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I populisti fanno il gioco di Angela

Perché il contratto Lega-M5s è destinato a dare più potere alla Germania

23 Maggio 2018 alle 06:00

I populisti fanno il gioco di Angela

Angela Merkel (foto LaPresse)

E’ un paradosso che l’alleanza di governo tra M5s e Lega sia la più ostile possibile alla Germania e che, allo stesso tempo, finisca per spianare la strada alle pulsioni più radicali di Berlino. Da tempo l’Italia involontariamente lavora contro ogni processo di integrazione perché pone in essere atteggiamenti e azioni che corroborano la visione dei paesi nordici per cui il paese è ritenuto ingestibile e un ostacolo ai processi di riforma dell’Eurozona promossi da Emmanuel Macron – e rallentati dalla cautela di Angela Merkel – per via dell’alto debito e della contrarietà ad attuare duraturi processi di aggiustamento dei conti pubblici. Prima delle elezioni ha latitato. Con il governo uscente, l’Italia non sempre è riuscita a fare sentire la sua voce in Europa (ricordate il caso Ema?) e anche a causa di alcune debolezze fisiologiche ha lasciato la discussione sulla condivisione dei rischi finanziari e la relativa spartizione degli oneri al direttorio franco-tedesco. Dopo il 4 marzo, con l’exploit dei partiti euroscettici, la situazione è peggiorata. E si è poi aggravata con la pubblicazione del “programma” by Salvini & Di Maio. Benché sia un manifesto politico-elettorale rafforza, e a ragione, il pregiudizio anti italiano. Sulla stampa tedesca 154 economisti hanno promosso un appello contro un ulteriore sviluppo dell’Unione monetaria e bancaria europea, ovvero contro una comunitarizzazione del debito. Le intenzioni del nascituro governo suonano come il “ricatto del debole” agli occhi dei partner – se non ci tagliate il debito o non concedete spazio fiscale usciamo e l’Eurozona implode. Ai vertici degli organi europei è lecito domandarsi se sia preferibile tenere nel blocco un paese che potrebbe affossarlo oppure lasciarlo andare previa contrattazione, su modello Brexit. Un processo che (a differenza di Londra) vedrebbe Roma in posizione subalterna.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    23 Maggio 2018 - 10:10

    Al di là di chi farà il gioco fuori da casa nostra il governo Di Maio Salvini, qualcuno potrebbe ricordare al presidente Mattarella che credo di non essere il solo ad aver votato nel collegio uninominale un candidato leghista che si e’ presentato come unico e inossidabile argine alla pericolosa deriva antidemocratica dell’orda pentastellata? Mi hanno sempre detto che si vota un candidato ma soprattutto il suo programma. Pare mi abbiano detto una pagliacciata. Il guaio e’ che i pagliacci poi vanno al governo per fondare la terza repubblica. Non sarebbe stato più costituzionalmente corretto se me lo avessero detto prima del voto?

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