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Canna libera no, grazie

Servono motivazioni scientifiche per occuparsi di questi temi e azioni utili a diminuire la domanda, non una legalizzazione della marijuana

11 Gennaio 2019 alle 20:25

Canna libera no, grazie

Foto di Brett Levin via Flickr

Al direttore - Il senatore Mantero del M5s ha presentato una proposta di legge per legalizzare la produzione e la vendita di marijuana per uso personale. Ma per prendere in considerazione proposte su un tema così dibattuto è necessario provare a dare motivazioni non dico scientifiche ma quanto meno competenti. Mi soffermo così sulle motivazioni che il senatore dà a sostegno del suo ddl: “La marijuana non fa male come invece l’alcol e il tabacco”. Un errore: ogni droga legale e non, fa male, sia l’alcol sia la marijuana. “Oltre il 70 per cento degli italiani sarebbe concorde a legalizzare l’utilizzo di questa sostanza”: un secondo errore, non mi risultano referendum o statistiche ufficiali che abbiano avuto una tale maggioranza a favore della legalizzazione. Sostiene poi che “la legalizzazione dell’autoproduzione e uso personale della cannabis è una priorità che produrrà con una sola mossa ingenti risparmi economici per il nostro paese, infierirà un colpo non indifferente alla criminalità organizzata, ma soprattutto migliorerà la salute pubblica e quindi ancora una volta porterà ad un risparmio per le tasche di tutti i cittadini italiani e non solo per chi ne fa uso”. Non considero una priorità la legalizzazione che riguarda l’offerta di sostanze, ma identifico come priorità ogni azione messa in campo per la riduzione della domanda. La domanda infatti esiste non perché il prodotto è proibito. Non darà poi un colpo alla criminalità organizzata, in quanto la legalizzazione della droga non eliminerebbe il mercato clandestino, perché l’esistenza di un mercato legale della droga comporta delle regole che devono essere scritte. Nessuna legalizzazione può dare luogo a un mercato senza regole. Il mercato legale della droga, spingerebbe gli spacciatori a indirizzare la loro azione nel diffondere la droga a coloro che sono esclusi dal mercato legale, nel diffondere dosi superiori a quelle stabilite per legge, nel diffondere droghe nuove. Si dovrebbe, dunque, fissare legislativamente l’età minima, con ciò stesso si creerebbe una fascia costituita da tutti coloro che sono al di sotto di essa, che diventerebbero clandestini. Faccio poi infine fatica a capire come possa contribuire a migliorare la salute pubblica. Credo che la risposta al flagello droga meriti azioni complementari che affrontino in maniera non isolata e competente, domanda e offerta di sostanze stupefacenti.

Andrea Zirilli

Canna libera no, grazie.

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Commenti all'articolo

  • roberta.ferrero

    12 Gennaio 2019 - 03:03

    mah ? spero almeno che chi argomenta si sia alemno una volta nella sua vita fatto una canna , penso sia il minimo sindacale

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  • fiorevalter

    12 Gennaio 2019 - 01:01

    francamente non saprei dire quanto la cannabis sia pericolosa anche se "ad occhio" credo che due o tre whisky siano peggio... ma se vuoi proibire qualcosa o sei in grado di farlo, e palesemente nessuno stato è in grado di farlo o liberalizzi/regolamenti. Il resto sono solo battaglie ideologiche di bassa lega che costano e non servono a nulla

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  • enricochina

    11 Gennaio 2019 - 20:08

    Certo proibendo ancora di più sicuramente diminuirete la domanda... Ma il proibizionismo americano non ha insegnato niente?

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    • Dario

      Dario

      12 Gennaio 2019 - 09:09

      Ma perché, adesso il mercato clandestino non propone forse continuamente droghe nuove, e non ha come obiettivo quello di far passare i consumatori di cannabis a sostanze più pesanti e costose per schiavizzarli con la dipendenza? Stabilendo un limite d'età per legge tutti quelli che stanno sotto il limite diventano clandestini. Giusto. Solo che al momento tutti sono clandestini, non solo una parte. Il proibizionismo genera un enorme indotto criminale, che alimenta gli introiti giganteschi delle mafie, ingolfa tribunali e carceri, facilità il passaggio al consumo di sostanze assai più pericolose della cannabis, avvicina continuamente in contatto i ragazzi a un orribile mondo criminale. Bisogna guardare la realtà negli occhi, non continuare a cullarsi nell'idea che un giorno riusciremo a debellare il consumo. Forse ci riusciremo, ma nel frattempo cerchiamo di limitare i danni, almeno.

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