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Le minacce di Toninelli non spaventano i manager dei porti italiani

Parla il presidente dell'Autorità portuale del Tirreno centrale. I "porti chiusi" non esistono, dice, ed è ora di "una discussione informata”. La Germania intanto è pronta ad accogliere i migranti di Sea Watch e Sea Eye

8 Gennaio 2019 alle 19:33

Le minacce di Toninelli non spaventano i manager dei porti italiani

Danilo Toninelli alla cerimonia per il 153esimo anniversario della Guardia Costiera italiana (foto LaPresse)

Una cosa sono gli annunci e la propaganda politica, un’altra sono i fatti e le leggi. E’ così che Pietro Spirito, presidente dell’Autorità portuale del Tirreno centrale, torna sulla polemica di questi giorni col ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, e spiega al Foglio la sua posizione. Da 18 giorni, da quando le due navi tedesche Sea Watch e Sea Eye sono al largo di Malta con a bordo 49 migranti che nessuno vuole accogliere, il governo italiano è impegnato a “dare una lezione” all’Europa (la definizione è dello stesso Toninelli) a suon di retorica dei “porti chiusi” (è il mantra del ministro dell’Interno, Matteo Salvini). Secondo Spirito, invece, è arrivato il momento di fare chiarezza e di fornire elementi “per una discussione pubblica informata”.

  

 

Il confronto tra il ministro delle Infrastrutture e il presidente dell’Autorità portuale del Tirreno centrale ha avuto inizio la scorsa settimana. Insieme ai presidenti delle Autorità portuali di Spezia e Marina di Carrara, Carla Roncallo, e a Pino Musolino, capo del porto di Venezia, Spirito ha detto alla stampa che “i porti italiani non sono chiusi” perché non esiste alcun provvedimento del governo in tal senso. Nel giro di poche ore gli ha risposto lo stesso Toninelli, capo del dicastero competente per l’apertura e la chiusura dei porti: “Nessuna Autorità di sistema portuale italiana può arrogarsi prerogative che travalicano le sue funzioni amministrative – ha scritto il ministro su Facebook – Darò mandato alle strutture del mio ministero di valutare eventuali accertamenti di natura disciplinare”. Una minaccia, secondo alcuni, nei confronti di chi mette in dubbio la propaganda politica dell’esecutivo. “Al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti rispondo che richiamare le norme esistenti consente solo di fornire elementi per una discussione pubblica informata”, dice il presidente Spirito. “Lo stato di diritto è stato costruito sul rapporto stretto tra volontà politica e atti amministrativi. Emerge una tendenza che disgiunge queste due componenti: si dichiarano decisioni che poi non vengono formalizzate in provvedimenti. Si è ripetuto più volte da autorevoli fonti istituzionali che i porti erano chiusi. Alcuni presidenti di Autorità si sono limitati a rilevare che non erano stati formalizzati gli atti amministrativi previsti dalla legge: il codice della navigazione, i trattati internazionali”, spiega il presidente dell’Autorità portuale.

 

Secondo Spirito, il governo ha mandato messaggi erronei ai cittadini, soprattutto su chi sia davvero competente a dare l’autorizzazione all’attracco delle navi e allo sbarco dei migranti. “Non è emersa con sufficiente chiarezza la distinzione tra approdi delle navi e sbarchi dei migranti – continua il presidente – Sul primo punto la responsabilità istituzionale sta in capo al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, mentre sul secondo punto è il ministro degli Interni a dovere decidere. Francamente, nelle discussioni pubbliche di queste settimane, anche nei media, non sono stati illustrati con chiarezza i termini della questione: credo che i cittadini debbano innanzitutto essere correttamente informati”. I porti italiani quindi, con buona pace del ministro Salvini, sono ancora aperti. Questo non significa che in futuro le scelte del governo non possano cambiare. Ma “questa decisione spetta alle istituzioni che portano le responsabilità in materia: il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ed il Ministro degli Interni”.

  

Sul caso della Sea Watch e della Sea Eye, dice ancora il presidente, occorre guardare la realtà e affrontare un fenomeno senza precedenti come quello dell’immigrazione invece di costruire consenso partendo da un evento drammatico come la sorte dei 49 migranti. “Siamo in presenza di una mutazione epocale dei flussi demografici. L’Africa raddoppierà la popolazione al 2050, raggiungendo 2,5 miliardi di abitanti. Serve un ragionamento strategico che riguarda l’Italia e l’Europa, a livello politico”.  

 

La Germania offre aiuto

Intanto in Europa, dopo 18 giorni di mezze promesse, arrivano finalmente aperture concrete e autorevoli da parte di altri stati per accogliere i 49 migranti. La mediazione tra i governi e le istituzioni dell’Ue ha portato oggi la portavoce della Commissione, Margaritis Schinas, a rivolgere un appello ai 27 paesi dell’Unione: "Gli stati membri ora devono dimostrare una concreta solidarietà e le persone a bordo devono essere fatte sbarcare in modo sicuro e senza altri ritardi”. Nel giro di qualche ora è intervenuto il ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, che ha garantito accoglienza ai migranti a bordo delle due navi delle ong tedesche. E’ “un giusto equilibrio tra la gestione dell'immigrazione e l’atto umanitario”, ha detto il ministro tedesco.

 

L’offerta della Germania si unisce a quelle già arrivate nei giorni scorsi dall’Olanda, dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Francia, dalla Romania e dal Lussemburgo, oltre che da Malta e dall’Italia, disposte ad accogliere alcuni migranti (Roma si è offerta per riceverne 15) a condizione di una condivisione degli oneri a livello europeo. A bordo delle due navi umanitarie intanto la situazione è sempre più precaria. “Siamo da 18 giorni nel corso di una missione di salvataggio che non vede la fine – ha scritto su Twitter l’ong tedesca – Un soccorso si può considerare concluso solo quando le persone tratte in salvo vengono portate in un porto sicuro, a terra. I naufraghi ne hanno bisogno ora!”. Oggi, con una lettera indirizzata a Palazzo Chigi, una decina di ong hanno chiesto un incontro al premier Giuseppe Conte: “Le condizioni delle persone a bordo delle due navi stanno peggiorando di ora in ora e non è più possibile attendere oltre. Per questo motivo la priorità assoluta per tutti dovrebbe essere quella di lavorare affinché tutti i migranti possano toccare terra il prima possibile e non lasciarli altro tempo in mare, dando loro tutte le cure e l’assistenza umanitaria di cui hanno diritto”.

Luca Gambardella

Luca Gambardella

Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e (poco) diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Firma emergente al "Concorso internazionale giornalisti del Mediterraneo". Dal 2014 lavoro al Foglio.it

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