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Gli intellò mettono il bavaglio al filosofo “di destra”

Alla sinistra illuminata non piace il free speech. La Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha sospeso la conferenza con Alain de Benoist: ecco perché

5 Febbraio 2018 alle 20:15

Gli intellò mettono il bavaglio al filosofo “di destra”

Alain de Benoist

Questo incontro non s’ha da fare. E infatti non si farà: la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha sospeso la conferenza con Alain de Benoist, scrittore, filosofo e fondatore della Nouvelle Droite, che il prossimo 13 febbraio avrebbe dovuto dialogare con il politologo Piero Ignazi e con Gad Lerner nelle vesti di moderatore. Un appuntamento che faceva parte del ciclo “What is left / What is right” al quale ha già partecipato, il 30 gennaio scorso, Florian Philippot, ex esponente di spicco del Front National.

 

“Purtroppo – ha scritto Spartaco Puttini della Fondazione Feltrinelli in un’email a de Benoist – devo comunicarvi che ci troviamo costretti a sospendere l’iniziativa del 13 febbraio, perché la contestuale campagna elettorale italiana potrebbe fornire degli argomenti speciosi e la nostra ferma volontà di confronto intellettuale potrebbe essere mal compresa e perciò oggetto di strumentalizzazione”. La “strumentalizzazione” a dire il vero c’è già stata. L’incontro è stato sospeso dopo un appello-petizione firmato da una ventina di “studiose e studiosi delle delle destre e estreme-destre”, pubblicato su alcune riviste online come Lavoro Culturale e ripreso anche dal Fatto Quotidiano lo scorso 2 febbraio.

 

“Proprio perché studiamo l’estrema destra, siamo sorprese e sorpresi nel vedere che la vostra Fondazione, di cui apprezziamo l’impegno per la democrazia e l’antifascismo, ha invitato due noti rappresentanti dell’estrema destra francese, quali Alain de Benoist e Florian Philippot, ad intervenire in un ciclo di conferenze su cosa significhi destra e sinistra. Un ciclo di conferenze inserito, peraltro, all’interno di un percorso ideato perché gli elettori si orientino in vista delle elezioni politiche del 4 marzo... Contestiamo l’idea che de Benoist e Philippot siano dei rappresentati di una destra ‘nuova’. Le ricerche scientifiche sul Front National mostrano come la ‘de-demonizzazione’ del partito guidato oggi da Marine Le Pen sia una strategia di comunicazione politica, non un lavoro di rottura ideologica rispetto alle posizioni di Jean-Marie Le Pen”. E il fatto che gli interventi di “Philippot e de Benoist avvengano nel contesto della campagna elettorale italiana non fa che aggravare, ai nostri occhi, la vostra scelta”. 

L’appello è stato firmato da Matteo Albanese dell’Università di Lisbona, Martina Avanza dell’Università di Lausanne, Christine Bard dell’Università di Angers, Elisa Bellé dell’università di Trento, Lorenzo Bernini dell’Università di Verona e altri, compresi alcuni studiosi francesi. 

 

“Non avevo alcuna intenzione  di immischiarmi nella campagna elettorale italiana!”,  ha risposto de Benoist all’email della Fondazione Feltrinelli. “Mi sembra che lei abbia ceduto alle pressioni della piccola bolla che fomenta l’odio che vi ha indirizzato una grottesca ‘lettera aperta’ e intimato di non darmi la parola. Peccato”. Il Foglio ha provato a contattare il dottor Puttini, che però ha rimandato a un imminente comunicato stampa dell’ufficio comunicazione della Fondazione. Il quale però ha solo confermato la sospensione dell’incontro: “Non verrà inviato nessun comunicato stampa”. La petizione è stata inviata anche a Jean Yves Camus, politologo francese progressista, specializzato nello studio dell’estrema destra e direttore dell’Osservatorio delle radicalità politiche alla Fondazione Jean-Jaurès di Parigi, ma si è rifiutato di firmarla. Le idee fanno paura, ma per fortuna c’è chi si sottrae alle liste di proscrizione. 

 

“Non ho chiesto di essere invitato a questa conferenza”, spiega de Benoist al Foglio. “La fondazione Feltrinelli mi ha contattato la scorsa estate per invitarmi. Mi dissero che volevano organizzare un ciclo di conferenze sulla questione Destra-Sinistra. Era l’argomento di uno dei miei ultimi libri, che è anche stato tradotto in italiano: ‘Populismo. La fine della destra e della sinistra’ (Arianna, Bologna, 2017). Ho accettato l’invito, che poi è stato confermato più volte lo scorso gennaio. Pochi giorni fa, ho sentito parlare di una ‘lettera aperta’ alla Fondazione Feltrinelli nella quale si diceva, per ragioni non chiare, che questo invito era in qualche modo scandaloso e si chiedeva di cancellare l’annunciata discussione. Questa lettera è stata firmata da italiani di cui non ho mai sentito parlare e da quattro o cinque studiosi francesi completamente sconosciuti, a eccezione di Eric Fassin, un sostenitore estremista dell’ideologia gender, lo stesso Eric Fassin che qualche mese fa aveva dibattuto con me abbastanza normalmente alla radio pubblica France-Culture”.

 

Il testo della lettera, dice de Benoist al Foglio, “secondo me non è solo incredibilmente intollerante e pieno di odio, ma anche estremamente stupido. Prova ad attribuirmi tesi che non sono mai state le mie, e prova a stabilire una connessione tra me e Florian Philippot, che non ho mai incontrato una sola volta in tutta la mia vita (in 45 anni inoltre non ho mai votato per il Front national)”. Insomma, de Benoist, c’è un problema con le idee e il free speech? Le idee fanno paura? “Mi pare che ci sia un grosso problema. Non sono membro di nessun partito politico. Sono uno scrittore e un filosofo, specializzato in filosofia politica e nella storia delle idee. Ho pubblicato 110 libri, inclusi tre libri contro il razzismo e la xenofobia, 2000 articoli e fatto più di 700 interviste. Oltre 45 di questi libri sono stati tradotti in Italia. Ma mi sembra abbastanza evidente che le persone che hanno firmato la lettera non hanno la benché minima idea di ciò che ho scritto. Non mi leggono. Hanno chiesto la soppressione della conferenza perché hanno sentito questo o quello, o solo per ragioni collegate alla politica italiana. Questo tipo di persone ha un problema reale con le idee e il free speech. Non sanno che cos’è un dibattito intellettuale (o forse sono semplicemente incapaci di dibattere, a causa delle loro modeste abilità cognitive). In ogni caso è un peccato. La storia recente ha dimostrato che quando uno comincia a impedire le discussioni intellettuali, poi arriva un momento in cui i libri vengono bruciati, poi arriva un altro momento in cui le stesse persone vengono bruciate. È la logica base della caccia alle streghe”.

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Commenti all'articolo

  • pegorita

    06 Febbraio 2018 - 13:01

    Quest'episodio mi fa venire alla mente le numerose volte alcune persone impedirono, con la violenza, verbale e fisica,la partecipazione a lezioni nelle Universita in cui erano stati invitati come relatori,...Quindi.... ignoranti..che impediscono a persone che sanno più di loro ...di parlare.

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  • Giovanni Attinà

    06 Febbraio 2018 - 12:12

    I firmatari dell'appello dimostrano la loro chiusura alle idee e al confronto. Sinceramente di costoro non ho mai letto niente, ma sarebbe ora che si smettesse con il solito antifascismo e dintorni. Gli intellettuali meritano rispetto, sia quelli di destra che quelli di sinistra, ma bisogna bandire l'intolleranza.

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  • guido.valota

    06 Febbraio 2018 - 00:12

    Cosa ci fanno nelle università di mezzo mondo i figuri che hanno firmato l'appello? Vadano a dirigere i gulag.

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    • Skybolt

      06 Febbraio 2018 - 13:01

      Stanno aspettando il loro turno. C'è la fila di volontari.

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