Così a Roma Raggi ha raggiunto l'obiettivo “zero rifiuti”. Raccolti

Prima delle elezioni il sindaco aveva promesso di importare il modello San Francisco basato su “riciclo e riuso”. Oggi la Capitale rischia l'emergenza sanitaria. E Ama promette: “Risolveremo tutto entro fine anno”

Fare promesse è parte integrante di qualsiasi campagna elettorale. Disattenderle, forse, lo è altrettanto. Il che non giustifica, ovviamente, le mancanze di chi, presentandosi agli elettori come il “Cambiamento” (con la C maiuscola), ha costruito proprio su questo la propria vittoria. Così il 26 maggio del 2016, pochi giorni prima di essere eletta sindaco di Roma, Virginia Raggi scriveva sul Blog della stelle: “Vogliamo importare il modello San Francisco e riteniamo che lavorando sodo già nei primi 12 mesi di consiliatura riusciremo ad immettere la Capitale lungo un binario virtuoso, dove le discariche e gli inceneritori sono il passato, proprio come i vecchi partiti, mentre il riciclo e il riuso sono il futuro e rappresentano una risorsa, proprio come il M5s per questo Paese”. E ancora: “Per noi 'Roma verso rifiuti zero' non è uno slogan, bensì un obiettivo ambizioso e raggiungibile”.

  

 

Sono passati tre anni e Roma, a ben vedere, ha raggiunto l'obiettivo che il sindaco aveva annunciato: zero rifiuti in discarica, zero rifiuti nelle nostre case, volendo potremmo anche dire zero rifiuti nei cassonetti (perché tanto non c'entrano). Tutto si accumula serenamente per le strade. E la Capitale, nel pieno dell'estate, si ritrova ad affrontare l'ennesima emergenza.

 

Preoccupati, o meglio allarmati, i rappresentati dell'Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri (OMCeO). Con il presidente Antonio Magi che ha deciso di scrivere una lettera al sindaco Raggi, al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, al ministro della Salute, Giulia Grillo, e al ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, Sergio Costa. Non è la prima volta che gli capita di farlo. Il senso della missiva è un appello a intervenire il prima possibile. Tutti insieme: “Roma è ormai presa nella morsa di rifiuti maleodoranti, montagne di sacchetti che fuoriescono da cassonetti sporchi che vengono abbandonati per terra, con una conseguente allarmante invasione di animali opportunistici quali mosche, blatte, topi, gabbiani che si alimentano di rifiuti. Bisogna intervenire prima che la situazione diventi veramente grave e si passi dall’emergenza igienica all’emergenza sanitaria, quindi con il rischio di diffusione di malattie. Senza dimenticare quello legato al pericolo di incendi che sprigionerebbero sostanze molto tossiche per la salute dei cittadini”.

 

Bisogna fare presto. Ma non si può. Almeno secondo il nuovo consiglio di amministrazione di Ama che, stamattina, è stato audito in commissione Trasparenza del Comune di Roma. “C'è una situazione di emergenza - ha detto il neo consigliere, Massimo Ranieri -. Appena ci siamo insediati la prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di capire quali impianti erano contrattualizzati e quali i relativi quantitativi di rifiuti trattati. Al momento c'è un deficit di 300 tonnellate al giorno di indifferenziata. Abbiamo chiesto aiuto a tutti”.

 

La situazione, infatti, è drammatica anche dal lato aziendale: “Il 55 per cento dei mezzi sono indisponibili. Abbiamo la metà dei Csl (compattatori che svuotano i cassonetti lateralmente ndr) necessari. C'è anche una carenza di personale: ci sono numerose prescrizioni e molti non possono lavorare di notte, di giorno, al caldo, al freddo”.

 

Che si fa? Semplice, si aspetta Capodanno. Il nuovo consiglio, infatti, si è dato tempo “entro al fine dell'anno, entro San Silvestro” per risolvere l'emergenza rifiuti. Buon anno a tutti.

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