Lamorgese manda un messaggio a Salvini: "Non c'è nessuna emergenza migranti"

Il ministro dell'Interno dal palco della Festa del Foglio: "L'accordo di Malta è solo un primo passo. Sono alla ricerca di almeno altri 12 paesi aderenti. I decreti sicurezza? Li cambio"

Non è facile tenere il tema della sicurezza lontano dal dibattito politico, resistendo alla tentazione di strumentalizzarlo nella perenne campagna elettorale che vive il nostro paese da oltre un anno. Ma Luciana Lamorgese, da tecnica navigata del ministero dell'Interno - “un'esperienza di 45 anni”, ricorda lei con orgoglio -, parlando alla Festa del Foglio di Firenze, riesce a riportare la discussione nel merito. 

 

Si parte sfatando alcuni miti, per lo più imposti dalla retorica salviniana. “In Italia non esiste un problema sicurezza - chiarisce Lamorgese - Esiste piuttosto un problema di sicurezza percepita”. Guardando ai dati e ai fatti, ricorda il ministro, “abbiamo avuto una riduzione del 7 per cento dei reati come le rapine”. “Ma conta poco”, ammette, perché la percezione della sicurezza interessa comunque da vicino tutti i cittadini. Servono risposte per le città, quindi. Ed eccole, quelle firmate Lamorgese: “Occorre particolare attenzione alle periferie, per esempio. Per questo ne stiamo parlando con le amministrazioni locali. Anche a Roma. Le forze di polizia devono agire in modo modulato rispetto al contesto in cui operano e pure i sindaci devono fare la loro parte, dall'illuminazione delle strade, alle iniziative culturali, per non fare delle periferie dei quartieri dormitorio".

 

Sul fronte terrorismo, la vigilanza è continua, al di là della matrice politica o religiosa, dice il ministro. “Distinguerei tra terrorismo nazionale e internazionale ed eviterei di parlare di terrorismo islamico”, puntualizza. Sotto osservazione ci sono tutte le principali sigle già da tempo attenzionate: “Dagli anarcoinsurrezionalisti all'estrema destra, fino ai neonazisti. Spesso si tratta di gruppi senza nome, che restano nascosti nell'anonimato del web”.

 

Ma è l'immigrazione, inevitabilmente, il nodo centrale del tema sicurezza. “Gli irregolari? Se le dicessi che abbiamo i nomi di tutti quelli che sono in Italia le direi una cosa non vera - ammette Lamorgese - Per anni non c'erano le procedure adatte a censire chi arrivava. Ora in Italia ci sono, come il sistema Eurodac. Ma preferirei comunque non mi imbarcarmi nel dire i numeri degli irregolari presenti nel nostro paese, che potrebbero essere smentiti”. “Posso dire - e qui il ministro manda un messaggio chiaro agli allarmisti - che da qualche anno a questa parte la situazione è sotto controllo. L'Italia è uno dei paesi che ha affrontato meglio la crisi dei migranti, che è strutturale. Servono misura e pacatezza, ma la situazione è gestibilissima".

 

Il tema dell'immigrazione passa anche per la Libia. “Pochi giorni fa ho incontrato il ministro dell'Interno libico Fathi Bashagha per parlare del memorandum e della sua riforma. Le modifiche che abbiamo chiesto sono quelle che attengono ai centri di detenzione dei migranti. Chiediamo una chiusura di quelli libici per affidare tutto all'Onu. L'immigrazione non può essere gestita in modo disordinato. E devo dire che ho trovato disponibilità dalla parte libica”. L'altro interlocutore per affrontare il problema dell'accoglienza è l'Europa. L'accordo di Malta con i paesi più volenterosi è stato un punto di partenza, dice Lamorgese: “Certo, sarebbe semplicistico dire che tutto si risolve con ridistribuzione dei migranti. Per esempio, in queste ore nel Mediterraneo ci sono tre navi umanitarie con a bordo quasi trecento migranti da sbarcare”.

 

L'impegno deve essere collettivo per il ministro. “Sono molto contenta dell'accordo di Malta. Basti pensare che la richiesta di suddivisione in Europa non è stata fatta solo dall'Italia - rivela il ministro - ma dai quattro paesi che hanno firmato l'intesa. In particolare, la proposta è partita dalla Germania. E finalmente questo concetto è stato fatto proprio da tutti. Qualcosa sta cambiando in Europa e c'è maggiore consapevolezza. Io da anni ho riunioni con i colleghi esteri sul tema dell'immigrazione e un tempo nessuno ne voleva sentire parlare”. Ma quanti paesi davvero aderiranno all'accordo di Malta? “L'altro giorno c'è stata una riunione con altri 15 paesi, magari non firmeranno tutti, ma io già con 12 sarei soddisfatta, anche perché ogni paese ha una sensibilità diversa”. E come possiamo convincere gli altri che non vogliono accoglierli? “Chi non partecipa deve avere delle conseguenze - dice il ministro dell'Interno - Se l'Europa è unica, se è solidale, non si può pensare che non debba avere contenuti: ecco, questi contenuti per me si basano sulla solidarietà. Non solo un'Europa economica, quindi”.

  

Infine, altro tema sensibile in tempo di confronto con i populisti, è quello dei contestatissimi decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini. Qualsiasi ipotesi di modifica implica scelte politiche precise. “E' inevitabile - ammette Lamorgese - Ma intendo cambiarli tenendo conto dei rilievi presentati dal presidente della Repubblica. Ho già delle bozze di modifiche che tengono  conto di quelle osservazioni. Ci sono degli aspetti, come la reiterazione del reato da parte delle navi delle ong, che vanno rivisti. Come nel caso della confisca delle navi, che è un provvedimento di particolare gravità che non può essere applicato d'emblée, non basta una semplice irregolarità ravvisata dalla Guardia costiera”.

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