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Anas e il cambiamento senza trasporto

L'amministratore Gianni Armani si dimette. Ma il guaio è l’assenza di visione, non lo spoils system

7 Novembre 2018 alle 21:19

Anas e il cambiamento senza trasporto

Gianni Armani. Foto LaPresse

Certo si parlerà di guerra di spoil system tra leghisti e grillini dopo le dimissioni dell’ad di Anas Gianni Armani su richiesta del ministro delle Infrastrutture M5s Danilo Toninelli. Martedì era stata la Lega ad estromettere il presidente dell’Agenzia spaziale Danilo Battiston. E lascerà mercoledì Roberto Scaramella, presidente dell’Enav, l’ente di assistenza al volo. Tutto ciò segue il ribaltone ai vertici delle Fs, l’annuncio di statalizzazione di Alitalia, la guerra ai concessionari autostradali che va ben al di là delle responsabilità dei Benetton nel crollo del ponte Morandi. Possiamo aggiungere l’ostilità del governo al referendum di domenica prossima sulla messa a bando dell’Atac, l’azienda di trasporto municipale più disastrata d’Europa. Il tutto sullo sfondo del blocco delle grandi infrastrutture di trasporto terrestre in attesa della mitica revisione costi-benefici. Ma il problema non è una battaglia nella coalizione di governo per le nomine, è che l’intera mobilità pubblica e privata è oggetto di repentini assalti e cambi di piani industriali e strategie – d’altra parte è il governo del cambiamento – senza che si abbia idea della nuova rotta.

  

Anas avrebbe dovuto fondersi con Fs per creare un soggetto pubblico ma con struttura privatistica con massa, mezzi e titoli di credito sufficienti a finanziarsi sul mercato, in grado di competere anche all’estero e integrarsi con aziende private. Il piano era stato criticato ma aveva un merito: razionalizzare la mobilità via terra gestita dallo stato. Razionalizzazione che sarebbe stata più efficace consentendo alle Fs di risanare Atac. Al contrario, le Fs dovranno invece occuparsi di Alitalia: l’agenzia Fitch avverte che disfacendosi di Anas il gruppo ferroviario non avrà flussi di cassa e rating sufficiente per reggere la ristrutturazione e i costi della compagnia aerea. Il governo sta facendo “ammuina”, nella quale si vedono bene gli appetiti di potere, ma non si riesce a capire il disegno industriale. Ancora più in un paese la cui mobilità è ardua o bloccata in terra, in cielo e nello spazio.

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