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L'inizio della fase 2 e la divergenza romana

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

4 Maggio 2020 alle 20:35

L'inizio della fase 2 e la divergenza romana

Il grillismo arrivato al potere fa saltare o almeno risaltare uno dei principi cardine del circo mediatico-giudiziario: mai assumere responsabilità pubbliche e politiche, mai trasformare in atti e realizzazioni gli assunti teorici. Perché il malcapitato Alfonso Bonafede è, guarda un po', ministro della giustizia. Ma è anche il prodotto di un movimento che ha preso a valore facciale tutta la narrazione politica dell'antimafia à la Santoro anni 90 e l'ha messa nella sua arca, ponendo invece, di rimando, tra i miti fondativi della seconda repubblica la trattativa stato-mafia. Allora, poi succede che, appunto, uno di questi diventi ministro e che la realtà venga a bussare, con le gravi condizioni di salute di persone recluse, e le difficili, ma libere e indipendenti, decisioni dei giudici di sorveglianza. Bonafede credeva di aver fatto il suo compitino, cercando di gestire la contraddizione tra l'ispirazione del suo movimento, la sua personale insipienza e qualche timido segnale di fattività. Ovviamente non bastava, e mica accontenti Antonino Di Matteo con così poco. Il resto lo fa il passaggio da Santoro a Giletti, con Corriere della Sera al seguito. Dal Pd arrivano riflessioni ed esortazioni di grande saggezza e coraggio, di cui Bonafede potrà far tesoro.

 

Però leggete qui con la freddezza dell'Ansa, Bonafede ne emerge meglio di ciò che ci saremmo aspettati. Come se passare per il crogiolo di accuse terribili come quelle adombrate da Di Matteo lo avesse reso più consapevole e più maturo. Sempre ricordando che Bonafede aveva nominato al Dap il magistrato che si era distinto per indagini e accuse, poi non andate a bersaglio, contro il governo Renzi (il nominato si è dimesso, tra l'altro, proprio in questi giorni), mentre aveva negato quel posto, così racconta Di Matteo, al magistrato che aveva indagato e lanciato accuse, anche queste non proprio a bersaglio, contro tutti i governi possibili e immaginabili.

  

I pesanti dati sulla mortalità e la divergenza romana.

  

Il ministro competente può anche fare queste cose (per dire che il precedente propagandistico del presidente della Camera non vale).

  

Ripartire nelle industrie è (è stato) semplice e nelle città si sta vedendo quanto sia importante e anche efficiente il criterio della gradualità.

 

Piano coi comunicati e soprattutto non confondeteci le idee.

 

Ci sta sempre più simpatico e poi complimenti, anche bravo.

 

Il nostro amico Costantino ci fa vedere che cos'è il ritorno graduale della normalità commerciale in città.

 

Saggio Vincenzo De Luca, uomo di mondo Fabio Fazio. Bravi entrambi.

  

Ok, adesso però datevi tutti una calmata.

 

Mike Pompeo gioca un po' sull'ambiguità e mentre afferma una cosa nota, cioè le responsabilità cinesi nel ritardo delle informazioni, ne fa balenare un non dimostrata e, anzi, smentita, da tutti gli studi medici, e cioè la produzione del Covid-19 in laboratorio.

 

Perché gli USA non devono fare come la Svezia.

 

Warren Buffett non è del tutto tranquillo finanziariamente, neanche lui (cosa che potrebbe causare paura o, l'opposto, totale incoscienza).

 

Sorprende, ma ci sono americani privi di conto in banca. Per loro i sostegni finanziari dello stato arriveranno ovviamente con più difficoltà. Piccolo episodio che mostra però come la società abbia una migliore qualità di funzionamento (ma forse minori gradi di libertà) in proporzione alla maggiore diffusione delle infrastrutture immateriali.

 

anche in Francia casa vuol dire Tv, specialmente in questi giorni. Le note e ripetute previsioni sulla sparizione della Tv, e soprattutto di quella generalista, a causa del web, si rivelano, ancora una volta, largamente esagerate. Anzi, in questa occasione si è rafforzata lo scambio, in una specie di iperspazio informativo e di intrattenimanento, tra Tv e rete e vari social. Uno dei punti di forza della produzione e dell'offerta televisiva è che riesce a entrare in modo trasversale in tutte le piattaforme social, che invece sono meno in grado di interagire tra loro. La bella prestazione, l'intervista intelligente, o la cretinata, uscite in Tv vanno a spandersi immediatamente sui social, tutti, e servono a rivendicare un ruolo di primo motore che ancora non è stato scalfito.

 

Gary Lineker ha 7,5 milioni di follower, quindi gli diamo retta anche se ci propone musica indiana. Cosa che fa qui e il pezzo non è neanche male.

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