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La scommessa di Anas e Ferrovie dello stato

Formalizzato il passaggio della società delle strade italiane al gruppo Fs. Nasce il primo polo integrato di ferrovie e strade in Europa

18 Gennaio 2018 alle 19:02

Trenitalia

LaPresse/Fabio Ferrari

Il gestore pubblico delle strade e autostrade italiane, Anas, è da oggi entrato in Ferrovie dello Stato. Ieri il via libero dell'Antitrust, oggi la firma al ministero dell'Economia e delle Finanze che ha trasferito l'intera partecipazione della società al gruppo che gestisce la rete ferroviaria. Per Fs il passaggio delle azioni di Anas significa un aumento di capitale di 2,86 miliardi, quasi l'8 per cento, che porta il gruppo – detenuto al 100 per cento dal Mef – a poter contare su un capitale sociale di poco più di 39 miliardi. 

  

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Per abitanti serviti e per investimenti, Fs diventa così il primo polo integrato di ferrovie e strade in Europa, con una rete complessiva di 44mila chilometri, 81mila dipendenti, un capitale investito di 50 miliardi, un fatturato stimato per il 2018 di 11,2 miliardi e una prospettiva di investimenti di 108 miliardi in dieci anni. Anas porta in dote 2,3 miliardi di veicoli che percorrono annualmente 64,5 miliardi di chilometri sulle sue strade e autostrade, numeri che si sommano al traffico già gestito dal gruppo Fs: circa 750 milioni di passeggeri all'anno su ferro (di cui 150 all'estero), 290 milioni su gomma (130 all'estero) e 50 milioni di tonnellate merci. Le dimensioni di un gigante, commentano oggi in molti.

  

 

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"Mi viene da sorridere – ha detto l'amministratore delegato delle Fs Renato Mazzoncini – quando leggo che nasce un 'gigante'. Siamo un'azienda europea e il nostro benchmark non può che essere quello. I tedeschi fatturano 40 miliardi, i francesi ne fatturano 32. Non siamo giganti. Dobbiamo giocare una partita da player in Europa dove giocano competitor più grandi di noi e, per questo, è importante recuperare posizioni", ha dichiarato l'ad a margine della firma al ministero. Quanto a un possibile debutto in Borsa, Mazzoncini ha detto di non essere favorevole a quotare "infrastrutture, e Anas si occupa di infrastrutture". 

  

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Anas non è l'unica costola del gruppo, ma si affianca a Rete Ferroviaria Italiana, Italferr e altre società, fra cui Trenitalia, Mercitalia e Busitalia, imprese di trasporto passeggeri e merci su ferro e gomma, per un totale di 66 controllate. Un assetto societario complesso, su cui Paolo Cirino Pomicino aveva mosso qualche dubbio dalle colonne del Foglio, chiedendosi "quale sinergia potranno avere le due società fuse", "entrambe afflitte già oggi da un gigantismo che produce inefficienza". Se è vero infatti che in termini di fatturato Fs gioca in svantaggio rispetto alle analoghe società europee, come ricorda il suo amministratore delegato, è vero anche che il polo così composto assume dei confini molto ampi sia in termini di servizi da garantire che di società da controllare.

  

  

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Il dubbio che l'arrivo di una società come Anas possa determinare "altra confusione", sembra lecito. Ma Fs respinge il problema presentando l'operazione come un'occasione per fare efficienza, condividere know how e ridurre extra costi nei nuovi progetti. Una delle promesse è portare vantaggi alla logistica delle merci, realizzando collegamenti efficaci tra i nodi logistici del paese. Ma anche modernizzare il sistema infrastrutturale delle strade italiane, dotando il paese delle smart road che serviranno per essere pronti alla mobilità del futuro. E poi c'è l'aspettativa sui mercati internazionali, a cui il gruppo vuole presentarsi giocando la carta dell'ampio raggio di competenze e del portfolio dei servizi gestiti in Italia. Responsabilità da una parte, ma anche opportunità. Una scommessa che si gioca da oggi.

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