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La sai l’ultima sul “pull factor”?

Ora anche uno studio scientifico smonta la bufala delle ong “taxi del mare”

18 Novembre 2019 alle 20:46

La sai l’ultima sul “pull factor”?

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

In origine ci furono le indagini della magistratura sull’ipotetico rapporto causa-effetto tra il numero di ong nel Mediterraneo e quello delle partenze dei migranti dalla Libia. Finì male, e le stesse procure chiesero l’archiviazione per mancanza di prove. Era il 2017 e Luigi Di Maio aveva appena sdoganato la storia delle ong “taxi del mare”. Per la verità, il ministro aveva coniato il termine dopo avere “frainteso” un rapporto di Frontex, ma tant’è, e alla fine l’espressione ebbe un successo esagerato tra i sovranisti di mezza Europa. Ormai i tempi erano maturi per un’altra favola pronta a ubriacare il “paese reale”: quella del “pull factor”. Anche qui, il senso era che le ong incentivavano le partenze dalla Libia e per questo andavano attenzionate, regolamentate, se possibile combattute. La favola del “pull factor” aveva avuto successo anche fuori dal nostro paese, soprattutto dove i partiti di destra erano in ascesa. Per paura di consegnare altri voti ai nazionalisti, dall’Europa si è sollevato un coro unanime: “Le ong sono il vero problema dell’immigrazione”.

 

Persino dopo i gialloverdi, con Luciana Lamorgese al ministero dell’Interno, si decise che il famigerato “pull factor” fosse reale (tanto che all’articolo 6 dell’accordo di Malta ci si premurò di inserirlo). Ora però si svela l’arcano: uno studio scientifico dell’European University Institute rivela che non esistono prove empiriche di un rapporto diretto tra le ong e l’aumento degli sbarchi di migranti. Per esempio, nel 2015 il numero delle partenze dalla Libia è diminuito leggermente rispetto al 2014, mentre i salvataggi compiuti dalle ong sono aumentati dallo 0,8 per cento al 13 per cento. Insomma, nessun complotto: la gente parte se il mare è calmo o se le milizie sul campo lo permettono. Peccato che le forze moderate d’Europa non se ne siano accorte prima, indaffarate come erano a rincorrere la retorica dei nazionalisti, dell’“invasione pianificata” ordita dagli “immigrazionisti”. Un vero peccato: perché nel frattempo, invece di affrontare temi reali, come la riforma di Dublino o gli sbarchi autonomi, i migranti hanno continuato a partire. Di politica, invece, intesa come gestione dei fenomeni (veri, non quelli inventati), non si intravede l’ombra.

Redazione

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