Nove arresti per lo stadio della Roma. E ora Virginia trema

Blitz dei carabinieri. Tra i fermati l'imprenditore Luca Parnasi, il vicepresidente del consiglio regionale del Lazio Adriano Palozzi (FI), l'ex assessore regionale Civita (Pd) e l'ex superconsulente della sindaca, attuale presidente di Acea, Luca Lanzalone. Indagato il capogruppo grillino in Campidoglio Ferrara

13 Giugno 2018 alle 09:18

Con il No della Raggi allo stadio è la città a “prenderla sui denti”

Uno dei rendering del nuovo stadio giallorosso (foto stadiodellaroma.com)

Associazione a delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e poi reati contro la Pubblica amministrazione nell'ambito delle procedure connesse alla realizzazione del nuovo stadio della Roma. E’ con questa accusa che questa mattina è scattato un blitz dei carabinieri, coordinato dal pubblico ministero Paolo Ielo, che ha portato agli arresti fra gli altri del costruttore edile Luca Parnasi, titolare di Eurnova l’impresa che dovrebbe realizzare l’impianto in zona Tor di Valle, del vicepresidente del consiglio regionale del Lazio di Forza Italia Adriano Palozzi e di Michele Civita, attuale consigliere regionale edex assessore Pd della giunta Zingaretti che si occupò della precedente conferenza servizi in Regione. Sei le persone condotte in carcere, tre invece agli arresti domiciliari: fra loro anche il presidente di Acea ed ex superconsulente di Virginia Raggi Luca Lanzalone, l’avvocato genovese mandato da Grillo in persona nella Capitale nel febbraio 2017 a gestire la fase più complicata della trattativa e poi nominato presidente della multiservizi capitolina. Lanzalone, fra l’altro, in precedenza era stato incaricato dai vertici del Movimento anche di affiancare il sindaco di Livorno Filippo Nogarin nella fase concordato di Aamps, la multi servizi dei rifiuti. Secondo i magistrati gli arrestati, in cambio dei favori fatti agli imprenditori, avrebbero ricevuto una serie di benefici tra i quali anche l’assunzione di parenti ed amici. Nell'inchiesta anche 16 indagati tra cui il capogruppo del M5s in Campidoglio, Paolo Ferrara (che si è autosospeso dal M5s), Davide Bordoni di Forza Italia e Mauro Vaglio, presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma, candidato dal M5s al Senato lo scorso 4 marzo nel collegio uninominale di Roma 3 (fu attaccato perché usava la mailing list dell'Ordine per farsi campagna elettorale ndr).

  

  

Proprio ieri la sindaca di Roma Virginia Raggi aveva annunciato via social che l’iter per la costruzione dello stadio di Tor di Valle si avvicinava a conclusione. “Voglio aggiornarvi: ieri a mezzanotte è scaduto il tempo per presentare osservazioni al progetto. Ne sono arrivate 31. E già da questa mattina ci siamo messi al lavoro per rispondere nel merito – aveva scritto - Non perdiamo tempo. Quest'opera, che noi abbiamo modificato ottenendo il taglio delle cubature di cemento e aumentando il verde, porterà nuovi posti di lavoro e migliorerà la vita degli abitanti nel quadrante sud della città. Tutti i cittadini potranno leggere la documentazione della Conferenza dei servizi sul portale di Roma Capitale. #UnoStadioFattoBene, un progetto unico, innovativo, moderno e rispettoso dell’ambiente perché ecosostenibile ma al tempo stesso tecnologicamente all’avanguardia. Vogliamo che il sogno dello stadio a Tor di Valle diventi presto realtà”. Ora, però, secondo quanto riferisce Il Messaggero, il Campidoglio starebbe pensando di sospendere la maxi-variante per il progetto dello stadio. Nelle prossime ore dovrebbe inviare una comunicazione alla società Eurnova del costruttore Luca Parnasi per fermare la procedura e chiedere informazioni.

