foto LaPresse

Perché Fiat non ammira l'auto elettrica ma quella tecnologica

Ugo Bertone

L'accelerazione dell'auto a batteria sarà inevitabile. Ma Marchionne ha buone ragioni per non puntarci tutto e sperimentare

Milano. L’auto elettrica sarà pure, come ha detto Sergio Marchionne, “un’arma a doppio taglio”, ma procedere sulla direzione dell’elettrico è “inevitabile” spiega Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio. Hanno senz’altro ragione entrambi perché il mondo dell’Auto, così importante per il sistema manifatturiero italiano, è destinato a cambiare pelle nel giro di poche stagioni, come sottolinea un recente report di Standard & Poor’s. All’apparenza, poche cose cambieranno nei prossimi due anni, sotto la spinta di una domanda stabile. Ma sotto la superficie, dicono gli esperti, la rivoluzione è in marcia.

 

Il primo motore del cambiamento, concordano gli analisti, sarà proprio l’avanzata dell’elettrico ma ancora più profonda, anche se meno immediata, la pressione dell’auto a guida autonoma, che porta con sé nuovi modelli di business, destinati ad incidere sulla natura dell’industria dell’Auto, finora più concentrata sulla produzione che sulla vendita o tanto meno sulla gestione della mobilità. Di qui la facile previsione che molte cose, se non tutte, sono destinate a cambiare e al solito c’è una grande confusione sotto i cieli dell’Auto, che pure sembrava destinata a raccogliere i frutti di una stagione fortunata: la produzione industriale tira, quella dei mezzi di trasporto, in particolare, segnala incrementi a due cifre. Sembra passato un secolo da quando sindacati e politici lanciavano messaggi sinistri sulle sorti dell’auto italiana. Ma a rompere il clima dell’idillio ci ha pensato Marchionne che, in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Ingegneria a Trento, ha voluto recitare la parte dell’elefante in cristalleria.

 

“Forzare l’introduzione dell’elettrico su scala globale, senza prima risolvere il problema di come produrre l’energia da fonti pulite e rinnovabili, rappresenta una minaccia all’esistenza stessa del nostro pianeta”. E ancora: “E’ certamente più utile concentrarsi sui miglioramenti dei motori tradizionali e lavorare alla diffusione di carburanti alternativi, soprattutto il metano, che per la sua origine e le sue qualità è oggi il più virtuoso e più pulito in termini di emissioni”. Un attacco, proprio mentre la concorrenza, da Renault a Volvo ai giganti Gm e Ford, ha ormai adottato l’auto elettrica. Marchionne potrebbe rilanciare con uno studio norvegese (il paese dove Tesla ha la maggior quota di mercato) da cui emerge che le auto elettriche inquinano il doppio di quelle tradizionali. Ma a questo risultato si arriva considerando le attuali forme di produzione di elettricità, compreso il carbone. Altrimenti, i numeri sarebbero diversi. E’ stato calcolato che se tutti gli automobilisti italiani (37 milioni) comprassero la Tesla più potente consumerebbero circa 80 terawattora*, meno dei 110 milioni oggi ricavati dalle rinnovabili (in cui l’Italia è tra i paesi di testa).

 

Insomma, l’elettrico è probabilmente assai nocivo in Cina (dove si fa largo uso di carbone, assai meno in Europa. Le critiche del ceo di Ferrari e Fiat Chrysler sono però assai pertinenti se si passa a parlare di batteria: il boom dell’auto elettrica comporterà un massiccio consumo di litio per far fronte alla richiesta che dovrebbe aggirarsi sui 40 miliardi di euro entro il 2025. Una sfida enorme in cui l’Europa è il fanalino di coda. In questo senso la critica di Marchionne è più che pertinente: l’auto elettrica, da sola, non risolve i problemi. E, comunque, non esaurisce il tema dell’innovazione che passa sia dall’evoluzione graduale delle tecnologie, vedi il cruscotto elettronico messo a punto da Chrysler con Apple, che dalle scelte più rivoluzionari, in cui Fca affianca Waymo, la start up sull’auto a guida autonoma di Google. O quella più recente in cui il gruppo affianca Bmw e Mobil Eye in una piattaforma che entro l’anno metterà in strada 40 veicoli sperimentali a guida autonoma; un’alleanza di prestigio che dà la misura della credibilità tecnologica di Fca. La prateria è immensa, troppo impegnativa per un produttore solo che, come è il caso del gruppo italoamericano, ha appena raggiunto l’equilibrio finanziario. Non si può, insomma, fare tutto, l’importante è fare bene. In attesa che i concorrenti capiscano.


*In una prima stesura di questo articolo era stato indicato erroneamente "terabyte".

Di più su questi argomenti: