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“Non si può abbandonare Venezia alla logica del consenso”. Parla Marco Balich

Il cerimoniere olimpico: “Serve un super commissario con pieni poteri. Dico sì al Mose”

21 Novembre 2019 alle 06:10

“Non si può abbandonare Venezia alla logica del consenso”. Parla Marco Balich

Marco Balich (foto LaPresse)

Roma. Marco Balich invoca i “pieni poteri” per Venezia. “Per carità, io sono per la democrazia – dice al Foglio il super cerimoniere olimpico che, dopo Torino 2006, Sochi 2014, Rio 2016, si è aggiudicato l’organizzazione dell’apertura di Tokyo 2020 – Venezia è una perla dell’umanità, non può essere abbandonata alla logica del consenso o, peggio ancora, alla tirannia dei piccoli interessi di bottega. Serve un commissario straordinario, con poteri pieni, in grado di imporsi fuori dal ricatto dei micropotentati locali”. Lei ha scritto un editoriale su Repubblica per sostenere il referendum del 1° dicembre sulla separazione amministrativa tra Venezia e Mestre. “Sarebbe vantaggiosa per entrambe. La Venezia che galleggia sull’acqua ha circa cinquantamila abitanti, va spopolandosi, fronteggia i guasti dell’acqua alta, del fondo marino, dell’overtourism. Mestre invece è una città industriale di quasi 200 mila persone che deve investire su strade, stabilimenti, parchi e giardini. Il referendum, da tutti ignorato, è un passo concreto verso una piena assunzione di responsabilità”. Marco Balich, a capo della Balich Worldwide Shows (128 dipendenti e 115 milioni di fatturato annuo), è un veneziano espatriato. Di casa a Milano, trascorre cinque giorni su sette tra aerei e hotel, in giro per il mondo. Da quando s’interessa della laguna? “E’ il posto dove sono nato e cresciuto, ho ancora un appartamento lì. In questi giorni, gli amici mi mandano le foto di una città devastata dall’alluvione”. Proprio a Venezia ebbe inizio la sua carriera con un clamoroso insuccesso: il concerto dei Pink Floyd, 1989. “Arrivarono 200 mila persone da tutto il mondo. Fu un disastro perché Venezia era troppo fragile per reggere un tale afflusso. Cadde la giunta”. 

 

La sua è una mozione degli affetti? “Oggi passo gran parte del tempo all’estero dove produciamo l’80 per cento del fatturato. Tuttavia i nostri piedi sono ben saldi in Italia, io stesso pago le tasse qui. Quando sei fuori, ti rendi conto dell’amore che gli stranieri nutrono per le nostre bellezze artistiche e paesaggistiche. Venezia è considerata alla stregua delle Piramidi egizie, qatarini e cinesi tentano di copiarla. E’ un paradosso che il Times lanci l’allarme dell’overtourism mentre le istituzioni italiane vivono nella paura delle proteste di bar, bed & breakfast, albergatori, commercianti”. Che cosa pensa del Mose? “Un’opera, costata oltre cinque miliardi, va messa in funzione. Sappiamo che una parte di quei soldi è servita per finanziare politici colpevoli di aver coperto la mala gestio. Il progetto adesso va completato. La burocrazia italiana non è diversa da quella di altri paesi ma da noi un meccanismo perverso fa sì che chi opera male non sia chiamato a rispondere. Se due terzi dell’apparato burocratico funzionano a rilento, il paese muore”.

 

Lei è diventato un marchio del gusto e del design italiani nel mondo. “Mi piace promuovere il bello del mio paese. Io sono un veicolo per esaltare l’arte altrui. Quest’anno a Riad abbiamo organizzato il Saudi National Day Show: gli emiratini ci guardano con ammirazione perché, dicono, il petrolio italiano non va neanche estratto, sta in superficie. Il problema è che siamo figli dei campanili, per questo serve un commissario straordinario, al di sopra delle parti”. Il sindaco Luigi Brugnaro, contrario alla separazione tra Venezia e Mestre, ha invitato a disertare le urne. “Lui è un sindaco di terraferma, e Mestre è il vero bacino di voti. Seppure volesse, il sindaco non avrebbe il potere di bloccare le grandi navi”. Ma Brugnaro le difende. “Sono pericolose, dovrebbero restare fuori dal lido. Perché non creare un bel porto apposito?”. Secondo il presidente del Veneto Luca Zaia, crocieristica e indotto andrebbero perduti. “Per preservare l’indotto, è sufficiente che le navi si fermino a Marghera per poi procedere su imbarcazioni di dimensioni ridotte. Inoltre, i mezzi in laguna – taxi inclusi – dovrebbero convertirsi all’elettrico entro cinque anni al massimo”.

 

Lei sogna davvero i pieni poteri. “Dico che Venezia va trattata come una perla rara nella storia umana. Come la Reggia di Caserta o le domus pompeiane: non possono essere gestite nel ricatto del sindacatino dei custodi… Negli anni Settanta New York fu invasa dai sexy shop, e il sindaco di allora pensò bene di concedere una sola licenza per isolato e di metterle all’asta. Ecco, a Venezia contro la paccottiglia cinese e i negozietti bengalesi servono vincoli rigidi. Bisogna preservare il carattere veneziano di Venezia”. Lei è favorevole al contingentamento turistico? “La laguna si regge su un equilibrio fragile. Non casca il mondo se s’introduce un ticket d’ingresso di dieci euro l’anno, accessibile a tutti. Con 22 milioni di visitatori, il totale fa 220 milioni, da impiegare per raccattare la spazzatura e aiutare i pompieri. Se pure perdessi cinque milioni di turisti, il totale farebbe 170 milioni”. Si è autodefinito un “coreografo superconcettuale”. Ma lei si ritiene più bravo nel concetto o nel business? “Chissà come risponderebbero Walt Disney o Steven Spielberg. Io penso che, se amministri bene la tua intellectual property, puoi creare enormi business. Non esiste un aut aut. Noi italiani peraltro abbiamo un talento unico nel mettere insieme capacità di ingegno e propensione a generare profitto”. Da Expo 2015, con l’“Albero della Vita”, allo show sul Giudizio universale e la Cappella Sistina: le sue trovate si attirano sempre encomi e bastonature. “Se sei molto esposto, è inevitabile. A me dispiace soltanto quando le critiche sono mosse dalla superficialità, quando c’è accanimento senza ragionamento. Nel nostro settore competono tre big player a livello mondiale: una società americana, una anglo-australiana e poi noi. Per me è motivo di orgoglio ma in Italia c’è un’invidia endemica. In altri paesi, i connazionali di successo sono celebratissimi, da noi prevale un clima di sospetto verso chi si afferma”. Se ci siamo aggiudicati le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 è anche merito di un breve filmato, tre minuti, curato da voi. “Una ciliegina in cima a una torta a cui ha lavorato una grande squadra. Evviva l’Italia”.

Annalisa Chirico

Classe 1986. Dottorato in Teoria politica alla Luiss Guido Carli, apprendistato pannelliano e ossessione garantista. Scrive di giustizia, politica e donne. "Siamo tutti puttane - Contro la dittatura del politicamente corretto" è il titolo del suo bestseller. Sul suo profilo Facebook si legge la seguente frase: "La mente è la mia chiesa, i tacchi il mio paracadute". Presiede Fino a prova contraria - Until proven guilty, il movimento cool per una giustizia giusta ed efficiente.

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