 

 

Roma e Raggi estranei. In conferenza stampa il procuratore aggiunto Paolo Ielo, facendo il punto sull'inchiesta, ha spiegato che “gli atti amministrativi prodotti dalla Giunta capitolina sullo stadio della Roma non sono oggetto dell'inchiesta” e anche la sindaca Virginia Raggi “non c''entra nulla con il procedimento”. Allo stesso modo anche l'As Roma non c'entra con l'inchiesta che ha portato a nove arresti per corruzione.

 

L'ordinanza. Secondo l'ordinanza di custodia firmata dal gip Maria Paola Tommaselli, l'imprenditore Luca Parnasi, per “ottenere i favori del mondo 5 Stelle” avviò “l'attività di promozione in favore del candidato alla Regione Roberta Lombardi”. Obiettivo era “rafforzare i suoi legami con Paolo Ferrara e con Marcello De Vito - si legge - che gli hanno avanzato tale richiesta in quanto ricoprono rilevanti incarichi nell'ambito dell'amministrazione capitolina, svolgono un ben preciso ruolo nell'approvazione nel progetto dello stadio, e crea i presupposti per lo sviluppo di ulteriori progetti imprenditoriali, essendo la Lombardi, oltre che candidata alla Regione, personaggio di spicco dei 5 Stelle a livello nazionale e quindi destinata, in ipotesi di un successo elettorale della sua compagine nelle elezioni politiche a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si determinerà all''esito del voto”. Quanto al capogruppo M5S in Campidoglio Paolo Ferrara, nell'ordinanza si legge: “Non può non essere evidenziato come anche tale richiesta risponda, così come quella di elaborazione di un progetto di restyling del lungomare di Ostia, all'esigenza di guadagnarsi consenso e credibilità, seppure non nei confronti degli elettori, ma all'interno del Movimento”.

Per il gip i reati contestati agli indagati sono espressione della “corruzione cosiddetta sistemica che l'associazione, a cui capo è Parnasi, intende perseguire. La corruzione, l'illecito finanziamento dei partiti, l'illecita intermediazione rappresentano l'epilogo di condotte di avvicinamento della parte pubblica ritenute dal Parnasi e dai sodali strumenti indispensabili per la realizzazione degli interessi del gruppo imprenditoriale nel quale tutti operano. Ciò che è emerso con assoluta evidenza nel corso dell'indagine è proprio l'ordinario e non certo eccezionale ricorso a tali illecite condotte, esse integrano il modus operandi di regola utilizzato nello svolgimento dell'attività di impresa e vengono ab initio considerate quali strategie indispensabili per la realizzazione di qualsivoglia progetto”.

Nel caso specifico del presidente di Acea, Luca Lanzalone, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe ricevuto promesse di consulenze per circa 100mila euro dal gruppo Parnasi. I risultati migliori delle indagini, ha spiegato Ielo, si sono avuti grazie alle intercettazioni ambientali negli uffici di Roma del gruppo di costruzioni.

  

La difesa di Salvini. Parlando all'assemblea di Confesercenti, anche il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha commentato gli arresti di questa mattina: “Chi stava lavorando alla costruzione dello stadio della Roma lo conosco, è una persona perbene, ora è nelle patrie galere. Spero possa dimostrare la sua innocenza”. Il riferimento è con ogni probabilità all'imprenditore romano Luca Parnasi (qualche mese fa l'Espresso aveva parlato dei loro rapporti in un'inchiesta sui soldi della Lega). Salvini ha ipotizzato che “la complicazione del settore pubblico, il codice degli appalti, la legge sul caporalato, il proliferare di leggi, codici, burocrazia in Italia aiuta chi vuole fregare il prossimo. Probabilmente un Paese più semplice e' un Paese meno corrotto”.   

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    13 Giugno 2018 - 09:09

    "Associazione a delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive": ma che cavolo di reato è? Cosa hanno fatto in concreto? Il solito reato a fattispecie indeterminata buono per le esercitazioni sadiche e arbitrarie di magistrati narcisisti e psicopatici.

    Report

    Rispondi

Servizi