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Raggi e la monnezza di un sindaco incapace di risolvere i problemi

Le lettere al direttore del 10 luglio 2019

10 Luglio 2019 alle 06:00

Raggi e la monnezza di un sindaco incapace di risolvere i problemi

Continua l'emergenza rifiuti a Roma (foto LaPresse)

Al direttore - Adesso non è che a Lione ci andate con l’Alitalia?

Giuseppe De Filippi


  

Al direttore - Lo smaltimento dei rifiuti tocca alle regioni che non ci riescono. A Napoli e in Campania tutto si risolse nel linciaggio di Bassolino: Veltroni, segretario del suo partito, arrivò a giudicarne sgradevole e sgradita la sua partecipazione a manifestazioni del Pd. Oggi tante critiche alla Raggi sembrano a copertura di Zingaretti. Ma quel che è peggio è che ai vertici del governo della Repubblica si discuta accanitamente come allargare autonomie che andrebbero invece limitate. E poi se l’esempio di Napoli e della Campania può esser d’aiuto, fu merito allora di Berlusconi di aver fatto funzionare a quel tempo lo stato (dai prefetti agli inceneritori).

Luigi Compagna

  

Virginia Raggi potrebbe risolvere i problemi legati alla monnezza romana in due modi. Il primo modo (vedi il nostro editoriale a pagina tre) è prendere atto che Ama è un’azienda che non funziona e che il modo migliore per raccogliere i rifiuti è mettere a gara il servizio. Il secondo modo è chiedere alla regione Lazio non di costruire un termovalorizzatore ma semplicemente di rafforzarne un altro. Quel termovalorizzatore si trova a pochi passi da Roma, a Colleferro, ed è di proprietà di una municipalizzata, di nome Acea, di cui il comune guidato da Virginia Raggi è azionista al 51 per cento. Tutto il resto, con tutto il rispetto, è solo tossica monnezza ideologica.


  

Al direttore - A suo tempo nell’ottobre del 2013 i 300 migranti morti al largo di Lampedusa provocarono una grande emozione. I governi dell’epoca (Letta e Renzi) e per loro il ministro Alfano portarono avanti una politica dell’accoglienza che prese il nome di Mare Nostrum. Sull’onda di quello stato d’animo passò anche agevolmente alla Camera nell’ottobre del 2015 lo ius soli, che però il Pd lasciò dormire al Senato fino al 2017 anteponendo a tutto le unioni civili. Quella politica dell’accoglienza era assai efficace nel salvataggio in mare, non altrettanto nell’integrazione o nelle eventuali espulsioni anche perché, come ha messo in evidenza Umberto Ranieri, dal 2014 al 2017 i numeri esplosero determinando una situazione di sostanziale emergenza. Tutto ciò contribuì a determinare un cambiamento dello stato d’animo del paese anche perché, andando al di là degli schemi, di immigrazioni ce ne sono due, una positiva, l’altra negativa. Paradossalmente, quella positiva non ha effetti politici e mediatici perché nessuno la vede in quanto si inserisce nel sistema produttivo ed è decisiva per la forza lavoro di molte imprese specie al nord e per l’impiego super sfruttato e sottopagato nell’agricoltura al sud. L’immigrazione cattiva è costituita da chi non si integra e magari pratica lo spaccio d’intesa con la criminalità italiana. Essa in molte periferie di grandi città e in una parte cospicua delle regioni rosse ha provocato autentiche reazioni di rigetto proprio nell’elettorato più popolare. Nel 2017, quando è diventato ministro dell’Interno, Marco Minniti ha avuto il merito di aver capito questa situazione e ha cercato in tutti i modi di dare una risposta mettendo in atto dei filtri specie a monte della Libia, stabilendo rapporti con i sindaci e i capi tribù libici e con la sua Guardia costiera e anche dando delle regole alla super attività di alcune ong. Purtroppo il suo lavoro è arrivato troppo tardi per produrre effetti politico-elettorali. Chi oggi nel Pd lo attacca dimentica che per larga parte l’eccesso di accoglienza ha provocato alle elezioni del 2018 un autentico tsunami politico ed elettorale: il ministro dell’Interno fino a fine 2016, Angelino Alfano, avendo capito l’aria che tirava, si ritirò dalla scena politica, il suo partito Alternativa popolare non prese il quorum ed è scomparso dalla scena, il Pd specie nella periferia di Roma e nelle zone rosse ha avuto un autentico collasso proprio sul tema immigrazione. Se fosse vera l’analisi contenuta nella lettera di Renzi, la scissione da sinistra di D’Alema e Bersani avrebbe avuto un grande successo e invece si è risolta in un flop perché gli elettori in libera uscita dal Pd sono andati alla Lega al centro-nord e al Movimento 5 stelle al sud. Poi è evidente che Salvini stia strumentalizzando il tema in modo indecente cavalcando la paura della gente e provocando reazioni razziste e per di più giocando una partita doppia perché sulle ong si fa fuoco e fiamme mentre i migranti che arrivano nei barconi a lumi spenti vengono ospitati a Lampedusa e in altri porti. Comunque la contrapposizione fra accoglienza generalizzata e senza filtri e la contrapposizione frontale e mediatica messa in atto da Salvini va tutta a favore di quest’ultimo, sul piano del consenso. Per questo va costruita una terza via fra l’accoglienza facile e i respingimenti propagandistici. In questo quadro l’azione svolta da Minniti va valorizzata e gli attacchi che gli sta portando una parte del Pd si risolvono in masochismo puro.

Fabrizio Cicchitto


 

Al direttore - Nel 1982, durante la Guerra delle Falkland, mi trovavo a Buenos Aires. La capitale era tutta un tripudio di patriottismo a buon mercato. Ricordo il caso di un farmacista che si chiamava Inglés, il quale era segnalato dalla stampa, come persona emerita, perché aveva chiesto alle autorità di cambiare cognome. Presto da noi avanzeranno la medesima richiesta i vari Neri, Negri, Negretti, Negrisoli, Nigro e simili?

Giuliano Cazzola

   

Meglio non pensarci e farci un negroni.

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