Io e Mia. Ma non solo

Mariarosa Mancuso

L’autobiografia di Woody Allen: delizie e aneddoti (la cucina per far colpo sulle ragazze) oltre alle note faccende

Non è che avete comprato il libro per leggere solo di queste faccende?”. Il dubbio viene a Woody Allen, quando in “A proposito di niente” comincia a profilarsi la figura di Mia Farrow. Si presenta con una lettera da piccola fan, che si chiude con “molto semplicemente, ti amo”. dichiarazione lusinghiera anche per un regista già famoso, vagamente ispirata al biglietto che Ingrid Bergman scrisse a Roberto Rossellini (ne uscirono film per cinefili estremi, quelli girati da Woody Allen con Mia Farrow sono decisamente superiori).

 

Un po’ sì, confessiamo. Non tanto per la cronistoria che già si conosce nei dettagli (conclusa dal matrimonio con Soon Yi che ancora regge e da una vicenda giudiziaria finita in nulla). Per calcolare con precisione quanto il vittimismo e la suscettibilità abbiano invaso la scena pubblica, nonché editoriale.

 

L’editore americano Hachette ha fatto marcia indietro dopo le proteste degli impiegati. E soprattutto del Grande accusatore Ronan Farrow, che pubblica con la stessa sigla e ha minacciato l’ammutinamento (arrivederci al prossimo convegno sul ruolo dell’editore e le bruttezze della censura). La Nave di Teseo aveva annunciato l’autobiografia a inizio marzo. Ora, con mossa astuta, la anticipa in ebook: non essendo noi Oscar Wilde non possiamo contare sul nostro diario per aver qualcosa di interessante da leggere (Wilde aggiungeva “in treno”, ma lo perdoniamo).

 

Un po’ sì, ma molto no. Oltre a qualche dettaglio che non conoscevamo sulla relazione con Mia Farrow prima del Grande tradimento – Woody Allen la invitava a cena facendola chiamare dalla segretaria, “le va bene giovedì alle otto e trenta?” – l’autobiografia è ricca di delizie, aneddoti, storielle e curiosità. Per esempio, sull’apprendistato e il lavoro da battutista che a diciotto anni gli metteva in tasca il triplo di quel che i genitori portavano a casa. Tra i consigli ricevuti: “Non scrivere mai quando sei malato, la pagina sarà priva di energia” (la comicità è una scienza esatta, forse l’unica in materia di spettacolo, assieme a certe coreografie).

 

In un racconto uscito sul New Yorker, Woody Allen immaginava un bordello intellettuale, dove appartarsi a pagamento con una bella ragazza per discutere di Joyce. Scopriamo che l’aveva fatto davvero con la prima moglie Harlene, ancora studentessa: “Pagavamo uno studente della Columbia perché venisse da noi una volta alla settimana a parlarci di classici del pensiero”. Tornato scapolo, vuole diventare un grande chef per far colpo sulle ragazze. Fa chiamare dalla segretaria Julia Child, la cuoca televisiva allora più famosa d’America (la ricordiamo per il film di Nora Ephron “Julie & Julia” con Meryl Streep). Madame Child personalmente declina, suggerisce una certa signora Marshall: alla fine della lezione di tre ore – giura Woody Allen – “ero così stanco da non riuscire a stare in piedi”. Torna quindi alla sua precedente idea di romanticismo: prima di baciare una ragazza guardare insieme “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman: “Peste, morte e insensatezza della vita”.

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