Conte e i numeri sugli sbarchi asfaltano la linea Salvini

Luca Gambardella

Via libera allo sbarco a Malta dei migranti della Sea Watch e della Sea Eye. Otto paesi europei, tra cui l'Italia, pronti ad accoglierli. E il vicepremier si infuria: "Serve un chiarimento"

La decisione di Malta di autorizzare lo sbarco dei 49 migranti che da più di due settimane si trovano a bordo delle navi umanitarie tedesche Sea Watch 3 e Sea Eye alimenta le polemiche all'interno del governo. Al punto che questa sera, a palazzo Chigi, ci sarà un “chiarimento”. A chiederlo, da Varsavia dove si trova per incontrare il leader del partito antieuropeista polacco PiS, Jaroslaw Kaczynski, è il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Che già in mattinata aveva avuto modo di polemizzare con Giuseppe Conte. “Li vado a prendere in aereo”, aveva detto il premier ospite di Porta a Porta parlando dei migranti al largo di Malta. "Io l'aereo lo uso per altre cose", è stata la replica del vicepremier che poi, subito dopo, aveva aggiunto: “Che siano otto o ottantotto migranti, io non autorizzo nessuno a entrare in Italia. Ci si consulta prima di prendere decisioni come questa".

  

Evidentemente “l'editto di Varsavia” (la definizione è dell'ex ministro del Pd, Graziano Delrio) non ha prodotto il risultato sperato. Così, quando si diffonde la notizia che anche l'Italia accoglierà alcuni dei migranti sbarcati a Malta, ecco l'ulteriore attacco di Salvini: "Non ho capito questa accelerazione, è una decisione che non ha senso. Serve un chiarimento che ci sarà questa sera al mio ritorno”.

  

Eppure, annunciando la decisione di autorizzare lo sbarco che pone fine a 19 giorni drammatici in cui 49 migranti sono rimasti in mare in attesa di un porto pronto ad accoglierli, il premier maltese Joseph Muscat è stato chiarissimo. Oltre a Malta, anche altri otto paesi europei (Germania, Francia, Portogallo, Irlanda, Romania, Lussemburgo, Olanda e Italia) si sono offerti di accogliere uomini, donne e bambini che si trovano a bordo della Sea Watch 3 e della Sea Eye. La Commissione Ue ha addirittura aggiunto che l’Italia si è detta disponibile ad accoglierne una ventina. “Elogio Malta, il più piccolo stato europeo, che ha espresso la solidarietà più grande: capisco quanto sia difficile per un'isola così piccola gestire una situazione simile”, ha dichiarato il commissario europeo alle Migrazioni, Dimitris Avramopoulos, tra i principali artefici di una lunga mediazione tra i paesi europei per trovare una soluzione. Chi riceverà i migranti ha dimostrato “solidarietà nel modo più concreto". Per Malta, oltre al plauso delle istituzioni europee, è arrivata anche un'altra vittoria concreta. Degli altri 249 migranti che La Valletta ha soccorso alla fine di dicembre, Muscat ha ottenuto che 131 verranno dislocati in altri paesi Ue e 44, provenienti dal Bangladesh, verranno rimpatriati.

 

Sebbene la conclusione del caso Sea Watch non sia il risultato di un accordo complessivo tra tutti i 27 stati europei, per Salvini si tratta di un danno d'immagine e politico. Da qui le critiche che il vicepremier ha lanciato da Varsavia al resto del governo. “Mentre col premier e col ministro dell’Interno polacco parliamo di protezione delle frontiere esterne dell’Europa e di sicurezza, leggo che a Bruxelles fanno finta di non capire e agevolano il lavoro di scafisti e Ong. Continuo a lavorare per espellere i troppi clandestini già presenti sul nostro territorio. Cedere alle pressioni e alle minacce dell’Europa e delle Ong è un segnale di debolezza che gli italiani non meritano”, ha scritto Salvini su Twitter rilanciando anche alcuni tweet dei suoi sostenitori con l’hashtag #salvininonmollare.

  

Ma oltre alla sconfitta politica sul caso della Sea Watch, emerge un altro elemento che ridimensiona i risultati concreti della propaganda salviniana sui “porti chiusi”. Un debunking della Voce.info ha incrociato i dati forniti dalle Nazioni Unite sugli arrivi dei migranti in Italia. Comparando i risultati sugli sbarchi ottenuti dall’ex ministro Marco Minniti con quelli di Salvini viene fuori che il calo maggiore è arrivato col precedente governo. “L’effetto Minniti – spiega il portale d’informazione – mostra un calo totale di sbarchi tra il 2016 e il 2018 di 108,865 persone (la somma del calo di 62,067 persone del 2017 rispetto al 2016 più i 46.798 dei primi cinque mesi del 2018) che rappresenta il 68,9 per cento del totale di 158,065 persone sbarcate in meno nel 2018 rispetto al 2016. L’effetto Salvini ha portato a un calo di sbarchi per 49,200 persone, corrispondente al 31,1 per cento del totale”. La linea dura di Salvini sui migranti, numeri alla mano, ha generato insomma molto più clamore che fatti.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it