netflix

“Sense 8” e l'ossessione sull’accettazione del diverso, sulla resistenza all’autorità, sulla supremazia dei sentimenti

13 Giugno 2018 alle 16:37

Se voglio sentire una predica vado in parrocchia, non accendo Netflix

Avete già visto il gran finale di “Sense 8”? Io non ancora (con le serie tv sono più lento di Cottarelli) ma ci sto arrivando e, puntata dopo puntata, vedo materializzarsi un incubo: sullo stesso divano su cui avevo iniziato a guardare una storia ben congegnata di blanda fantascienza con una regia sapiente e ironica, mi sono via via ritrovato ad assistere a predicozzi sempre più estesi sull’accettazione del diverso, sulla resistenza all’autorità, sulla supremazia dei sentimenti, contro l’ottusità di personaggi piatti completamente inutili messi lì apposta per fare i fantocci da abbattere, contro la discriminazione, contro  la violenza che è sempre maschile, eccetera. L’ironia si è trasformata in propaganda e la trama in tesi ideologica. Il problema non è il gender – ormai “gender” lo dicono solo gli insegnanti di religione alle medie inferiori – né tampoco la vita sessuale dei personaggi, che con una trans lesbica e un gay triolista poteva essere sviluppata in maniera più pimpante che aggiornando le fantasticherie romantiche di una massaia anni ’50. A letto ognuno può fare ciò che gli pare o quanto meno ciò che gli riesce. Il punto però è che se voglio sentire una predica vado in parrocchia, non accendo Netflix; e i Wachowski, se davvero credono che le serie tv siano una moderna forma d’arte, avrebbero potuto sforzarsi di elevarsi un po’ al di sopra dello schema concettuale dello sceneggiato edificante di Rai 1: di qua tutti i buoni, di là tutti i cattivi. Altrimenti sempre una fiction agiografica resta; anche Padre Pio, in fondo, era telepatico e aveva il dono dell’ubiquità. 

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Commenti all'articolo

  • NickCavalli

    14 Giugno 2018 - 02:02

    Gli usa sono molto indietro rispetto all’europa In fatto di accettazione di tt ciò che non è un bianco etero e questo si rispecchia molto in tt le serie tv e film americani partorite da registi che lo hanno vissuto sulla propria pelle dai Wachowski passati da fratelli a sorelle Wachowski a Shonda rhimes ( vedi scandal Tutto sull’affermazione di neri e gay ) per quanto a noi ci possa sembrare tutto troppo esagerato quasi da dare fastidio, bisogna capire che nel loro contensto è l’unica arma di sensibilizzazione che hanno. Ogni volta che vado a NYC per lavoro rimango allibito dal razzismo dilagante Assisto a persone che telefonano a dottori e chiedono “ lei mi accenta come cliente anche se sono nero? “ e bianchi che mi chiamano chiedendomi se faccio massaggi fisioterapeutici anche ai neri perché sa portano malattie... questo la dice lunga sulla strada che hanno da fare. Dai noi il razzismo c’e ma è economico ed è niente in confronto al loro. Per i gay è anche peggio.

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