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Uno studio smonta la favola delle ong taxi del mare

Analizzato, per la prima volta in modo sistematico, il rapporto tra sbarchi sulle nostre coste e la presenza di navi umanitarie nel Mediterraneo centrale. Tutto quello che hanno raccontato Di Maio & Salvini è falso

18 Novembre 2019 alle 14:15

Uno studio smonta la favola delle ong taxi del mare

Foto LaPresse

La storia delle ong che favoriscono le partenze dei migranti dalla Libia non è supportata dai fatti. Dopo le procure – che non hanno rivelato finora alcuna correlazione tra gli sbarchi e le attività di soccorso in mare da parte delle navi umanitarie – ora c’è anche uno studio indipendente, compiuto con metodi scientifici. E’ uscito oggi, ed è il primo che analizza i dati a disposizione tra il 2014 e l’ottobre del 2019. L’analisi è stata compiuta da due ricercatori, Eugenio Cusumano e Matteo Villa, per l’European University Institute ed è il primo studio sistematico sull’argomento.

 

Il paper smonta la retorica che da anni è stata usata da buona parte della classe politica di tutto Europa per criminalizzare le attività di salvataggio in mare, dalla missione militare Mare Nostrum a quella delle navi umanitarie. I due ricercatori prendono ad esempio gli anni 2015 e 2017: nel primo caso, il numero delle partenze dalla Libia è diminuito leggermente rispetto al 2014, mentre i salvataggi compiuti dalle ong sono invece aumentati dallo 0,8 per cento al 13 per cento. Dopo l’accordo con la Libia concluso nel 2017 e voluto dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti per aumentare i controlli sulle partenze dal paese nordafricano, il numero delle partenze è diminuito in modo consistente: eppure, nello stesso periodo i soccorsi nel Mediterraneo centrale erano compiuti per la maggior parte proprio dalle ong.

 

 

Per affinare la ricerca e renderla ancora più precisa, i due ricercatori hanno analizzato i dati a disposizione (quelli forniti dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni e dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) su base giornaliera per tutto il 2019. I numeri su partenze e salvataggi per questo periodo sono più precisi e, soprattutto, sono stati i 10 mesi in cui nel Mediterraneo centrale non erano presenti unità militari impegnate in attività di salvataggio (da gennaio, l’operazione europea Sophia si avvale solo di mezzi aerei). Così, tra il 1° gennaio e il 27 ottobre di quest’anno, le ong hanno operato in mare solo per 85 giorni (mai più due per volta), mentre per gli altri 225 giorni i salvataggi sono stati compiuti solo da unità della cosiddetta “Guardia costiera” libica. Con un modello di regressione, lo studio arriva così a elaborare i due grafici più significativi: la presenza delle ong non dimostra l’aumento delle partenze dalla Libia che invece tendono ad aumentare con condizioni meteorologiche buone.

 

 

Lo studio invita quindi a riconsiderare la retorica delle ong come pull factor: i due unici fattori che incidono sono il mare calmo e gli accordi con le tribù libiche. Quella dei “taxi del mare”, invece, è solo una favola.

Luca Gambardella

Luca Gambardella

Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it

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Commenti all'articolo

  • eleonid

    18 Novembre 2019 - 18:36

    Al di là del merito su cui si fonda la ricerca, opinabile come tutte le ricerche scientifiche , rimane il fatto che i nostri politici non si documentano adeguatamente su quanto da loro sostenuto ,ma cavalcano gli umori e i sentimenti emotivi della povera gente plagiata dall'estemporaneita' con cui la politica riesce a promettere cambiamenti di processi di non immediata soluzione. Ben venga comunque l'apporto di ricerche ed analisi scientifiche che possano fare chiarezza su temi come quelli dell'immigrazione , al fine di dare ai cittadini informazioni realistiche con cui assumere decisioni ponderate su chi li dovrà governare.

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  • Paolo da Genova

    18 Novembre 2019 - 17:32

    Bastano le precisazioni "studio indipendente" e "metodi scientifici", in materia in cui l'indipendenza non esiste e il metodo scientifico non c'entra nulla, per qualificare il detto studio come operazione di propaganda. Con tempo e denaro sufficienti, ci sarà sempre chi saprà dimostrare con "studio indipendente" e "metodi scientifici" la più gran corbelleria di questo mondo. Se non fosse così, non esisterebbero le perizie di parte in tribunale, che partendo dagli stessi elementi giungono a conclusioni opposte, favorevoli ovviamente ai rispettivi committenti.

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  • J.Wrangler

    J.Wrangler

    18 Novembre 2019 - 16:34

    Nel biennio 2015-2017c'è stato il picco degli arrivi e una volta arrivati andavano dove volevano risalendo l'Italia verso il nord Europa e nessun controllo se non nei centri di raccolta in Italia,alla fine del2017intervengono 2 problemi inerenti i migranti:1) la chiusura dei varchi a nord Francia, Svizzera,Austria e Est;a ciò si aggiunge la pessima gestione del governo Renzi con il ministro Alfano(oltre a"si guadagna di più con gli immigrati che con la droga")creando un Imbuto in Italia;2) In questa situazione e il crescendo favore verso chi chiedeva minore quantità di immigrati spinsero Alfano a uscire da cui il successore Minniti dal quale gli accordi.Chiaro che le 2 situazioni biennio 2015-2017e il dopo Minniti fino al2019 sono completamente diverse:le ONG nel biennio di picco hanno favorito l'entrata degli immigrati (i canotti senza motore etc etc)e il Sistema dal Sahara all'Italia e oltre filava,interrompendosi è stata bloccato il Sistema da cui a ritroso riduzione degli arrivi

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  • gesmat@tiscali.it

    gesmat

    18 Novembre 2019 - 15:45

    Amen!

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