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Malta, i migranti e le chiacchiere di Salvini

Nell’ira del vicepremier contro l’Europa non c’è forza, ma molta debolezza

9 Gennaio 2019 alle 20:37

Malta, i migranti e le chiacchiere di Salvini

I migranti a bordo della Sea Watch (foto LaPresse)

Nell’ira funesta di Matteo Salvini contro l’accordo europeo per redistribuire tra otto paesi Ue, tra i quali l’Italia, i 49 migranti in attesa al largo di Malta si può cogliere non la forza (delle proprie posizioni sulla generale questione degli sbarchi, e del proprio ruolo di vicepremier e titolare del Viminale), ma piuttosto debolezza. Salvini ha molti motivi per essere furioso, ma nessuno è tra quelli che cerca di ammannire con i video quotidiani da Zelig e Chiara Ferragni della politica. Nella vicenda delle navi Sea Watch e Sea Eye la logica europea ha tenuto, a differenza della linea salviniana dei porti chiusi “contro scafisti e trafficanti di droga e morte”. In barba a Salvini l’Europa non ha chiuso il Mediterraneo alle ong; si regola a seconda dei casi, cercando di minimizzare i costi, mediatici e pratici, soprattutto come è giusto che sia non facendo annegare nessuno; e poi stabilendo chi paga. Non è cecità o cinismo, è puro buon senso (se non vogliamo chiamarla umanità); e un ministro dell’Interno di un paese evoluto dovrebbe sapere che buon senso e pragmatismo valgono e pagano molto e sempre più delle grida velleitarie.

 

Tra i paesi che hanno deciso di risolvere il caso Malta con il minimo dei danni e il massimo dei benefici ci sono quelli trainanti dell’Europa, più la Romania che ambisce ad accordi politici ed economici con Francia e Germania. Tra le capitali che continuano a fare muro, vanificando le richieste salviniane, tutte quelle dove il capo della Lega cerca di costruire alleanze europee: Varsavia (il vicepremier era lì quando è esplosa la sua arrabbiatura), Budapest, Vienna, Praga, Bratislava. L’Europa è spesso cinica, certo: anche quando prende le misure agli astri nascenti della politica. E certo ha capito, osservando quanto ricava dagli amici, per gli sbarchi come per i conti pubblici, che il nuovo strong boy italiano può essere archiviato alla voce “solo chiacchiere e distintivo”.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • Lou Canova

    10 Gennaio 2019 - 18:06

    "Sbarchi zero" esiste solo nella fervida fantasia dei creduloni fan del truce.

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  • Lou Canova

    10 Gennaio 2019 - 13:01

    I sostenitori della politica "tutta chiacchiere e distintivo" sembrano letteralmente non (voler) capire le reali dimensioni del problema e la sua complessità: da un lato abbiamo alcuni paesi sviluppati alle prese con un’evidente e grave crisi demografica (potenzialmente letale per crescita e sviluppo economico), dall'altro moltitudini di diseredati che sarà comunque ben difficile inchiodare per sempre al loro triste destino. Occorrerebbe, come suggerito dall'articolo, buon senso, consapevolezza delle difficoltà oggettive e delle implicazioni connesse, più una capacità di visione tale da minimizzare i danni trasformando al contempo un fenomeno strutturale/cronico in chance di sviluppo…

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    10 Gennaio 2019 - 11:11

    Ricordo che la famosa frase “solo chiacchiere e distintivo” venne pronunciata da Al Capone nei confronti del capo degli "Untouchables" Kevin Costner al momento della sua condanna. Fate quindi un complimento, sicuramente involontario, al Cap. Che sì stavolta si è trovato col cerino in mano, come per la Diciotti, ma il principio "sbarchi zero" resta valido. Si corre solo il rischio di incoraggiare di nuovo scafisti e ONG e ripartire daccapo, vanificando il lavoro fatto finora.

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  • Daria

    10 Gennaio 2019 - 00:12

    Sembrerebbe che il redattore sia contento che noi italiani ora abbiamo qualche decina di clandestini africani in piu' da mantenere...o sbaglio?

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